Intervento del 12 novembre

Intervento di Luigi Marino del 12 novembre 2001

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, l’emendamento 19.1 intende sopprimere l’articolo 19. Ritengo infatti che quando saranno entrate pienamente in vigore le norme contenute negli articoli dal 19 al 23 di questo disegno di legge finanziaria per il 2002 muterà la fisionomia sociale del nostro Paese.

Chiaramente l’intero articolo 19 è improntato alla logica delle privatizzazioni ad oltranza ma, in particolare, prevede la privatizzazione di tutti gli enti pubblici senza alcuna distinzione e di tutte le agenzie finanziate direttamente o indirettamente dallo Stato.

Quanto appena detto si limita solo all’articolo 19 ma sia in questo articolo che nei successivi, fino ad arrivare all’articolo 23, si fa un ricorso strumentale e distorto al regolamento di cui alla legge n. 400 del 1988.

I colleghi sanno benissimo che la legge finanziaria non può contenere deleghe, ma che cosa è il ricorso sistematico e continuo al regolamento di cui alla legge n. 400 del 1988, in assenza della definizione di criteri e di princìpi direttivi? Se si fosse trattato di una legge delega, l’articolo 76 della Costituzione imporrebbe la definizione di principi e criteri direttivi ma in questi articoli si aggira il divieto di inserire deleghe nella legge finanziaria e sostanzialmente si affida al Governo la possibilità di legiferare in queste materie attraverso i regolamenti.

Pertanto, innanzitutto si rileva un uso distorto dello strumento previsto dalla legge n. 400 del 1988 la quale, tuttavia, impone che nella norma che in sostanza affida al Governo la regolamentazione del settore siano almeno contenute le disposizioni di carattere generale che in questo caso sono completamente assenti.

La pericolosità dell’articolo 19 sta nel fatto che nel prevedere la trasformazione e la soppressione di enti pubblici esternalizzando anche servizi al di fuori del settore pubblico non viene effettuato nemmeno un discrimine; infatti, enti come il Consiglio nazionale delle ricerche e l’INAIL potrebbero essere compresi in questa norma.

Noi, in particolare, interveniamo proprio a difesa di quest’ultimo ente perché abbiamo il timore che l’articolo 19 possa costituire le basi per la trasformazione dello stesso INAIL in società per azioni, con conseguente apertura al mercato del sistema delle assicurazioni contro i rischi sul lavoro. Temiamo tutto questo anche perché in un convegno è stato proprio il ministro Tremonti a citare l’INAIL come esempio di apertura al mercato; inoltre, ricordo che è stata l’Ania a presentare ricorso all’Authority antitrust contro il cosiddetto monopolio dell’INAIL nel settore delle assicurazioni contro gli infortuni e le malattie professionali.

Allora qui andrebbe specificato, come noi cerchiamo di fare, che la privatizzazione che questo Governo si propone non può riguardare enti che svolgono funzioni assistenziali, previdenziali e assicurative. Di qui il nostro emendamento – ripeto, noi abbiamo presentato anche un emendamento soppressivo, ma ad esso si accompagna questo emendamento 19.23 – che recita testualmente: «La presente disposizione non si applica alle regioni, agli enti locali, alle università e accademie e agli enti da essi finanziati direttamente o indirettamente. Sono altresì esclusi gli enti pubblici associativi, gli enti previdenziali e assicurativi, le camere di commercio, industria e artigianato e agricoltura, gli enti di ricerca, le agenzie e tutti gli enti pubblici finanziati in modo prevalente dagli associati».

Perché, signor Presidente? Perché, onorevoli colleghi? Ma è possibile pensare di affidare ad attività imprenditoriali private compiti che debbono appartenere ad un ente pubblico? Chiaramente il profitto è compito primario di una società per azioni, di una qualsiasi attività imprenditoriale privata; ma è possibile pensare che la tutela in materia di infortuni sul lavoro o di malattie professionali possa costituire un’attività che dia profitti? E cosa succederà ove si dovesse ricorrere per la copertura assicurativa contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali alle compagnie di assicurazione privata? Succederà quello che è già successo per le RC auto. E chi garantirà l’erogazione delle prestazioni, delle rendite? Nel momento in cui una parte delle imprese private dovesse rivolgersi alle compagnie assicuratrici private, ove questo processo dovesse andare avanti, chiaramente l’INAIL perderà delle entrate; allora chi garantirà l’erogazione delle prestazioni? Chi si accollerà il passivo che c’è nella gestione agricoltura?

Ora io non voglio dire con questo che la gestione INAIL sia immune da difetti, ma abbiamo ancora, comunque, un ente che riunisce le fasi della cura, della riabilitazione, del risarcimento, della riqualificazione e del reinserimento sociale e lavorativo; un’assicurazione privata non potrà mai garantire l’unitarietà di questi interventi.

E ancora, in materia di infortuni e di sicurezza sul lavoro, come è pensabile che questa attività, che ha un grande valore sociale, possa essere affidata al mercato e assoggettata alle sue regole? Ecco perché, signor Presidente, questo articolo, di cui chiediamo la soppressione, è almeno accompagnato da un emendamento che tende a specificare che comunque certe attività, come quelle del CNR, dell’INAIL e degli altri enti che ho ricordato, non possono essere assolutamente comprese in questo disegno di privatizzazione a oltranza del Governo.

Interrogazione a risposta orale

MARINO Luigi MISTO (MISTO)

Cofirmatari Cognome Nome Gruppo MUZIO Angelo VERDI – L’ULIVO (VERDI – U) PAGLIARULO Gianfranco MISTO (MISTO)

Destinatari

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 08-11-2001 MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI 08-11-2001 MINISTERO SENZA PORTAFOGLIO PER LE POLITICHE COMUNITARIE 08-11-2001

Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per gli affari esteri e per le politiche comunitarie. Premesso: che a Laeken il 14 e 15 dicembre 2001 il Consiglio europeo dovrà decidere il mandato da affidare alla Convenzione Europea, nella quale saranno presenti i membri del Parlamento europeo e quelli dei Parlamenti nazionali dell’Unione, compreso quello di redigere un progetto di Trattato – Costituzione e proporre le modalità e le procedure per la sua ratifica finale; che per salvaguardare la pace e la sicurezza, per affrontare i problemi derivanti dalla globalizzazione dell’economia, occorre accelerare il processo della costruzione europea; che dopo l’ingresso nella moneta unica occorre ora che l’Italia contribuisca a costruire l’Europa politica e sociale, abbandonando ogni euroscetticismo, si chiede di sapere quale atteggiamento il Governo italiano intenda definitivamente assumere in merito all’adozione di una Costituzione Federale Europea e se il Ministro degli affari esteri non ritenga di rispondere al più presto in Senato in merito al futuro dell’Unione in vista del Consiglio Europeo di Laeken.

(3-00174)

Interrogazione a risposta orale

Al Ministro per gli affari esteri

I sottoscritti Senatori, premesso:

– che alla Tabella A, allegata alla Finanziaria 2001, Ministero affari esteri è stato istituito apposito stanziamento di lire 5 miliardi per ciascuno degli anni 2001, 2002, 2003 finalizzato ad interventi in favore della FAO ai fini di sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sulla necessità di intraprendere azioni concrete e promuovere campagne di raccolta di fondi da destinare al finanziamento di microprogetti in aiuto delle famiglie rurali bisognose del mondo in via di sviluppo per produrre una maggiore quantità di alimenti;

– che l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ha stipulato con l’Unione delle Provincie d’Italia un accordo quadro per regolare e sviluppare ulteriormente i rapporti soprattutto in funzione della individuazione, progettazione e realizzazione di programmi di cooperazione decentrata;

– che ai fini dell’utilizzo dei fondi e quindi per realizzare gli interventi programmati per la lotta contro la fame e la malnutrizione occorre una specifica norma autorizzativa della spesa di lire 5 miliardi;

– che in data 1° agosto 2001, stante l’imminenza della sessione di Bilancio, i sottoscritti Senatori presentarono un ordine del giorno in tal senso volto ad impegnare il Governo a sbloccare per tempo i fondi mediante la presentazione di specifica norma autorizzativa della spesa;

– che nella seduta del 2 agosto 2001 il predetto ordine del giorno è stato accolto dal Governo, nella persona del Sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Sen. Mantica, il quale testualmente ebbe a dichiarare: "la finalizzazione in Tabella A della Finanziaria non è di per sé un’autorizzazione di spesa. Pertanto, il Governo è disposto ad accogliere come raccomandazione l’ordine del giorno del Senatore Marino, impegnandosi a presentare un provvedimento, eventualmente d’urgenza, che, con la conversione in legge da parte del Parlamento, autorizzi la spesa di 5 miliardi per la FAO. In questo senso accolgo anche la raccomandazione, che credo sia stata fatta a nome della maggioranza da parte della relatrice, e con ciò ritengo di avere risposto alla sollecitazione proveniente dall’Aula.";

interrogano per sapere

se il Governo intenda mantenere gli impegni assunti e provvedere conseguentemente alla presentazione della norma autorizzativa di spesa di lire 5 miliardi a favore della FAO e per le finalità di cui in premessa con la massima urgenza, stante l’approssimarsi della fine dell’anno finanziario.

Sen. Luigi MarinoSen. Nicola MancinoSen. PizzinatoSen. Patrizia ToiaSen. BocoSen. Angelo MuzioSen. Gianfranco Pagliarulo

Roma, 13 novembre 2001