Attività del 14 novembre

Attività Comunisti al Senato del 14 novembre 2001

SENATO DELLA REPUBBLICAXIV LEGISLATURA

70ª SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 14 Novembre 2001 (Antimeridiana)

MUZIO. Signor Presidente, vorrei chiedere al sottosegretario Vegas una particolare attenzione sull’emendamento 35.47 che verte sull’alluvione che nell’ottobre dello scorso anno si è verificata nelle regioni settentrionali.

Come il Governo e il Senato sanno – e lo sanno anche i colleghi Manfredi e Piccioni, firmatari di un altro emendamento, oltre ai colleghi Cambursano, Zancan e Acciarini – l’alluvione del Piemonte ha visto anche altre regioni segnate dal disastro: la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna, la Liguria, la Calabria. L’emendamento nello specifico parla del bacino padano del Po. La regione Piemonte, con un ordine del giorno presentato dal presidente della Giunta regionale Ghigo, ha richiesto al ministro Scajola un intervento per i lavori di ricostruzione – ricordo, signor Presidente che siamo ad un anno da quel disastro -, un rimborso dei danni e di venire incontro ad una necessità di carattere finanziario pari a 3.030 miliardi, necessari per garantire soluzioni adeguate alle infrastrutture.

Vi è la necessità per il Piemonte di 1.100 miliardi per coprire interventi urgenti, di 1.000 miliardi per interventi strutturali e di protezione, di 660 miliardi per il saldo dei danni ai privati e alle attività produttive e di 270 miliardi per le infrastrutture agricole e le opere di bonifica per l’agricoltura.

Come è ben noto al sottosegretario Vegas, le postazioni in bilancio, previste sia con la legge n. 365 del 2000, meglio nota come «decreto Soverato», sia con la successiva legge finanziaria, sono incapienti da questo punto di vista. Sarà quindi necessario trovare soluzioni al riguardo. E’ vero che l’emendamento nello specifico affronta le questioni strutturali e infrastrutturali legate al bacino del Po, ma come il Governo sa, il ministro Pisanu, che è stato a Trino Vercellese non poche settimane fa, ha assunto per il Governo l’impegno ad affrontare tale questione. In proposito, anche se abbiamo presentato un emendamento a firma del senatore Cambursano e del sottoscritto all’articolo 31, vedremo poi con il maxi-emendamento cosa accadrà, vorremmo che in Aula si cogliesse anche tale esigenza.

Se è vero che servono 3.030 miliardi per il Piemonte, la somma dei danni alle strutture ed alle infrastrutture ammonta per lo meno al doppio calcolati i danni subiti da altre regioni, mi riferisco alla Lombardia, al Veneto, all’Emilia Romagna, alla Liguria e alla Calabria, anche dopo il cosiddetto «decreto Soverato» che ha affrontato determinati problemi.

Colleghi, non si tratta di una questione di parte, ma di una problematica che dobbiamo comunque affrontare per trovare soluzioni di merito, al di là delle manifestazioni che si sono tenute ad un anno dalla alluvione in tutte le regioni, nei capitoli di bilancio dando così una risposta ai cittadini, alle imprese ed alle strutture pubbliche e private riguardo ai danni occorsi a seguito dell’alluvione dell’ottobre del 2000. (Applausi dal senatore Pagliarulo).

MUZIO. Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUZIO. Signor Presidente, manteniamo l’emendamento 35.47 con il seguente significato: deve essere presente al Governo che si tratta di un’esigenza lamentata e unitaria. Per i cittadini di Trino Vercellese e Morano non è un problema di collegio senatoriale, perché hanno subito un’alluvione nel 1994 ed una nel 2000, e non sono stati previsti stanziamenti sufficienti a far sì che gli argini maestri del Po difendano queste città lungo l’asta del Po. È necessario incrementare tali risorse.

Il Governo deve trovare il modo di far fronte, o al Senato o alla Camera, all’insufficienza dei 75 miliardi per anno in conto capitale per i mutui delle regioni al fine di soddisfare queste esigenze che sono state lamentate da sette Regioni, e con maggior ragione dalla Regione Piemonte per bocca del suo governatore.

PAGLIARULO, MARINO, MUZIO. – Al Ministro degli affari esteri. – Premesso:

che sulla «Stampa» del 12 novembre 2001 a pagina 2 è apparsa un’intervista del giornalista Gigi Padovani al senatore Roberto Antonione, coordinatore di Forza Italia che ha organizzato la manifestazione di Piazza del Popolo;

che nella medesima intervista Antonione affermava: «In Italia c’è una sinistra di Governo… e c’è quella che sta con i terroristi, dei Cossutta, dei Salvi, dei Pecorario Scanio che speriamo non debba governare mai…»;

che il senatore Roberto Antonione ricopre la carica di Sottosegretario per gli affari esteri,

gli interroganti chiedono di sapere:

in base a quali fatti, supposizioni, testimonianze il succitato Sottosegretario abbia lanciato all’onorevole Cossutta oltre che ad altri noti parlamentari l’accusa diffamatoria di stare con i terroristi;

in mancanza di fatti, supposizioni, testimonianze che suffragassero tale gravissima accusa, ove tale accusa avesse esclusivamente una valenza politica, per quale ragione il Sottosegretario abbia affermato di considerare alleati dei terroristi alcuni parlamentari, fra cui l’on. Cossutta, esclusivamente in base al fatto che questi hanno votato contro l’ingresso dell’Italia in guerra nelle recenti sedute della Camera e del Senato;

se il Ministro in indirizzo non ritenga che tale diffamatorio attacco tenda semplicemente a coprire l’evidente fallimento quantitativo della manifestazione di cui, a quanto sembra, la responsabilità organizzativa ricadeva proprio sul senatore Antonione;

se il Ministro non ritenga che l’accusa del Sottosegretario richiami il titolo del servizio giornalistico apparso sul quotidiano «Libero» il giorno giovedì 8 novembre 2001 che recitava testualmente così: «Verdi, Comunisti e Sinistra DS con il nemico»;

se il Ministro non ritenga inoltre che in conseguenza dei precedenti quesiti sia necessario da parte del Ministro stesso censurare pubblicamente le affermazioni del Sottosegretario per un’accusa inaudita, infondata e strumentale, che contrasta in modo conclamato con l’atteggiamento sobrio e prudente che pure dovrebbe caratterizzare ogni esternazione da parte di un autorevole rappresentante del Governo nella gravissima, difficile e delicata fase che il Paese sta attraversando.

(3-00189)

SENATO DELLA REPUBBLICA

XIV LEGISLATURA

71ª SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 14 Novembre 2001

(Pomeridiana)

PAGLIARULO (Misto-Com). Finalmente è stato comunicato nell’Aula del Senato che i soggetti che beneficeranno dell’aumento delle pensioni sono due milioni e non i sette milioni di cui si è a lungo parlato durante la campagna elettorale. Attraverso la presentazione nell’altro ramo del Parlamento dell’emendamento che fisserà i criteri per l’incremento delle pensioni più disagiate, si attua una preoccupante espropriazione delle prerogative del Senato, con un pericoloso svuotamento istituzionale non giustificato dalla volontà di consentire il dialogo sociale. (Applausi dal Gruppo Misto-Com e del senatore Pizzinato. Congratulazioni).

PAGLIARULO (Misto-Com). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAGLIARULO (Misto-Com). Signor Presidente, mi permetto di iniziare il mio intervento con una breve considerazione, dicendo: evviva la sincerità! Abbiamo finalmente sentito in quest’Aula che i milioni sono due; non parlo dei milioni nel senso di lire italiane, ma del numero di pensionati che il Governo immagina di coprire con questo provvedimento.

È vero, c’era stata un’interpretazione puramente demagogica dell’articolo 26, come ha detto un collega della maggioranza; è quella, per la verità, che io avevo sentito in campagna elettorale e che avevo letto e sto leggendo in tutta Italia in questi giorni sui vostri manifesti, sui manifesti del centro-destra. Quindi, lasciamo perdere la campagna elettorale che è finita da tempo e proviamo a vedere il problema concreto che abbiamo oggi davanti.

Tutti noi aspettavamo l’emendamento, tutti noi abbiamo pensato in queste settimane in positivo sull’articolo 26 quale platea davanti al silenzio dell’articolo stesso e davanti al silenzio del comma 1. L’emendamento, come lei sa, signor Vice Presidente del Consiglio, serviva a dare una risposta molto semplice: a chi dare la somma relativa all’incremento delle pensioni dei soggetti più disagiati. Ora vi è un piccolo colpo di scena, nel senso che la risposta non c’è, perché il Governo non presenta l’emendamento.

Non voglio ripetere una cosa già detta dai colleghi se non per sottolinearne un solo lato, che è la questione che mi interessa evidenziare in questo breve intervento. Il ministro Maroni – come si è detto – si era impegnato a presentare l’emendamento al Senato, che non può non essere investito di un impegno formalmente assunto dal Governo, per di più proprio tenendo conto che è il Senato che sta discutendo in prima istanza della finanziaria. Voglio quindi porre solo questo problema. C’è il pericolo di un parziale svuotamento istituzionale (ha usato questa parola un mio collega pochi minuti fa), di una espropriazione e a me pare che questo sia un fatto preoccupante.

Il dialogo con le forze sociali – in questo caso mi si consenta un’espressione un po’ forte – mi pare una grande foglia di fico. Penso invece che sia giusto porre in questa sede, in questo momento, solo un problema; un problema istituzionale, non politico né sociale, che ci sono ma sono molto rilevanti e da affrontare in altra sede, di correttezza istituzionale.

Per questo chiedo formalmente che venga posto subito all’ordine del giorno l’emendamento del Governo. (Applausi dal Gruppo Misto-Com e del senatore Pizzinato. Congratulazioni).

MUZIO. Signor Presidente, anche se con dispiacere del senatore Piccioni, faccio mio l’emendamento 35.0.751 caldeggiandone la votazione da parte di tutti i colleghi e, in particolare, di quelli del Piemonte, dell’Emilia, della Lombardia, del Veneto, della Toscana, della Calabria.

Anche se, come si evince, tale emendamento fa riferimento soltanto alle zone della regione Calabria danneggiate, si corre il rischio che vi sia un fraintendimento. Le disposizioni del cosiddetto decreto Soverato furono estese alle regioni richiamate a seguito dell’alluvione dell’ottobre 2000. Per questo motivo, chiedo che si proceda alla votazione mediante procedimento elettronico di tale emendamento.

E’ vero quanto ha oggi sostenuto il senatore Malan: la finanziaria dell’anno scorso intervenne per circa 5.000 miliardi sui danni; il Governo di allora compì uno sforzo per rispondere alle necessità che in quel momento si presentavano, anche su richiesta di tutte le parti politiche.

Oggi, per l’agricoltura, le attività produttive e i privati cittadini sono richiesti 600 su 1.200 miliardi di lire disponibili e per il solo Piemonte rimangono 3.030 miliardi. Com’è ovvio, 1.200 miliardi non basteranno a soddisfare la ripresa delle attività produttive che da un anno sono state colpite da quel disastro.

Le questioni legittime, poste dal senatore Piccioni e proposte anche in altri emendamenti presentati da più parti politiche sugli articoli 31 e 38, colgono un problema che potrebbe essere risolto qualora il Governo si impegnasse con un’ordinanza, così come tutte le questioni derivanti dal decreto Soverato sono state risolte dal Ministero dell’interno, con un’ordinanza da quest’ultimo sollecitata alla protezione civile. A maggior ragione, prima di essere sciolta, l’Agenzia di protezione civile aveva proposto, proprio riguardo alle imprese agricole, un’ordinanza di merito che risolveva i problemi dell’agricoltura, ordinanza che a tutt’oggi non è stata ancora adottata.

Il ministro Scajola in sede di Conferenza Stato-città, giovedì scorso, ha dichiarato di non conoscere le richieste delle regioni. Queste ultime le hanno formulate ed è quindi indubbio il fatto – lo segnalo utilizzando l’emendamento in esame – che possa essere risolto non solo il problema complessivo della dotazione finanziaria per i disastri verificatisi in tutte quelle regioni – e non solo in Calabria o in alcune altre a seguito di quegli eventi calamitosi – ma anche quello del settore agricoltura che è stato fortemente danneggiato.

Chiedo che questo emendamento venga votato con il sistema elettronico