Privatizzazione degli immobili

SENATO DELLA REPUBBLICA
XIV LEGISLATURA

76ª SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 21 Novembre 2001

DISEGNI DI LEGGE
Seguito della discussione e approvazione:

(780) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, recante disposizioni urgenti in materia di privatizzazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e di sviluppo dei fondi comuni di investimento immobiliare (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale):

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, a nome dei Comunisti Italiani esprimo contrarietà ad un provvedimento che risponde anch’esso, com’è avvenuto anche per altri già approvati, ad una logica di privatizzazione ad oltranza; infatti, esso prevede la dismissione dell’intero patrimonio immobiliare pubblico residenziale e non residenziale.

Sono stati respinti tutti gli emendamenti volti in primo luogo alla difesa dei ceti più deboli, ad assicurare una maggiore trasparenza alle operazioni di dismissione, ad agevolare la possibilità per gli enti locali di acquisire gli immobili al fine di evitare speculazioni e, infine, a riconoscere e considerare il ruolo della cooperazione favorendo i cittadini associatisi in forma cooperativa non speculativa.
In particolare, gli emendamenti da noi sottoscritti insieme alle parti politiche che compongono il centro-sinistra erano diretti soprattutto a favorire e a fornire adeguate garanzie ai conduttori, agli inquilini, considerati i limiti di reddito individuati dal provvedimento ai fini dell’acquisto del bene. C’è stata una chiusura totale del Governo anche nei confronti dei conduttori a basso reddito e di quelli che si trovano in particolari condizioni di disagio per la presenza di familiari anziani o handicappati.
Il provvedimento in esame comporta altresì rischi di vendita a privati di beni a carattere storico-culturale-paesaggistico, stante la mancanza di una specifica disciplina di tutela e di salvaguardia degli immobili di pregio e di valore artistico.
In conclusione, esprimo un voto contrario perché nelle procedure di dismissione non viene assicurata la trasparenza necessaria in processi decisionali di così importante rilievo economico, ma soprattutto perché non vengono date garanzie alle parti più deboli e dunque non viene costituito uno strumento valido per tutelare le famiglie più bisognose e in particolari condizioni sociali e, infine (soprattutto dopo la recente riforma costituzionale), perché non vengono fornite garanzie agli enti locali che vedono invece limitata la loro azione. (Applausi dai Gruppi Misto-Com e DS-U).