Immigrazione

INTERVENTO DI GIANFRANCO PAGLIARULO IN COMMISSIONE IL 29 NOVEMBRE SUL DISEGNO DI LEGGE 795 SULL’IMMIGRAZIONE

Vorrei soffermarmi su alcuni aspetti del DDL 795 relativo alla modifica in materia di immigrazione e di asilo, in particolare sull’articolo 4 e seguenti.

E’ noto che l’art.4 innova profondamente la disciplina dell’ingresso per lavoro. Il permesso di soggiorno potrà essere rilasciato solo ad avvenuta stipula di un contratto di soggiorno per lavoro, che è dato dall’incontro, e leggo dalla relazione accompagnatoria della legge, "della volontà del datore di lavoro e del lavoratore". Sottolineo il fatto che la condizione affinchè si determini il diritto del cittadino straniero a conseguire il permesso si soggiorno è determinata dalla formalizzazione delle due volontà, datore di lavoro e lavoratore nella forma del contratto di lavoro. Mi pare quindi che ci troviamo davanti ad un capovolgimento delle fonti del diritto. Non è il diritto che determina le modalità di una relazione fra privati, ma è una relazione fra privati che determina le modalità del diritto. Questo mi pare un principio di straordinaria gravità.

Quello che appare dall’insieme della legge è la rimozione del carattere strutturale del fenomeno dell’immigrazione e di conseguenza una proposta legislativa spiccatamente antieuropeista, esposta pesantemente sul versante della repressione, ove è assente qualsiasi idea di socialità; ma su questo tornerò fra poco.

La figura dell’immigrato, che già rappresenta l’anello debole della catena sociale, viene ulteriormente indebolita. Egli non è più in alcun modo un potenziale cittadino, ma un soggetto transitorio nel panorama sociale italiano, potenzialmente pericoloso; il lavoro in sé dell’immigrato diventa costituzionalmente precario a cominciare da quello a tempo indeterminato. Stiamo parlando dell’immigrazione regolare. Ciò vuol dire che questa legge determinerà con tutta probabilità un aumento a dismisura dei fenomeni di irregolarità e di clandestinità, a fronte delle maglie strette, per non dire di una vera e propria barriera, che la legge frappone nei confronti degli immigrati regolari.

Vorrei porre, adesso, all’attenzione della commissione il riferimento alla Direttiva Comunitaria 2000/43/CE che attua il principio della parità di trattamento fra le persone, indipendentemente dalla razza e dalla origine etnica. In questa direttiva si fissano fra l’altro i requisiti minimi lasciando liberi gli Stati membri di introdurre o mantenere disposizioni più favorevoli. L’attuazione della presente direttiva, è scritto fra l’altro, non dovrebbe servire "da giustificazione per un regresso rispetto alla situazione preesistente in ciascun stato membro". Ora, il DDL in oggetto nella fattispecie del vincolo della stipula di un contratto di soggiorno per lavoro ai fini della concessione del permesso di soggiorno, introduce indubitabilmente uno straordinario regresso rispetto alla situazione preesistente.

L’articolo 3 della Direttiva Europea specifica che la direttiva si applica a tutti i campi relativi al lavoro. Nell’articolo 3 si sostiene fra l’altro che tale direttiva "non pregiudica le disposizione e le condizione relative all’ingresso e alla residenza di cittadini di Paesi terzi e di apolidi nel territorio degli stati membri". Dunque sembra di capire che la direttiva dipinga uno scenario in cui si intende garantire agli stranieri che si recano nei Paesi membri al fine di cercare un lavoro, una serie di diritti e di tutele, ma che la direttiva stessa non intenda interferire con le norme relative alle modalità giuridiche dell’immigrazione in sé. Qui ci troviamo davanti al terzo paradosso di questo DDL in ragione del quale la legge, che dovrebbe garantire tali tutele e diritti, li nega nella sua disposizione fondamentale escludendoli proprio sulla ragione che determina o meno il rilascio del permesso di soggiorno. Infatti sarebbero esclusi dalla possibilità di conseguirlo tutti coloro che, pur potendo acquisire un contratto di lavoro, non hanno avuto la possibilità né di cercarlo né di perfezionarlo col datore di lavoro.

Lo stravolgimento della direttiva è ancor più palese se si tiene conto che nelle disposizioni finali di essa si afferma che "tutte le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative contrarie al principio della parità di trattamento" sono abrogate. Questa legge quindi viola sia il principio della parità di trattamento fra le persone che il principio del contrasto contro ogni forma di discriminazione diretta e indiretta, pure sostenuti all’articolo 28 del DDL 816 presentato dal Ministro Buttiglione e relativo alle disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità Europee.

E’ vero che in questo DDL sono fatte salve le disposizioni che disciplinano l’ingresso e il soggiorno dei cittadini nei paesi terzi e il loro accesso all’occupazione ed all’impiego. E qui di nuovo il DDL 795, oggetto di questa discussione introdurrebbe il paradosso che il soggetto che nega il principio della priorità di trattamento fra le persone e il contrasto di ogni discriminazione diretta e indiretta sarebbe proprio lo Stato.

Infine vorrei soffermarmi sull’articolo 5 che prevede, nel perfezionamento del contratto di soggiorno per lavoro stipulato fra un datore di lavoro italiano e un prestatore di lavoro non appartenente all’Unione europea, sia la garanzia da parte del datore di lavoro dell’alloggio che l’impegno al pagamento da parte del datore di lavoro delle spese di viaggio per il rientro nel paese di provenienza. Questo articolo che apparentemente avvantaggia il lavoratore straniero in realtà sostiene la dismissione dello Stato dagli interventi di tutela in oggetto, rinviandoli ad una società, sempre più abbandonata dallo Stato, si cui ricade l’onere dell’accoglienza. Ma non è neppure la società nella sua interezza. Il riferimento è il singolo individuo, nella fattispecie il datore di lavoro. La società è immiserita come somma di individui. E’ un’idea non di Stato neocorporativo, perché lo Stato che si sta dipingendo con questa legge tende all’estinzione nei suoi caratteri di intervento propositivo ed attivo nella vita della società e tende invece ad accrescere il suo carattere escludente e repressivo. E’ invece un’idea di pseudosocietà neocorporativa, frantumata nella sua unitarietà, senza aiuti dallo Stato, in cui datori di lavoro e lavoratori concorrono al fine della massima efficienza dell’impresa a tutti i costi e senza conflitti.

Rimane misterioso il senso del punto a) del comma 1 dell’articolo 5, ove si afferma che il contratto di soggiorno deve contenere la garanzia da parte del datore di lavoro di una adeguata sistemazione alloggiativa per il lavoratore. Si pongono due domande; la prima è: chi paga l’alloggio? Il datore di lavoro? Il prestatore d’opera? Un terzo soggetto? La seconda è: Ove l’alloggio non ci sia, o venisse a mancare durante il periodo del soggiorno, si annulla il permesso di lavoro?

In conclusione il profilo della nuova legge, in particolare per ciò che riguarda l’articolo 4 e successivi, ha come unico obiettivo, peraltro mal determinato, l’uso della manodopera straniera ai fini della migliore soddisfazione possibile delle esigenze occupazionali dell’impresa italiana.

Il lavoratore straniero è meno che il figlio di un Dio minore: non è possibile prorogare il contratto; non c’è alcuna possibilità di promozione sociale. I lavoratori stranieri servono esclusivamente come produttori di merci e servizi, direi nel mio linguaggio, se me lo consente il Presidente, solo come produttore di plusvalore. Il giorno dopo la cessazione del rapporto di lavoro essi diventano inutili e ingombranti. Per questo sono rispediti con posta celere nel loro paese di origine. La solidarietà, una visione equa dei diritti e dei doveri sul mercato del lavoro mondiale, l’umanesimo, se mi si consente del quale il nostro Paese dovrebbe essere la culla, sono gettati nel cestino. Si persegue un governo della globalizzazione che globalizza le merci ma esclude la globalizzazione dei diritti nella forma più bieca, strumentale e intollerante. La visione del mondo della politica e dell’umanità che traspare da questa legge è a mio avviso aberrante, perché consegna allo stato l’idea di una roccaforte protetta da trincee e da cavalli di Frisia contro la presunta invasione dei barbari e ne consente l’accesso solo per utilizzarli come manodopera a basso costo. La visione delle riforme portata da questo governo corrisponde, come per il Libro Bianco, ad una modernità negativa, fondata sulla riduzione dei diritti e su di una più generale regressione sociale. Questa idea di modernità esclude e allontana dall’Europa. Noi abbiamo un’idea opposta e molto più laica, solidale ed avanzata della modernità. Qualcuno ha fatto molta retorica sulla sua idea di supremazia della civiltà occidentale. Questa legge fa giustizia di quella retorica.