Finanziaria

Intervento del Senatore Gianfranco Pagliarulo sulla legge Finanziaria (terza e ultima lettura) – Senato, 21 dicembre 2001

Signor Presidente, Senatrici e Senatori,

sappiamo tutti che fra alcune questa Finanziaria, dopo la terza lettura, sarà approvata. Sarà approvata in una situazione di crescente tensione sociale, con le critiche aspre relative al varo delle deleghe su pensioni e fisco, con le forti manifestazioni che sosteniamo all’Ilva di Cornigliano, con le prese di posizione delle fondazioni bancarie, solo per citare qualche episodio. La Finanziaria sarà approvata dopo che la maggioranza ha approvato tutto quello che ha voluto presentare in questi mesi secondo una vostra scala di priorità.

Leggo sui giornali di ieri un interessante dibattito, nel quale interviene autorevolmente il Presidente del Senato, se fare prima le nomine Rai e poi la legge sul conflitto d’interessi o viceversa, mentre vorrei ricordare che il Presidente del Consiglio si era impegnato a presentare alle Camere tale legge prima delle ferie. Non quelle di Natale. Quelle estive, di quattro mesi fa. Ci avete persino detto che non era urgente affrontare il caso Taormina perché il Governo era troppo impegnato a fare del bene alle famiglie del nostro Paese.

Voi siete maggioranza, nessuno lo discute. Ma ricordatevi che non siete la totalità. Voi insistete nel dipingervi come moderati. Ma proprio ieri un’autorevolissima figura di moderato come il Presidente Leopoldo Elia ha paventato il pericolo di una dittatura della maggioranza.

Voi dite di sostenere le famiglie italiane ma operate in modo irrilevante o negativo rispetto a quanto ha fatto, per esempio lo scorso anno, il Governo di centro sinistra proprio con la legge finanziaria.

E’ noto il giudizio negativo che tutta l’opposizione diede su questa legge Finanziaria quando ne discutemmo in Senato.

Dopo l’11 settembre sostenemmo che questa Finanziaria non rispondeva in alcun modo alla situazione di grave instabilità determinatasi con il combinato disposto delle difficoltà economiche, dello sconvolgimento causato dai drammatici attentati; successivamente, onorevoli colleghi, l’Italia è entrata in guerra, fatto che nessuno di noi in nessuna circostanza e neppure per un momento può ignorare. Il governo ha confermato l’obiettivo di crescita del PIL, mentre la situazione mondiale volge al peggio. Bene ha detto a questo proposito il Senatore Morando. Ma il Presidente del Consiglio conta, evidentemente, come ha affermato l’altro ieri, sulla magia del mercato. Noi, che siamo razionali e non esoterici, registriamo banalmente una filosofia che immiserisce il ruolo dello Stato nell’economia, laddove ci saremmo aspettati, sia pure in chiave liberista, un rilancio di tale ruolo. Registriamo che questo Disegno di legge, diversamente dalla legge dello scorso anno, non aumenta in modo significativo il potere d’acquisto degli italiani, mentre la precedente Finanziaria aveva aumentato in modo importante tale potere d’acquisto.

Non c’è alcun recupero del fiscal drag ed è sospesa per il 2002 la riduzione dell’Irpef che pure in base alla precedente legge doveva entrare in vigore da gennaio. Ciò comporterà, presumibilmente, una diminuzione dei consumi. Si prevedono ulteriori facilitazioni alle imprese sull’emersione a conferma evidentemente della radicale incapacità dei provvedimenti assunti pochi mesi fa al fine di conseguire gli obiettivi previsti.

Il Mezzogiorno rimane la Cenerentola dello sviluppo economico in base al principio che abbiamo testè ascoltato del depauperamento di risorse "a fin di bene".

Non solo, la Finanziaria riduce la possibilità degli Enti locali di erogare servizi. E’ di ieri un documento del coordinamento ANCI delle Unioni dei Comuni in cui si afferma che "la manovra non contiene risorse finanziarie sufficienti ed adeguate per permettere alle Unioni dei Comuni di proseguire nelle erogazioni dei servizi".

Si introduce con l’art. 53 la sdemanializzazione delle aree comunali dell’Ilva di Cornigliano, cosa gravissima; si approverà così questa leggina nella legge, e solo dopo si svolgerà una riunione congiunta per trovare – si dice – una soluzione congiunta. Fumo!

Sembra insomma, Signor Presidente, che questo Governo sia molto più impegnato a riscrivere alla radice i diritti e le tutele dei lavoratori italiani, com’è evidente dalle vicende legate all’articolo 18 e dalla straordinaria riuscita degli scioperi proclamati nelle scorse settimane dai lavoratori, a riformulare alla radice in chiave privatistica il sistema scolastico, com’è evidente dalla proposta di riforma e dalle grandi manifestazioni degli studenti di questi giorni, piuttosto che nella salvaguardia del tenore di vita e delle condizioni di vita delle famiglie italiane.

Questa legge è stata peggiorata alla Camera insistendo persino su una pseudoriforma delle fondazioni bancarie, la cui natura viene modificata in termini sostanziali. Questo governo parla di dialogo sociale ma pratica il monologo sociale.

Siamo quindi davanti ad una vera e propria saga delle promesse mancate. Non parlo solo della diluviante propaganda elettorale sui tagli alle tasse, parlo dell’incremento delle pensioni in favore di soggetti disagiati che in campagna elettorale avrebbe dovuto coprire tutti coloro che per le più varie ragioni percepiscono una pensione inferiore ad un milione di lire. Non lo dico io, signor Presidente; lo disse Berlusconi in una oramai famosa puntata della trasmissione "porta a porta" e lo dicono ancora i manifesti affissi in tutta Italia a firma di una forza di Governo.

Ora il governo ha presentato il famoso emendamento che non presentò in Senato, seppur sarebbe stato allora necessario, richiesto e gradito. Si sostiene che con questo emendamento, cioè nella riformulazione dell’articolo, l’incremento andrà a favore di due milioni e duecentomila anziani. A noi risultano di meno: forse due milioni, forse un milione e novecentomila. Rimane il dato di fatto che il numero di coloro che percepisce una pensione inferiore al milione è più di tre volte superiore alla platea che voi intendete soddisfare. Né per questa platea si prevede alcuna perequazione di questa cifra per gli anni successivi.

Alcuni di voi ci hanno detto, capovolgendo la realtà, che noi faremmo demagogia e propaganda su questo tema. Alcuni di voi, quando si determina in questa sede un contrasto politico, ci ripetono che avete vinto le elezioni e che quindi rispondete alla maggioranza degli italiani, e qui non nascondo una forte inquietudine per un’idea per cui il Governo, o qualcuno della maggioranza, risponde al popolo in un modo diretto, quasi trascurando il Parlamento. Si dica pure tutto ciò.

Ma cosa direte domani non a noi, all’opposizione di centro sinistra, non a me, Senatore di una pattuglia piccola ma che non china mai la testa, quella dei Comunisti Italiani, non a voi stessi, dove pure sappiamo che vi sono opinioni distinte e in qualche caso covano opinioni diverse, come sulla vicenda Taormina, o sulla devolution, o sullo stesso articolo 18? Cosa direte a quei quattro, cinque milioni di anziani, ed alle loro famiglie, che hanno sentito il profumo di un aumento, sia pur contenuto, della loro pensione, aumento di cui hanno bisogno e che è stato promesso demagogicamente?

Noi crediamo, signor Presidente, nella forza della ragione e non nella forza di alcuna magìa. Questo governo dice cose diverse da quelle che fa. Questa legge finanziaria, signor Presidente, è largamente inadeguata alla gravità ed alla complessità del momento e non risponde agli interessi generale del Paese. Grazie.