Interventi in Aula del 5 febbraio

SENATO DELLA REPUBBLICA
XIV LEGISLATURA

113ª SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO
STENOGRAFICO

MARTEDÌ 5 Febbraio 2002

DICHIARAZIONE DI VOTO SU IL RIENTRO DEI SAVOIA IN Italia

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINO (Misto-Com). Noi senatori del Partito dei Comunisti italiani voteremo contro il provvedimento in esame, perché non condividiamo né l’urgenza, né l’opportunità politica, né le motivazioni alla base di questa iniziativa costituzionale che vuole di fatto annullare il giudizio storico sulle pesanti colpe e responsabilità dei Savoia, ma soprattutto non condividiamo che nemmeno oggi si prendano le distanze e si condannino, in nome dei princìpi fondamentali della Costituzione repubblicana, gli atti e le scelte di Casa Savoia: il non aver impedito la marcia su Roma; l’avere quindi avallato e sostenuto fino alla fine il regime fascista; lo scempio dello stesso Statuto albertino che trasformò questo Paese in regime; l’avere avallato violenze e brogli elettorali denunciati sin dall’inizio dall’onorevole Matteotti; l’alleanza con la Germania nazista; le leggi razziali e liberticide; la tragedia della seconda guerra mondiale con i suoi infiniti lutti e distruzioni sino alla fuga ingloriosa, lasciando il Paese allo sbando e allo sfascio.

In serenità d’animo il nostro no non è dettato dalle preoccupazioni per la tenuta delle istituzioni repubblicane; siamo preoccupati per quel revisionismo storico che ispira questo provvedimento, per quel colpo di spugna su tragici avvenimenti e sulle relative responsabilità.
Non ci sfugge l’elemento di novità costituito dall’assicurazione di fedeltà fornita da alcuni esponenti di Casa Savoia, ma tutto ciò è assolutamente insignificante e ininfluente. Quello che occorre è un atto solenne e formale di rinuncia al titolo stesso di pretendenti al trono. Non possiamo non andare con la memoria all’atteggiamento complessivamente assunto dai Savoia in questi anni: nessuna ammissione delle proprie responsabilità e delle proprie colpe; tante gaffes; tanti ripensamenti; tante arroganti rettifiche; una linea giustificazionista di tutte le scelte fatte.
Staremo a vedere di qui in poi se vi sarà coerenza di comportamenti e di dichiarazioni nel tempo da parte non solo di alcuni ma di tutti coloro che ancora si considerano pretendenti al trono e soprattutto se sarà abbandonato dai Savoia quel giustificazionismo, quel minimizzare ogni loro primaria responsabilità per i tragici eventi che hanno contrassegnato tanta parte della storia del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi Misto-Com, Misto-RC e Verdi-U).

SENATO DELLA REPUBBLICA
XIV LEGISLATURA

113ª SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO

MARTEDÌ 5 Febbraio 2002

(628) Integrazioni alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di protezione della fauna selvatica e di prelievo venatorio, in attuazione dell’articolo 9 della direttiva 79/409/CEE
(351) AGONI ed altri. – Integrazione alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, concernente norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio
(525) BRUNALE ed altri. – Recepimento ed attuazione della direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, in materia di attività venatoria
(605) RONCONI. – Recepimento dell’articolo 9 della direttiva 79/409/CEE concernente la conservazione degli uccelli selvatici
(663) SPECCHIA ed altri. – Recepimento ed attuazione della direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, in materia di attività venatoria

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, questo mio intervento sul provvedimento concernente le «Integrazioni alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di protezione della fauna selvatica e di prelievo venatorio, in attuazione dell’articolo 9 della direttiva 79/409/CEE» non impegna i miei colleghi senatori del Partito dei Comunisti italiani i quali, se vorranno, potranno eventualmente esprimere valutazioni diverse dalle mie.

Il testo del disegno di legge che ci accingiamo a licenziare e che delega alle regioni la disciplina del prelievo in deroga, in sostanza corrisponde a quanto discusso in Commissione agricoltura in Senato, su cui si era realizzato il consenso della maggior parte delle forze del centro-sinistra.
Nella scorsa legislatura, tra l’altro, noi del Partito dei Comunisti italiani presentammo alla Camera una proposta di legge (più precisamente l’Atto Camera 30 marzo 1999, n. 5868, a firma dei colleghi Muzio, Nesi, Bruno e De Murtas) che all’articolo 11 affrontava la questione delle deroghe in maniera sostanzialmente analoga a quanto fa il disegno di legge ora in discussione. Inoltre, il testo normativo in esame di fatto recepisce le richieste dell’Unione nazionale associazioni venatorie italiane.
Ecco perché desidero, dopo queste brevissime osservazioni, preannunciare il mio voto favorevole, tanto più che il Governo ha presentato due emendamenti, uno sostitutivo del capoverso 3 e l’altro, molto più importante, soppressivo del capoverso 4 del comma 1 dell’articolo 1.
Alla luce anche di questi miglioramenti che il testo recepirà, preannuncio per quanto mi riguarda il mio voto favorevole all’approvazione del provvedimento, evidenziando tra l’altro che questo disegno di legge è stato possibile anche grazie al provvedimento sul cosiddetto federalismo approvato nella scorsa legislatura dal centro-sinistra, per cui l’attività venatoria, secondo la riformulazione dell’articolo 117 della Costituzione, non è più materia esclusiva dello Stato.
In conclusione, alla luce di queste brevissime considerazioni, ribadisco e preannuncio voto favorevole all’approvazione del provvedimento. (Applausi del senatore Brunale).