Dichiarazione di voto sul sistema elettorale del CSM

SENATO DELLA REPUBBLICA

XIV LEGISLATURA

121ª SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 13 Febbraio 2002

(Pomeridiana)

DISEGNI DI LEGGE

Seguito della discussione:

(891) Modifiche al sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura

(561) CIRAMI ed altri. – Modifiche alla legge 24 marzo 1958, n. 195, recante norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura

(895) FASSONE ed altri. – Modifiche della normativa sul sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura (Relazione orale):

PAGLIARULO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAGLIARULO (Misto-Com). Signor Presidente, annuncio il voto contrario dei Comunisti italiani.

Ricordo che una delle questioni essenziali – mi soffermerò solo su questa – è la riduzione del numero dei componenti del CSM, provvedimento per di più aggiunto successivamente alla presentazione del disegno di legge.

Il relatore, a giustificazione di un provvedimento privo di logica apparente, ha citato uno scritto del CSM del 1975 nel quale si criticavano gli organismi collegiali e pletorici. Il senatore Centaro oggi ha ripreso questa curiosa giustificazione, che francamente mi sembra priva di motivazione dal momento che si è più volte ricordato in quest’Aula che il numero dei magistrati dal 1975 ad oggi si è triplicato. Inoltre, poiché i compiti attribuiti al CSM dall’articolo 105 della Costituzione si espletano nella concretezza del rapporto fra i mezzi e gli obiettivi, le funzioni di autogoverno del CSM si possono concretamente espletare anche a condizione che vi sia una relazione fra le forze di tale organo e le funzioni.

Quindi, la riduzione del numero dei membri appare non solo immotivata, ma anche illogica e controproducente.

Trovo divertenti i paragoni fatti dal ministro Castelli fra il CSM, i Parlamenti, i Governi e i consigli di amministrazione. Peccato, però, che c’è sempre un rapporto fra organismo, numero dei membri e funzioni; peccato che non si possano mischiare organismi diversi; peccato che parliamo del CSM, del suo rapporto fra numero e funzioni, un rapporto che ha una storia, delle ragioni e un disposto costituzionale. Ma qual è allora il motivo di un provvedimento illogico e controproducente?

Il ministro Castelli ha proposto due sillogismi. Il primo è il seguente: la giustizia in Italia non funziona e dunque, fra l’altro, cambiamo in un certo modo il CSM e, dunque, aboliamo le correnti e riduciamo il numero. È il «dunque», caro Ministro, il problema!

Il Ministro ha avviato la soluzione della crisi della giustizia italiana con la riforma del diritto societario e con altri provvedimenti, tra cui le rogatorie. Ottima riforma! È di oggi la notizia che il Governo elvetico non ratifica l’intesa, perché la legge contraddice l’accordo bilaterale del 1998. È di ieri la notizia che il Presidente della Corte costituzionale smentisce il Governo quando questo accusa i giudici milanesi di non applicare le leggi. Adesso, sempre per superare la crisi della giustizia, riformate il CSM. Non è una cura, è l’eutanasia!

Il secondo sillogismo è il seguente: se il numero dei membri del CSM diminuisce di un terzo, l’organo funziona in modo migliore. A dire il vero, questo assunto ricorda il famoso paradosso dei sofisti, che volevano dimostrare che in una corsa ipotetica Achille non raggiungerà mai la tartaruga. Il ministro Castelli chiede per quale motivo non sia stato il centro-sinistra a fare la riforma della giustizia. La si stava avviando, si stavano migliorando molti aspetti, ma poi l’ingegner Castelli è stato nominato Ministro.

Il senatore Caruso Antonino ha affermato che non c’è rischio che venga meno la funzionalità del CSM, date tre condizioni: il CSM lavori meglio, lavori di più, svolga le missioni costituzionali e non altre. Sul lavorare meglio e di più sorvolo. Ammesso che sia compito di questa istituzione decidere le modalità di lavoro del CSM, la logica della riduzione ai fini dell’efficienza è palesemente vuota e si spiegherebbe solo, come avviene nelle imprese private, con l’obiettivo di una riduzione dei costi. Si tratta, quindi, di giustificazioni prive di alcun senso, a fronte – altro che funzionalità ed efficienza! – dell’attacco mirato alla magistratura, alla sua immagine, alla sua autorevolezza.

La verità fa capolino nella terza ragione, quando il senatore Caruso Antonino ha sostenuto che il CSM debba svolgere le missioni costituzionali, adombrando – ed alcuni suoi colleghi, a cominciare dal ministro Castelli lo hanno affermato in modo esplicito – che il CSM oggi non svolga le funzioni costituzionali ad esso affidate.

Questo è quindi il punto vero, la sostanza. Un’accusa gravissima, che si estende poi alla magistratura nel suo insieme, contrapponendo alla sua presunta politicizzazione la necessità della sua apoliticità.

Richiamo l’excursus storico svolto ieri dal senatore Fassone, quando ha ricordato una sequenza di eventi impressionanti che datano dalla scoperta degli elenchi della Loggia P2 nel 1981, e che ha compreso anche un’inchiesta nei confronti dei membri del CSM per un reato evidentemente connesso alla sua avanzata politicizzazione, e cioè il consumo abusivo di caffè negli uffici del Consiglio. Di quale politicizzazione si parla? Di quella dei tre rappresentanti laici della maggioranza, che, unici, si sono dissociati dalle posizioni di tutti gli altri membri del CSM che criticavano la proposta di riduzione avanzata dal Governo?

Altro che critica alla pretesa missione etica della magistratura, altro che necessità di un ritorno all’applicazione della legge, altro che critica alle deviazioni dai compiti prefissi dalla Costituzione! Quello che avverrà con questa legge, sia relativamente alla riduzione del numero dei membri che rispetto agli altri provvedimenti definiti «riforma» a cominciare dalla modifica dei meccanismi elettorali, è semplicemente la progressiva sterilizzazione del CSM nell’ambito di un processo più generale che tende a rendere la magistratura subalterna e passiva rispetto al Governo e alla maggioranza.

Il senatore Centaro ha affermato che «qui non c’è nessuna trama!». Non è una trama, ma un percorso lineare e chiarissimo: una giustizia che non intralci il grande timoniere, un Paese in cui i cittadini non sono più tutti uguali davanti alla legge. È del 1941 in Italia l’ultimo ordinamento giudiziario che prevedeva esplicitamente una magistratura ordinata in senso gerarchico. Il ministro Castelli può liberamente guardare con fastidio chi propone paragoni con il regime fascista. Noi naturalmente possiamo liberamente farli.

Questa è la realtà. Un Paese in cui, giorno dopo giorno, dalla distruzione della RAI, alla divisione dei sindacati, alla subalternità della magistratura, prende corpo una realtà molto simile al progetto che corrisponde al cosiddetto piano per la rinascita democratica del signor Licio Gelli.

Questa non è la teoria dell’Apocalisse, caro ministro Castelli, questo è un dato di fatto incontrovertibile. Questo Governo, questo Ministro, hanno una poco invidiabile dote: quella del «tocco della medusa»: distruggono. Per queste ragioni, annuncio il voto contrario. (Applausi dai Gruppi Misto-Com, DS-U, Verdi-U e Mar-DL-U).