Dichiarazione di voto sull’immigrazione

INTERVENTO DEL SENATORE GIANFRANCO PAGLIARULO (COMUNISTI ITALIANI) SUL DISEGNO DI LEGGE SU IMMIGRATI E DIRITTO D’ASILO

Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori,

il progetto di modifica in materia di immigrazione e di asilo può essere considerato a ragion veduta un progetto di legge simbolico dell’abisso culturale, politico, sociale e pratico che separa la politica del governo da quella dell’opposizione. I pochi minuti a disposizione – troppo pochi – non mi consentono un approfondimento proporzionato a quella che io ritengo la gravità di questo provvedimento. Uso quindi lo strumento dell’intervento scritto per aggiungere solo alcune delle tante considerazioni in merito al disegno di legge. E’ sotto gli occhi di tutti, peraltro, il contrasto o quanto meno il disagio che questa legge ha determinato nelle fila della stessa maggioranza e fra le forze sociali che pure la sostengono, anche nel mondo imprenditoriale. Mi basti citare persino il senatore a vita Giovanni Agnelli quando, nella conferenza del 21 gennaio, ha affermato che "La mia convinzione è che investire nell’accoglienza e nell’integrazione sia il più importante banco di prova di una responsabile solidarietà".

La legge, in sostanza, rende più difficile la permanenza regolare dell’immigrato e conseguentemente, ne incentiva la clandestinità.

Provo a mettere in luce i titoli di alcune questioni che mi paiono essenziali:

1) il permesso di soggiorno dipendente e conseguente da un precedente contratto di lavoro;

2) l’eliminazione dell’istituto dello sponsor e della possibilità di ingresso per ricerca di lavoro:

3) la complicazione dei passaggi burocratici a carico degli immigrati e dei datori di lavoro;

4) la drastica limitazione delle possibilità di ricongiungimento con i familiari;

5) l’aumento dei tempi necessari per avere la carta di soggiorno;

6) l’immediata esecutività delle espulsioni e il divieto di rientro per un lunghissimo periodo di tempo.

Segnalo inoltre il grottesco corollario dell’art. 5 relativo alla sistemazione alloggiativa del lavoratore e l’incredibile disposto che sottrae i contributi agli immigrati. E’ forse un caso di "esproprio capitalista"?

Vi è in particolare nel disegno di legge quella che io ritengo un’aberrazione giuridica – mi riferisco all’art.4 – ove si dispone che il permesso di soggiorno possa essere rilasciato solo a condizione dell’avvenuta formalizzazione di un contratto di soggiorno per lavoro. Dunque non è più il diritto che governa e determina le modalità di relazione fra privati ma è una relazione fra privati che determina le modalità del diritto.

Queste norme rendono il lavoratore oggetto di possibili ricatti da parte del datore di lavoro e rendono difficilissima l’assunzione regolare di un immigrato.

Queste norme rendono impalpabili ed inconsistenti i diritti degli immigrati, favoriscono lo sviluppo della clandestinità e dunque l’emarginazione. In questa misura determinano condizioni più favorevoli a quei comportamenti criminali che la destra a parole dice di voler contrastare.

Queste norme riducono la vicenda epocale e mondiale di questa immigrazione ad una minaccia alla nostra sicurezza e al nostro benessere, alimentano una pseudocultura e xenofoba, alimentano il pregiudizio più meschino, introducono un ulteriore elemento di rottura della coesione sociale.

Queste norme considerano l’immigrato straniero come diverso, ostile, pericoloso. I lavoratori stranieri servono solo come produttori di merci e servizi. Il giorno dopo la cessazione del rapporto di lavoro devono sparire e sono immediatamente rispediti al mittente, cioè al Paese di origine.

Domina in questo disegno di legge la peggiore delle idee di globalizzazione: una globalizzazione dei mercati e delle merci che esclude la globalizzazione dei diritti nella forma più bieca, strumentale, intollerante.

C’è un’idea di Stato come di una roccaforte protetta da trincee e cavalli di frisia contro l’invasione dei barbari.

Questa legge è portatrice di una pseudocultura che non ha nulla a che vedere con quella cultura cattolica e cristiana che tante volte viene invocata da questo governo come la cultura della nostra civiltà. Meglio, si può collegare alle sue peggiori pulsioni integraliste. Non c’è nulla che riguardi l’accoglienza e la misericordia, per non parlare della solidarietà. Questa pseudocultura è inoltre estranea e contrapposta al tracciato europeo per come è storicamente e giuridicamente determinato. La legge è in conclamato contrasto con le direttive europee, e, in specie con la Direttiva 2000/43, che riguarda il principio della parità di trattamento fra le persone, indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica. Viceversa il disegno di legge peggiora gravemente la situazione preesistente relativa all’accoglienza degli immigrati. La Direttiva intende garantire gli stranieri che si recano nei Paesi della Comunità europea al fine di cercare lavoro, pur non interferendo con le norme giuridiche di ciascun Paese. La legge italiana, che dovrebbe garantire tutele e diritti, invece, li nega nel sul punto essenziali escludendo gli immigrati che, pur potendo acquisire un contratto di lavoro, non hanno avuto ancora la possibilità di cercarlo o di perfezionarlo col datore di lavoro. Siamo oramai la pecora nera – in tutti i sensi – dell’Europa. A proposito di leggi, avete approvato leggi aberranti come quella sul falso in bilancio e sulle rogatorie in nome – avete detto – del garantismo; ma per gli immigrati si ammazza il principio di uguaglianza, viene cassata l’idea stessa dei diritti.

Siamo dunque al paradosso per cui il soggetto che si fa portare di una visione che nega il principio di parità di trattamento e accoglie un criterio di discriminazione è lo Stato. E questo è inaccettabile e inammissibile perché in contrasto con lo spirito e la lettera della nostra Costituzione, a cominciare dall’art. 2 e 3.

Sia chiaro, in conclusione, che non è con la chiusura delle frontiere, con la minaccia di espulsione, con la negazione dei diritti più elementari e neppure con le navi da guerra che si può fermare né ordinare il flusso migratorio, che peraltro nel nostro Paese insiste per una percentuale sensibilmente inferiore alla media europea.

Proveremo a modificare questa legge per quanto possibile, con gli emendamenti. Ma si sappia che per noi questa è la legge della vergogna.