Intervento sulla strage di Lampedusa

INTERVENTO IN AULA DEL SENATORE GIANFRANCO PAGLIARULO DOPO LE COMUNICAZIONI DEL GOVERNO SULLA SCIAGURA DI LAMPEDUSA

Roma, 12 marzo 2002

Ho ascoltato con stupore dal sottosegretario D’Alì la cronaca di una perfetta operazione di salvataggio. Con decine e decine di morti. Eppure si pongono ancora tante domande. Ne formulo solo una: perché, se si è acclarato che la velocità minima possibile del peschereccio che trainava era di 5 nodi, se si è acclarato che tale velocità era pericolosa, perché il traino non lo ha svolto la Cassiopea?

Non basta, signor Presidente, manifestare da parte mia una radicale insoddisfazione. Desidero esprimere in piena consapevolezza una critica sdegnata.

La magistratura appuri i fatti al più presto e accerti le eventuali responsabilità.

Le dichiarazioni del sottosegretario D’alì e del ministro Gasparri dei giorni scorsi attribuivano alla legge delle navi da guerra, che pochi giorni fa avete qui dentro approvato in un clima di grave tensione, la capacità di evitare dinamiche come quelle di Lampedusa. Eppure una nave da guerra era presente sul luogo. Quanti sono morti? Quelle dichiarazioni non fanno onore al governo. Il governo difende la Marina militare. Perché? Chi la offende? Chi chiede, come noi, chiarezza? Noi chiediamo di accertare i fatti. Noi non accusiamo la Marina militare. Lo può fare solo – e non lo auguriamo affatto – la magistratura, ove ravvisi delle responsabilità. Noi accusiamo il governo. Lo accusiamo di sostenere una legge che riduce il dramma dei migranti a un problema di ordine pubblico. Che chiede alla Marina militare di svolgere funzioni di polizia per far contro il nemico una barriera. Che al di là della propaganda vuota e bugiarda sull’amore, incentiva e promuove, specie da parte di alcune forze, una cultura dell’odio e della paura verso lo straniero. Si chiama xenofobia. Comunque la si travesta, la si abbellisca, la si nasconda, essa emerge e sommerge, come il mare di Lampedusa.

Per fortuna in Italia c’è di meglio, di molto meglio. I marinai dell’Elide hanno dato una lezione di dignità e coraggio, cioè di solidarietà e umanità. Ha prevalso il valore dell’essere su quello dell’avere. Hanno fatto onore al nostro Paese. Il governo, se ne è capace, prenda esempio da loro.

Persino le gerarchie ecclesiastiche chiedono a questo punto di cambiare la legge. Noi Comunisti Italiani, tutta l’opposizione, faremo il possibile per bloccarla.

Don Pippi Colavero, prete a Otranto, si è chiesto se si è capito che non si può murare il mare.

No, caro amico. A sentire il governo, non si è capito.