DIREZIONE PdCI SUI PROBLEMI DEL LAVORO

DIREZIONE PdCI SUI PROBLEMI DEL LAVORO

Relazione di Dino Tibaldi

Roma, 14 marzo 2002

La discussione è di carattere seminariale, anche se su alcuni nodi politici ed organizzativi sarebbe necessario assumere orientamenti che da subito diventino vincolanti per tutto il nostro gruppo dirigente, centrale e periferico. Questo appuntamento, pensato prima del nostro Congresso e del Congresso della Cgil, è quantomai attuale. Siamo al centro di uno scontro di classe che vede livelli altissimi di partecipazione alle lotte ed alle mobilitazioni, come non si vedeva più da diversi decenni e che dura oramai da diversi mesi. E’ un movimento profondo, che – oltre ai livelli altissimi di partecipazione – trova momenti alti ed estesi di solidarietà nella Società, anche al di fuori del mondo del lavoro: ne è un esempio la sottoscrizione attivata per la manifestazione del 23 prossimo. Contemporaneamente, si stanno consolidando ed ampliando movimenti come quelli dei No-Global e dei New-Global, che – oltre alla straordinaria partecipazione di giovani, ma non solo – sono indice della crescita di una coscienza a livello esteso dell’esigenza per la Sinistra di doversi misurare con la necessità di costruire una proposta alternativa all’attuale modello di globalizzazione dell’economia e delle produzioni. Nel nostro Paese, sulle questioni della Giustizia, della Democrazia, dell’Informazione, contro il razzismo, per la difesa della Scuola pubblica, sono nati movimenti spontanei che hanno visto livelli di partecipazione straordinaria e che chiedono con forza alle componenti della Sinistra e dell’Ulivo un profondo mutamento di rotta ed un salto di qualità nell’azione politica e nell’azione di contrasto al Governo.

Per ultime, la grande manifestazione dell’Ulivo del 2 scorso e quella sulla Palestina. Questo è il sintomo che nel Paese sta maturando la consapevolezza dei rischi reali che questo Governo rappresenta per la Democrazia, i diritti, il rispetto dei principi costituzionali nell’agire politico e sociale. Compito nostro e delle forze democratiche e progressiste è non soltanto offrire una sponda politica, ma dimostrare la capacità di ricondurre ad unità d’azione e a sbocchi politici efficaci le varie anime dei movimenti che oggi tra loro non comunicano. Punto centrale è mettere in comunicazione questi movimenti con il mondo del lavoro. SULLA QUESTIONE DEL LAVORO Assumono carattere centrale, nella nostra analisi ü la straordinaria partecipazione agli scioperi unitari ed alle manifestazioni; ü la decisione della Cgil di proclamare da sola la grandissima manifestazione del 23 marzo prossimo a Roma e lo sciopero generale per il 5 aprile; ü La continuità di iniziative di lotta unitarie, che – anche in contrasto con le decisioni ufficiali della Cisl e della Uil – si sono espresse in queste settimane. Esse hanno prodotto due primi, importanti risultati: · impedito al Governo di realizzare entro marzo gli obiettivi che si era posto con la legge finanziaria e con le leggi-delega su Lavoro, Previdenza, Fisco, Scuola · costretto nei fatti Cisl e Uil, nonostante la crisi dei rapporti unitari che si è prodotta con lo "strappo" della Cgil, ad interrompere il percorso negoziale con il Governo sulle Leggi-delega. Oggi si apre la possibilità dello sciopero generale unitario! Anche il Congresso della Uil è significativo, in proposito. Ad oggi, il disegno del Governo Berlusconi e della Confindustria di operare la rottura tra le Confederazioni e di inaugurare come definitiva, la prassi degli accordi separati, con l’isolamento della Cgil, non è passata La decisione assunta dal Congresso della Cgil, di indire lo sciopero generale anche da sola, per costringere il Governo allo stralcio dell’art.18 e dell’arbitrato dalla delega per il Lavoro, ed anche allo stralcio della defiscalizzazione contributiva per i neo-assunti, si è dimostrata giusta, nonostante dissensi e perplessità espressi esplicitamente tra i Ds e nell’Ulivo. L’adesione alla manifestazione del 23 marzo di tutte le forze della Sinistra e dell’Ulivo è un ulteriore tassello, che aiuta a non isolare la Cgil e, contemporaneamente, a costruire uno schieramento ampio, assolutamente necessario per essere in grado di sostenere nel tempo l’impegno e di battere il disegno di Confindustria e del Governo. Lo scontro sarà lungo, durissimo e difficile. La determinazione del Governo e della Confindustria, nonostante sbandamenti, confusioni e contraddizioni interne, è fortissima, come dimostra la decisione di non stralciare dalle deleghe l’eliminazione dell’art.18, l’arbitrato e la decontribuzione. Le lotte unitarie, le decisioni della CGIL dimostrano che la lotta paga e a volte, bisogna anche osare! Se ad oggi, su queste tre questioni, ci sono giudizi comuni nelle Organizzazioni sindacali, sul resto dei contenuti delle deleghe le posizioni sono strategicamente diverse. Se dovessero passare le decisioni del Governo, ci sarebbe l’annullamento di cinquant’anni di storia di lotte e di conquiste del movimento operaio. Lo spettro delle questioni che sono messe in discussione è ampio e generalizzato. Possiamo ricapitolarle così: · contratti · diritti · dignità del lavoro · contrasto alla precarizzazione selvaggia · sistema di welfare · natura del sindacato confederale, che attraverso la riforma del collocamento, della formazione, della contrattazione assumerebbe un assetto neocorporativo · rinuncia al sistema di difesa collettiva · assetto bipolare del Sindacato · pratica generalizzata degli accordi sindacali separati · ridimensionamento del diritto di sciopero · isolamento della Cgil Mentre oggi c’è, nel Paese e tra i lavoratori, piena coscienza del significato della sospensione dell’art.18, ancora non è sufficiente la consapevolezza per quanto riguarda il resto dei contenuti e delle conseguenze, se dovessero passare le deleghe così come pensate. Per quanto riguarda il Lavoro, assisteremmo ü all’attacco costante ed alla fine del livello contrattuale nazionale ü al ripristino delle gabbie salariali ü alla pratica della contrattazione individuale ü ad ulteriori precarizzazioni ü alla privatizzazione del collocamento ü al cambiamento complessivo dei processi di formazione. Per quanto riguarda le Pensioni, avremmo ricadute pesanti ü sui giovani, in conseguenza del meccanismo decontributivo, che ne metterà in serio pericolo la possibilità di accedere ad una pensione decente ü depriverebbe fortemente di risorse il Fondo per il lavoro dipendente con effetti negativi sui pensionati attuali e futuri nel breve-medio periodo, essendo il sistema a ripartizione (ogni punto equivale a 4500 Miliardi in meno) Per quanto riguarda il Fisco, l’obiettivo del Governo di attivare due sole aliquote ü deruba chi ha meno (un reddito annuo di 30 milioni – 14.000 euro, più o meno – si troverebbe a pagare circa 450 euro in più) per dare a chi ha di più (un reddito di 100 milioni – 50.000 euro – pagherebbe 4000 euro in meno ed uno di 350 milioni – 170.000 euro – circa 27.000 euro in meno) ü è anticostituzionale, perché elimina il principio di progressività, ossia di contribuire al mantenimento dello Stato secondo le proprie risorse ü comporta 100 miliardi di entrate in meno, con un taglio ulteriore al sistema di welfare, che la tassazione su due aliquote comprometterebbe (nel bilancio tra le due fasce, risulteranno molte meno entrate, perché è molto forte la quota di detassazione sui redditi medio-alti). C’è, quindi, la necessità di fare crescere la coscienza e la consapevolezza della posta in gioco. Bisogna mantenere fermo il principio di solidarietà, difendere i livelli dei diritti che consentono la coesione sociale, lavorando per evitare l’isolamento. Ma non basta: oltre a dire "NO" agli attacchi, occorre cominciare ad avere anche una piattaforma rivendicativa, che renda evidente la distanza del progetto sociale che sta dietro la difesa delle conquiste di cittadinanza, rispetto a quello del Governo e della Confindustria. Per questo, il nostro Partito deve esprimersi chiaramente nell’ambito della Sinistra, per ü respingere ulteriori meccanismi di flessibilità non finalizzati ad un’idea di sviluppo nella coesione sociale ü respingere ulteriori precarizzazioni, che sarebbero l’unica conseguenza reale di ulteriori livelli di flessibilità ü respingere ogni tentativo di riduzione del costo del lavoro: in Italia è già tra i più bassi d’Europa – siamo davanti a Grecia, Portogallo e Irlanda – Lo scorso anno si è già rilevata una riduzione del potere d’acquisto dei salari pari al 3-4% ü rivendicare consistenti aumenti salariali e nuovi automatismi che mettano in relazione l’inflazione reale e quella programmata ü rivendicare l’estensione dei diritti e delle tutele a coloro che oggi ne sono privi ü respingere la cultura che sostiene un rapporto immediato e inverso tra creazione di nuova occupazione e riduzione del costo del lavoro e delle tutele ü evidenziare il danno all’economia ed al tessuto industriale del Paese provocato da un intervento a senso unico sul costo del lavoro ü insistere per vere politiche industriali e di programmazione economica a favore del Mezzogiorno ü svelare la truffa delle cosiddette "pensioni a un milione": solo 1 milionedi pensionati ne sono stati beneficiati, invece di circa cinque e saranno spesi 1116 miliardi, anziché 4200 In pratica, bisogna riprendere l’iniziativa avendo fatto molta chiarezza. In primo luogo, la riforma dello Statuto dei lavoratori da parte del Governo, e quella del Centro-sinistra, con la proposta dell’ex Ministro Treu nella direzione della formulazione di uno "Statuto dei Lavori", rappresentano entrambi un pericolo, in questa fase, perché presuppongono un abbassamento generalizzato dei diritti e delle tutele. In secondo luogo, è necessario entrare e comprendere meglio la questione delle proposte avanzate dal Comitato per le Libertà e i Diritti. Bisogna intanto capire da chi è composto, e meglio i contenuti: quelli del Referendum per l’estensione dell’art.18 e l’abrogazione della legge sul part-time, e quelli della Proposta di legge di iniziativa popolare per l’estensione dei diritti e delle tutele per tutti i lavoratori (Smuraglia), e quella della Democrazia sul lavoro e della Rappresentanza. I quesiti, per quanto riguarda il Referendum, sono già stati depositati e sono già iniziate le prime strumentalizzazioni, a partire dal Prc, che però non è riuscito ad appropriarsi dell’iniziativa. E’ certo tuttavia che in quel Comitato il nostro Partito deve esserci. SULLA CENTRALITÀ DEL LAVORO La scelta congressuale del Partito è stata chiara e anche percepita all’esterno. Ma non basta, la "percezione": tra il dire e il fare la strada è lunga. Significa misurare la nostra capacità di essere comunisti attraverso la declinazione corretta dell’analisi sui problemi del Lavoro e le pratiche reali che ne devono conseguire. Che cosa significa quindi? In primo luogo, occorrono capacità, sforzo di elaborazione e di presenza, per interagire in tutte le realtà, nelle vertenze che si aprono sia nazionali che territoriali, con proposte, informazione, interventi di tipo istituzionale. In secondo luogo, bisogna sapersi dotare di strumenti concettuali per l’analisi corretta sui cambiamenti in corso: su come muta il lavoro nella sua composizione; su come muta l’organizzazione del lavoro nelle fabbriche, negli altri, molti, luoghi di lavoro. Ma anche saper leggere e conoscere la realtà ed i cambiamenti che sono intervenuti ed intervengono nel tessuto economico ed industriale dei vari territori. In terzo luogo, questo sforzo e questa ricerca devono saldarsi alla presenza solidale con i lavoratori: in qualsiasi vertenza. I Comunisti Italiani devono lavorare per essere in grado di dare il loro contributo con proposte di politiche industriali alternative e di politiche dei servizi che difendano il lavoro, ma anche di creare lavoro buono e di migliorare, insieme le condizioni sociali ed economiche di un territorio, perché lo sviluppo non è solo crescita quantitativa di produzione di beni materiali, di consumo. Questa capacità, oggi, ancora non l’abbiamo. Ma possiamo consapevolmente costruirla, per gradi, per approssimazioni successive. Il primo passaggio deve essere quello dell’attivazione di tutte le risorse disponibili, nel Partito, nelle Istituzioni, nel Sindacato e la capacità di cogliere quei contributi esterni, di persone e soggetti politici che guardano a noi con simpatia. E’ sicuramente un surplus di impegno che si richiede al Partito e ai nostri militanti, ma è l’unica strada che può permetterci di fare in modo che la questione del Lavoro permei, senza forzature, tutta la nostra attività e che non sia un’etichetta episodica. SULLE SCELTE ORGANIZZATIVE Se la questione della centralità del lavoro è una priorità, vuol dire che anche la questione delle risorse che il Partito decide di dedicarvi è importante, e va vista come uno degli investimenti prioritari. Il nuovo Statuto, che sceglie una marcata regionalizzazione del Partito, anche in relazione con il maggiore potere delle Regioni e la loro autonomia su materie di importanza primaria, quali la Sanità, la Scuola, la Formazione professionale, il Collocamento, le politiche del Lavoro e la Sicurezza, rende conseguente ü che ogni Regionale abbia il suo responsabile per il Lavoro ü che le politiche del Lavoro siano rappresentate nelle Segreterie ü che il responsabile del Lavoro debba potersi dedicare a pieno tempo al suo impegno specifico ü che si costituisca la Commissione Lavoro, con l’attribuzione di responsabilità precise e ambiti di impegno ü che la questione Lavoro non sia delegata alle compagne e ai compagni del Sindacato, anche se essi sono una risorsa importante, per le conoscenze e l’esperienza di cui sono portatori, da utilizzare ed impegnare al meglio ü che il Partito abbia sul Lavoro, come su qualsiasi altro argomento, un proprio punto di vista autonomo, capace di metterlo in relazione distintamente · con il Sindacato · con i Partiti · con le Istituzioni. Analogamente, tutte le Federazioni, a partire da quello più importanti e con una maggiore capacità di impegno, per numero di iscritti e risorse disponibili, debbono uniformarsi a questo schema. Altro punto importante, e collegato all’impegno descritto, è il radicamento del Partito nei Luoghi di lavoro. Il punto di vista del Partito sul lavoro deve essere presente e declinato attraverso la conoscenza dei problemi concreti, in un suo confronto con le Rsu. Siamo in presenza di uno sforzo sul territorio, ma non ancora sufficiente. La cartina al tornasole è l’esperienza, che ci dice che , laddove il Partito è stato presente nelle vertenze, successivamente sono venute anche le adesioni. Occorre allora darsi l’obiettivo, per ogni Federazione, di costruire almeno 2 Sezioni di luogo di lavoro nuove entro l’anno, verificando anche la possibilità di spostare compagni dalle Sezioni territoriali a quelle dei posti di lavoro. SULLE INIZIATIVE GIÀ PREVISTE SUI TEMI DEL LAVORO 1. Campagna di sensibilizzazione su Lavoro e sui diritti con un volantino specifico (Deleghe su Lavoro – art.18 in particolare -, Fisco e Pensioni) e petizione popolare, che prenderà il via durante la manifestazione del 23 marzo con tre o quattro punti di raccolta; 2. petizione su Lavoro e Giustizia (con un milione di volantini in stampa centralmente), che sarà abbinata alla raccolta di firme per la presentazione delle liste; 3. convegno pubblico a Torino ad aprile sulla Fiat, con la presenza della Fiom e della Cgil, oltre ai nostri compagni; 4. convegno pubblico a Gela sulla vicenda del Petrolchimico, il 19-20 aprile (occupazione, salute, ambiente, rilancio i una politica industriale compatibile); 5. Assemblea nazionale delle Lavoratrici e dei Lavoratori Comunisti entro la metà di giugno, come momento importante non solo per l’analisi, ma per l’obiettivo di presentare e definire una nostra proposta complessiva ed articolata sul Lavoro. Due sono i filoni preparatori: a. Il lavoro delle Commissioni in cui si costituirà il Dipartimento nazionale (e si tratta, qui, di una proposta organizzativa), con relazioni specifiche corrispondenti: · Industria ed attività produttive · Pubblico impiego e Servizi della Pubblica amministrazione · Telecomunicazioni e Terziario di servizio · Trasporti · Politica industriale ed economica (approfondimento sulle privatizzazioni) · Nuovi lavori (lavoro dipendente parcellizzato, atipico, telelavoro,…) · Lavoro autonomo (che cosa sono i ceti medi?) · Salute e sicurezza sul lavoro · Diritti e tutele b. La definizione di specifici programmi di lavoro, attraverso un programma che veda almeno una riunione in tutte le Regioni e nelle federazioni capoluogo con le Commissioni Lavoro, calibrati sulle singole realtà, sia per iniziative politiche che per impegni organizzativi. Sarà inoltre opportuno che in tutti i territori dove sono previsti momenti elettorali (Province e Comuni) si faccia un’iniziativa pubblica sul Lavoro, legata strettamente ai problemi di quel territorio "letti" secondo la nostra impostazione sui temi più generali: crisi aziendali, disoccupazione, diritti,… Entro l’autunno, pensiamo ad un Convegno pubblico sui problemi del Mezzogiorno ed entro la fine dell’anno ad un Seminario residenziale di 3-4 giorni per i responsabili a vari livelli del Lavoro. Un’attenzione particolare, e l’iniziativa, va ripresa sui temi della sicurezza sul lavoro (malattie professionali, infortuni, vicenda "amianto"). Il Dipartimento nazionale si farà carico di un volantino che rilanci le questioni, ma sin da ora occorre riflettere ed elaborare una nostra posizione legata da un lato all’attuale normativa (tra le altre, la legge 626, fortemente in crisi per una gestione unilaterale delle imprese ed il ruolo non esplicato a tutto tondo dai Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza; la nuova legge – di derivazione della direttiva europea – sul rischio chimico, estremamente complessa e fortemente avversata dalle controparti), dall’altro alla situazione che l’autonomia delle Regioni può determinare, a partire dal diverso assetto che potrebbe essere dato al sistema di vigilanza legato alle Asl, in relazione a scelte regionali difformi sui Dipartimenti di prevenzione. SUL CONGRESSO DELLA CGIL E’ importante la chiusura unitaria del Congresso che, anche se prevedibile e costruita, non era scontata. In questo ambito, i nostri compagni dell’area di minoranza hanno svolto un lavoro ed un ruolo significativi, che è stato loro riconosciuto: si esce dal Congresso con un rafforzamento, percentuale nei gruppi dirigenti e numerico nel complesso, con una buona affermazione delle compagne e dei compagni a livello territoriale. Ora, è necessario lavorare per l’ulteriore consolidamento della nostra presenza. Nella Cgil c’è attenzione da parte di dirigenti che guardano a noi con simpatia ed è utile e necessario consolidarla, anche per possibili adesioni. Promuovere iniziative a livello territoriale è dunque ancora più importante, coinvolgendo la Cgil laddove ne esistono le condizioni e l’opportunità politica, aprendo anche canali di confronto nel merito delle iniziative della Cgil stessa, ma anche sui temi territoriali specifici. Finito il Congresso, si apre una nuova fase relativa alla possibilità di dare continuità alla piattaforma di politica sociale del nostro Partito, in rapporto all’affermazione di alcune sue opzioni coincidenti con scelte strategiche della Cgil. Per questo è importante superare incomprensioni, lacerazioni, mancanza di comunicazione, che in alcune realtà si sono sedimentate tra i nostri militanti e che rischiano di essere un freno alle nostre potenzialità. In questa direzione, il Partito e le Commissioni Lavoro devono diventare il luogo in cui si costruisce, con il contributo di tutti, la propria piattaforma ed il proprio piano di lavoro. La battaglia politica in Cgil, dopo la sintesi congressuale unitaria, non è terminata. Permangono differenze nelle scelte strategiche, sia nell’ambito della maggioranza che in quello della minoranza. Esemplare sono le questioni del Contratto dei Chimici, per i suoi contenuti, da un lato, e dall’altro quella della ricerca di una differenziazione a tutti i costi da parte di Rifondazione Comunista: il ruolo delle nostre compagne e dei nostri compagni, collocati – sia pure con pesi numerici molto differenti – nella maggioranza e nella minoranza, è perciò fondamentale. Questo primo momento di confronto nella Direzione potrà utilmente vedere altri appuntamenti e certamente sarà utile riproporne il tema e il metodo nei territori.