Dichiarazione di voto su Ddl 905

SENATO DELLA REPUBBLICA
XIV LEGISLATURA

141ª SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO

MARTEDÌ 19 Marzo 2002

DISEGNI DI LEGGE
Seguito della discussione e approvazione, con modificazioni:

(905) Delega per la riforma dell’organizzazione del Governo e della Presidenza del Consiglio dei ministri, nonché di enti pubblici (Approvato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata ai sensi dell’articolo 120, comma 3, del Regolamento

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, i senatori del partito dei Comunisti Italiani voteranno contro il provvedimento in esame in quanto, con la delega al Governo ad emanare, tra l’altro a termini abbondantemente scaduti, uno o più decreti legislativi correttivi o modificativi di decreti legislativi già emanati, si dà in sostanza modo all’Esecutivo di appropriarsi di una potestà legislativa in settori importanti (dalla scuola ai beni culturali, allo sport, allo spettacolo), con conseguente esproprio della funzione del Parlamento e addirittura della potestà regolamentare degli enti locali.

Al di là della genericità dei princìpi e dei criteri direttivi delle deleghe, per cui spesso si tratta di deleghe essenzialmente in bianco, va ribadito che esse sovente si riferiscono a materie già trasferite alle Regioni, con buona pace della devolution, tanto decantata da parte di qualche forza politica della maggioranza.
L’articolo 7 addirittura interviene sugli organi collegiali della pubblica istruzione di livello nazionale e periferico. Tutto ciò è in contrasto con l’articolo 117 della Costituzione in quanto, anziché stabilire princìpi e regole generali, lo Stato in questo caso addirittura detta norme di dettaglio.
Il rilievo di legittimità, quindi, investe tutto l’impianto del provvedimento. Nelle materie di competenza legislativa concorrente – è stato autorevolmente evidenziato in sede di discussione generale – come quelle richiamate in questo provvedimento di delega, al legislatore nazionale è riservata solo la legislazione di principio e comunque devono essere espressamente indicati nella delega criteri e princìpi direttivi ancora più precisi e puntuali rispetto a quelli necessari per deleghe concernenti materie di competenza esclusiva dello Stato. Qui, invece, vengono richieste deleghe per norme di dettaglio.
In sostanza, qual è la ratio del disegno di legge? Il Governo si giustifica con l’esigenza di correggere errori di impostazione commessi nei provvedimenti varati dal precedente Governo, o quanto meno di interpretare – si fa per dire – i contenuti delle deleghe conferite al Governo nella passata legislatura. In realtà, a nostro avviso, mentre i precedenti provvedimenti erano rivolti in direzione di una riforma federalista, con questo disegno di legge l’attuale Governo di fatto rimette tutto in discussione.
Con riferimento a tutta una serie di norme che vengono aggiunte all’articolo 1 mi si consenta, in questo brevissimo intervento, di portare all’attenzione del Governo alcune considerazioni.
Ad esempio, l’articolo 8 stabilisce che il Governo è delegato ad emanare, sentito il Comitato istituzionale di cui all’articolo 3 della legge 23 febbraio 2001, n. 38, un decreto legislativo contenente il testo unico delle disposizioni legislative vigenti concernenti la minoranza slovena della regione Friuli-Venezia Giulia. A tal proposito faccio notare come il Comitato istituzionale espressamente previsto da questa norma non sia stato ancora istituito malgrado ciò fosse dovuto avvenire fin dal settembre scorso.
Per quanto riguarda l’articolo 9 (su cui si sono soffermati in discussione generale numerosi colleghi, le cui considerazioni sottoscrivo in sede di dichiarazione di voto), con particolare riferimento alla disciplina concernente i musei si nota un modesto passo in avanti. Mentre, infatti, nel testo approvato dalla Camera era prevista una riorganizzazione dei servizi offerti «anche attraverso la concessione a privati», nel testo proposto dalla Commissione sottoposto all’esame dell’Aula del Senato si parla di una riorganizzazione dei servizi offerti «anche attraverso la concessione a soggetti diversi dallo Stato». Come dicevo, ovviamente si tratta di un piccolissimo passo avanti; facendo riferimento a «soggetti diversi dallo Stato» si potrebbero intendere anche le Regioni e gli enti locali, ma tutto dipenderà da come verrà gestita questa norma.
In sostanza, esprimiamo la nostra contrarietà all’approvazione del provvedimento in esame perché esso è improntato ad una visione neocentralista che riteniamo in contrasto con la riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione, tra l’altro confermata anche dal recente referendum.
Per questi motivi, a nome dei senatori del Partito comunista, preannuncio il voto contrario all’approvazione del provvedimento. (Applausi dai Gruppi Misto-Com, Misto-RC e DS-U).