MEDIO ORIENTE – Venier alla conferenza di Nicosia

MEDIO ORIENTE

L’intervento di Venier alla conferenza internazionale di Nicosia sulla Palestina

Nicosia, 5 e 6 aprile 2002

Cari Compagni ed Amici,
credo che non sia utile continuare a descrivere quanto sta accadendo in Palestina. Tuttavia, qualcosa va detto: in Palestina non stiamo assistendo ad una guerra, in Palestina è in atto una aggressione da parte dell’esercito israeliano nei confronti di una popolazione inerme e i suoi leader.
Lo scopo del governo israeliano è chiaro.
Attraverso l’uso delle armi, si vuole spazzare via ogni possibilità di costituire uno Stato Palestinese. L’esercito israeliano distrugge infrastrutture, uccide e terrorizza la popolazione, cercando di rendere la leadership palestinese più funzionale ai propri obiettivi. Sembra che una leadership fondamentalista sia preferibile ad una laica e progressista che, al contrario, sarebbe più difficile da vincere.
Sharon ha dichiarato che Arafat è un nemico: perciò si arroga il diritto di stabilire chi deve rappresentare il popolo palestinese. Per questa ragione vogliamo dire che per noi, ma per il popolo palestinese in primo luogo, il Presidente Arafat è il leader riconosciuto e regolarmente eletto.
Gli attacchi suicidi contro i civili israeliani sono inaccettabili atti di terrorismo che ostacolano le prospettive di pace e la possibilità di avere due stati per due popoli. Perciò, noi condanniamo i gruppi che utilizzano questa pratica, ma non ci sentiamo di condannare i giovani che scelgono il suicidio, perché spinti dalla disperazione.

Contemporaneamente, non possiamo tacere di fronte al fatto che l’esercito israeliano semina il terrore fra la popolazione. In questo modo, Israele, a sua volta, non solo fa del terrorismo, ma aiuta i terroristi.
Vorrei, quindi, esprimere il mio pieno accordo con l’intervento del Segretario Generale dell’AKEL e con le proposte di iniziativa contenute nella bozza di risoluzione, che ci è stata fornita ieri.
In questo momento le parole sono importanti, ma quello che possiamo fare concretamente è sicuramente più importante. Infatti il Partito dei Comunisti Italiani è attivamente impegnato in questo senso: alcuni dei nostri compagni, tra gli altri, facevano parte della delegazione a cui, l’altro ieri notte, è stato rifiutato l’ingresso a Tel Aviv, con conseguente rimpatrio.
Siamo convinti che sia davvero utile inviare delegazioni di militanti e di parlamentari in Palestina, ed essendo convinti dei benefici effetti a cui la nostra presenza potrebbe dare vita, vogliamo insistere sulla necessità di inviare una delegazione anche da questa assemblea.
Come diceva il rappresentante del Partito del Popolo Palestinese, tale presenza sarebbe importante per dare protezione al popolo palestinese. Al tempo stesso, sono certo che in questa situazione, la diplomazia dei popoli può molto più della diplomazia ufficiale.
Quest’oggi, a Roma e in centinaia di altre città italiane, si stanno svolgendo manifestazioni. Il prossimo 12 maggio, in Italia, un’altra manifestazione in solidarietà col popolo palestinese, chiamerà migliaia di pacifisti a marciare da Perugia ad Assisi.
Il Partito dei Comunisti Italiani è tra gli organizzatori di questo evento e, oggi, vorrei trasformare quell’appuntamento in una Marcia Europea e Mediterranea: pertanto vorrei invitare tutti i partiti qui presenti a raggiungerci e marciare con noi a Perugia, il 12 maggio prossimo.
Credo, inoltre, che dovremmo isolare Israele sia politicamente, sia diplomaticamente. Stiamo, infatti, appellandoci al governo italiano affinché il nostro Ambasciatore presso Tel Aviv sia richiamato e vorremmo che il GUE/NGL spingesse l’Unione Europea ad un’immediata interruzione dei rapporti commerciali con Israele.
Infine, ritengo che noi abbiamo bisogno dell’Europa. Il governo israeliano, in questo momento, sta umiliando l’Europa, che, di fatto, non ha alcuna iniziativa: l’unica possibilità di arrivare alla pace potrebbe essere rappresentata dal coinvolgimento di un altro soggetto politico. Il governo israeliano auspica che l’Europa non abbia alcun ruolo nella questione mediorientale, preferendo, evidentemente, che questa sia sotto il controllo unico degli Stati Uniti.
Al contrario Arafat chiede un concreto coinvolgimento dell’Europa: è evidente che senza l’Europa non è possibile istituire una forza di pace internazionale in Palestina, a protezione del popolo palestinese. Coerentemente, senza l’Europa non è possibile organizzare una conferenza internazionale nel cui ambito, Europa, appunto, Russia e, naturalmente, Nazioni Unite, possano imporre al governo israeliano l’applicazione delle risoluzioni dell’ONU. L’intervento dell’Europa è fondamentale per la costruzione dello Stato Palestinese, con Gerusalemme come capitale.
Pertanto c’è bisogno di pressioni popolari sul governo europeo affinché si operi in questa direzione.
Una delle ragioni che spiegano la passività che l’Europa sta mostrando, risiede nelle responsabilità, mai dimenticate, che essa ebbe ai tempi dell’Olocausto, opera dei fascisti tedeschi ed italiani contro la comunità ebraica, ma anche contro i popoli slavi e contro i comunisti.
È, quindi un problema sia politico, sia culturale.
Osteggiare la politica di Sharon, però, non significa essere nemici degli ebrei. Come nel passato i comunisti vinsero contro il nazifascismo, oggi, noi comunisti, difenderemo tutti i popoli da ogni forma di razzismo e in questo momento dobbiamo difendere il popolo palestinese dal razzismo che giunge proprio dal governo israeliano.