Intervento su minoranze slovene

SENATO DELLA REPUBBLICA

———— XIV LEGISLATURA ————

157a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 11 APRILE 2002

(Pomeridiana)

Svolgimento di interpellanze e di interrogazioni

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni.

Saranno svolte per prime l’interpellanza 2-00130 e l’interrogazione 3-00406 sulla tutela della minoranza linguistica slovena.

Ha facoltà di parlare il senatore Budin per illustrare l’interpellanza 2-00130.

BUDIN (DS-U). Signor Presidente, premetto che per ragioni di economia di tempo, nell’illustrare l’interpellanza farò riferimento anche all’interrogazione, di analogo contenuto, di cui è primo firmatario il senatore Marino.

L’interpellanza si riferisce alla mancata attuazione della legge n. 38 del 2001, relativa alla tutela dei diritti della minoranza slovena nella regione Friuli-Venezia Giulia. Questa legge, approvata nel mese di febbraio dell’anno scorso, era attesa da decenni ma, a distanza di 14 mesi, salva la statalizzazione della scuola bilingue nel comune di San Pietro in Natisone in provincia di Udine – un provvedimento con cui si è preso atto della realtà esistente – rimane disattesa e inattuata. Peraltro, diversi atti dimostrano la volontà di abusare politicamente – permettetemi questa espressione – della legge da parte delle maggioranze politiche che governano la Regione e i comuni; tra questi, in primo luogo, il comune di Trieste.

Il primo rilievo riguarda la mancata istituzione del Comitato paritetico, organo dal quale dipende l’attuazione di gran parte della normativa stessa. A distanza di 14 mesi, ovvero di otto mesi se sottraiamo i sei previsti dalla legge per l’istituzione, non mi risulta che tale organo sia stato attivato.

Per quanto riguarda le nomine dei componenti il Comitato, quelle di spettanza della giunta regionale presentano difformità rispetto a quanto previsto dalla legge. Dei quattro membri nominati dalla giunta regionale, che dovevano essere designati dalle associazioni maggiormente rappresentative della minoranza slovena, tre sono tali mentre uno è esponente di un’associazione della quale si può dire tutto tranne che sia rappresentativa della minoranza slovena.

Il secondo rilievo riguarda l’emanazione, qualche mese fa, di un decreto del Ministro dell’interno per l’introduzione del diritto di scegliere, in quattro comuni della provincia di Trieste, tra le carte d’identità in due lingue, la slovena e l’italiana, esistenti dal dopoguerra ad oggi, e le carte d’identità in sola lingua italiana. Il decreto del Ministro dell’interno del gennaio scorso ha introdotto la possibilità di opzione da parte dei cittadini in merito ai documenti personali d’identità soltanto in quattro comuni della provincia di Trieste. La legge n.38 prevede invece l’estensione di tale diritto a tutti i comuni dove è insediata la minoranza slovena.

Il decreto del Ministro dell’interno ha utilizzato una norma prevista dalla legge di tutela della lingua slovena, facendone un uso parziale, limitato a quattro comuni, e adoperandola paradossalmente in favore di chi vuole eliminare la lingua slovena.

Terzo rilievo: della legge non si attuano a tutt’oggi nemmeno quei punti che potrebbero trovare attuazione anche in assenza del Comitato paritetico. Cito, ad esempio, l’istituzione della sezione con lingua di insegnamento slovena presso il conservatorio di musica di Trieste. Si adducono in questo caso delle giustificazioni inaccettabili, quale quella che si attende la riforma dei conservatori di musica, mentre è ovvio che basterebbe attuare l’articolo 15 della citata legge n. 38 del 2001 che prevede l’istituzione di detta sezione. Quest’ultima poi incorrerebbe nella riforma, una volta attuata, assieme al conservatorio di Trieste e agli altri conservatori in Italia.

A tali considerazioni circa la mancata attuazione della legge, o l’attuazione parziale, e quindi in qualche modo beffarda, dei suoi contenuti, si aggiungono anche altri atti o avvenimenti politici o dichiarazioni. Cito soltanto l’ultimo episodio: il vilipendio al busto del poeta sloveno Srecko Kosovel a Trieste, seguito da una dichiarazione dell’assessore alla cultura del comune di Trieste, il quale condannava il gesto, ma affermava che comunque quel busto era fuori posto. Esso si trovava nel giardino dove sono collocati i busti di altri illustri intellettuali, poeti, scrittori, e non solo italiani, che hanno dato lustro alla città di Trieste: tra essi ci sono anche i busti di James Joyce, di Rainer Maria Rilke e di altri autori che hanno avuto un legame con la città di Trieste.

Ebbene, a parere dell’assessore alla cultura, il busto di Srecko Kosovel, il quale è stato uno dei poeti all’avanguardia nel construttivismo e nell’espressionismo negli anni ’20 in Europa, e che era di un paese carsico vicino a Trieste, si trovava fuori posto.

Se sommiamo la mancata attuazione della legge con questi avvenimenti di carattere politico, credo di dover rilevare che a Trieste, a Gorizia, nel Friuli-Venezia Giulia, sul nostro confine orientale, c’è il rischio di tornare ad un clima di tensione, di contrapposizione su base etnica, quindi ad un clima di precaria stabilità lungo un confine su cui invece l’Unione europea sta scommettendo per l’ampliamento al Centro-Est e dove anche gli interessi dell’Italia sono proprio a questo riguardo molto alti e forti.

Ho presentato l’interpellanza in esame per conoscere, signor Sottosegretario, la situazione ad oggi.

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere congiuntamente all’interpellanza testé svolta e all’interrogazione 3-00460.

BALOCCHI, sottosegretario di Stato per l’interno. Signor Presidente, onorevoli senatori, rispondo all’interpellanza del senatore Budin e all’interrogazione del senatore Marino che affrontano alcune questioni relative all’applicazione della legge n. 38 del 2001 recante "Norme per la tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli-Venezia Giulia".

Riguardo alla norma citata, i senatori sollevano due questioni: la prima riguarda l’istituzione del Comitato paritetico, previsto dall’articolo 3 della stessa legge; la seconda riguarda il rilascio delle carte d’identità sia in lingua italiana che slovena nei quattro comuni della provincia di Trieste.

Per quanto attiene alla nomina dei membri del Comitato istituzionale paritetico, faccio presente che lo schema di regolamento istitutivo del suddetto Comitato è stato tempestivamente predisposto e sottoposto al parere del Consiglio di Stato, ma si è dovuto successivamente modificarlo per venire incontro alle richieste della regione di collocare la sede dello stesso presso la giunta regionale e non presso il commissariato di Governo.

Lo schema è stato quindi trasmesso, in data 8 gennaio 2002, alla Regione per il definitivo assenso di questa, come suggerito nello stesso parere dal Consiglio di Stato.

In data 14 febbraio, il Consiglio dei ministri ha approvato il regolamento che istituisce tale Comitato e detta disposizioni per assicurarne il funzionamento.

I senatori, giustamente, attribuiscono particolare importanza a tale adempimento, ritenendolo una condizione necessaria per dare attuazione alle norme previste dalla legge citata: e ritengo di aver fornito le giuste rassicurazioni sulla effettiva intenzione del Governo di adempiere pienamente alle disposizioni della norma, nel rispetto degli accordi sottoscritti con i rappresentanti della minoranza slovena.

Altro punto toccato dai documenti parlamentari riguarda l’applicazione di un decreto del Ministro dell’interno del 19 dicembre 2001, avente come oggetto il "rilascio della carta d’identità in lingua italiana, a richiesta, ai cittadini italiani residenti nei comuni di San Dorligo della Valle, Monrupino, Duino-Aurisina e Sgonico".

La vicenda è attualmente all’esame del tribunale amministrativo regionale del Friuli-Venezia Giulia che, dopo avere accolto la domanda incidentale di sospensione presentata lo scorso 9 febbraio da alcuni cittadini residenti nei comuni citati nel decreto, ha fissato la data per l’udienza di merito per il giorno 22 maggio prossimo, motivo per il quale è stata sospesa qualunque iniziativa nei confronti dei comuni prima citati.

BUDIN (DS-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUDIN (DS-U). Signor Presidente, non posso dichiararmi soddisfatto: pensavo che vi fosse un altro foglio nella risposta del signor Sottosegretario; del resto, quanto da lui riportato è di competenza dell’intero Governo.

A me sembra che la situazione non sia praticamente cambiata rispetto a quando sia io che il collega Marino abbiamo presentato, rispettivamente, l’interpellanza e l’interrogazione. So che è stato approvato il regolamento attuativo per il Comitato paritetico in data 11 febbraio, ed è anche noto che il TAR discuterà il ricorso avverso il decreto del Ministro dell’interno il prossimo 22 maggio. Mi sentirei di raccomandare vivamente al nostro Governo di prendere a cuore, con un diverso impegno, l’attuazione della legge n. 38.

Poco fa, ho concluso la mia illustrazione sottolineando come con la mancata attuazione della legge, con alcuni atti applicativi della norma con i quali si cerca, in realtà, di porre in essere forzature politiche nei confronti del libero orientamento politico della minoranza slovena, e con gesti, di natura politica, come quello, prima citato, del vilipendio al busto del poeta Kosovel (ma ne potrei citare altri), con tutto ciò il nostro Paese si stia, a mio parere, indebolendo al confine orientale.

Noi tutti sappiamo che la minoranza slovena è minoranza di confine. Al di là del confine stesso c’è la Repubblica di Slovenia, nella quale la lingua e la cultura della nostra minoranza hanno il loro Stato; e sappiamo che non è così solo in Slovenia, ma anche in Croazia. In entrambi i Paesi è presente una minoranza di lingua e cultura italiana, una comunità che ha nella nostra Repubblica lo Stato di quella lingua e di quella cultura. Queste minoranze fungono da elementi di saldatura tra l’Italia e i Paesi vicini, ma a tale funzione possono adempiere solo se i rispettivi Stati hanno un atteggiamento di rispetto e di riconoscimento dei loro diritti.

Poiché la Slovenia sarà sicuramente coinvolta, di qui a poco, nell’ampliamento dell’Unione europea, essendo uno dei Paesi candidati ad entrarvi fra i primi, e sapendo che la nostra zona è una di quelle che nei secoli passati ha rappresentato motivi di instabilità che hanno portato a grandi tragedie, credo sia necessario prestare attenzione a tali aree e, nel caso specifico, alla minoranza slovena, attuando la legge che riconosce i suoi diritti, rendendo così più unita, più forte e più stabile la società nel Friuli-Venezia Giulia, nonché più credibile il ruolo dell’Italia nell’ambito dell’Unione europea.

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, interverrò molto brevemente, perché il collega Budin ha già egregiamente esposto il problema.

Noto una mancata risposta da parte del Governo. Voglio sottolineare che nella Repubblica di Slovenia alla minoranza italiana è garantito il rilascio di patenti di guida, di carte d’identità e di altri documenti con il sistema bilingue. Quando qualche cittadino ha protestato con delle petizioni per questa prassi, il Governo sloveno ha risposto giustamente che intendeva osservare i trattati internazionali liberamente sottoscritti.

Il decreto ministeriale del 19 dicembre 2001, oltre ad essere contrario alla nostra legge, come giustamente rilevato dal senatore Budin, è in contrasto con i trattati internazionali sottoscritti dall’Italia. Mi aspettavo quindi una risposta precisa da parte del Governo, che invece non è pervenuta.