Intervento sulla Conferenza per l’e-government per lo sviluppo

SENATO DELLA REPUBBLICA

———— XIV LEGISLATURA ————

160a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 17 APRILE 2002

(Antimeridiana)

Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:

(1321) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 febbraio 2002, n. 17, recante misure urgenti per lo svolgimento della Conferenza internazionale di Palermo sull’e-government per lo sviluppo (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale)

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, la Conferenza si è ormai svolta e dico subito che la mia parte politica era d’accordo, perché si tratta di una Conferenza importante, riferita alla necessità di sviluppare la tecnologia mandando avanti progetti anche nel settore informatico. (Brusìo in Aula).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, cerchiamo di ridurre il brusìo in Aula per le conversazioni bilaterali. Prego, senatore Marino, continui pure.

MARINO (Misto-Com). Grazie, signor Presidente. Come dicevo, siamo d’accordo su una Conferenza su questo tema, in quanto è importante aiutare i Paesi in via di sviluppo anche nel portare avanti i progetti nel settore dell’informatica e della tecnologia.

Nell’affrontare il provvedimento legislativo in esame, non bisogna confondere l’importanza della Conferenza in sé con il contenuto del decreto-legge.

Tra l’altro, il Governo si è impegnato per una cifra di 9 milioni di dollari (circa 20 miliardi di lire) per finanziare questo obiettivo, molto utile, molto importante – non sarò certamente io a sottovalutarne la rilevanza -, anche se 20 miliardi sono un po’ pochini se consideriamo che per il solo svolgimento di questa Conferenza se ne vanno ben 2.500 euro (pari a quasi 5 miliardi di lire).

Tuttavia vorrei ricordare a me stesso e all’Aula che nella Conferenza di Palermo molti Capi di Stato africani, e in particolare il Capo di Stato dell’Alto Volta, hanno detto che è utile questo aiuto, tutto va bene, però raccomandano di mandare avanti le politiche tradizionali in favore dei Paesi in via di sviluppo.

A tale riguardo vorrei invitare il collega Tarolli, che fa parte della maggioranza e che insieme ad altri senatori dell’attuale opposizione ha presentato vari disegni di legge sulla cancellazione del debito dei Paesi in via di sviluppo, a proseguire quell’azione iniziata dal centro-sinistra nella passata legislatura e a continuare ad operare per lottare contro la malnutrizione e la fame nel mondo così come è stato fatto in passato, a procedere nell’azione di cooperazione allo sviluppo, in particolare quella decentrata, stanti gli accordi presi anche con gli enti locali italiani.

Invito il Governo soprattutto a non dimenticare che da tempo giacciono vari progetti di legge riguardanti la tassazione delle transazioni finanziarie di natura speculativa (la cosiddetta Tobin tax), e quindi a cogliere l’appello che ci viene dai Paesi in via di sviluppo a prendere l’iniziativa più importante, quella dell’apertura dei mercati ai prodotti provenienti dai Paesi poveri, consentendo il libero accesso di tali prodotti ad un prezzo giusto, perché questa è la misura fondamentale che va adottata. Prendo spunto da questo provvedimento per ricordare gli impegni che una vastissima maggioranza di quest’Aula ha assunto invitandola a passare, quindi, dalle parole e dalle dichiarazioni, senz’altro condivisibili, ai fatti.

Signor Presidente, perché preannuncio adesso il voto contrario della mia parte politica? Per le motivazioni che sono state già egregiamente illustrate in discussione generale, a cominciare dall’intervento del senatore Bassanini. Innanzitutto noi non concordiamo sull’entità della spesa e soprattutto sulla mancanza di trasparenza della stessa. Affinché restino a verbale alcune cifre, leggo la relazione tecnica ufficiale pervenuta alla Commissione bilancio in base all’articolo 11-ter, comma 2, della legge n. 468 del 1978.

Su un onere complessivo di 2.582.284 euro, ben 1.032.913 se ne vanno per la sola logistica e organizzazione della Conferenza (attrezzature, traduzione simultanea, eccetera); alla comunicazione all’esterno (sala stampa, eccetera) sono destinati circa 309.000 euro; alle spese per la sicurezza ancora 774.000 euro; c’è poi un’appostazione di riserva di 464.000 euro.

Ora, signor Presidente, credo che anche gli attuali rappresentanti della maggioranza se sedessero ai banchi dell’opposizione non potrebbero consentire che una quantità così ingente di fondi possa essere stanziata attraverso una procedura in deroga alle disposizioni contenute nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 dicembre 1999, recante disciplina dell’autonomia finanziaria e contabile della Presidenza del Consiglio dei ministri e, per giunta, alle norme di contabilità generale dello Stato; tutto questo al di là dell’entità eccessiva della somma e della mancanza di trasparenza.

Ecco perché, pur condividendo gli obiettivi della Conferenza e l’impegno, sia pure limitato, di 9 milioni di dollari che il Governo assume per contribuire allo sviluppo dell’informatizzazione dei Paesi del Sud del mondo, sono costretto a dichiarare il voto contrario dei Comunisti Italiani, soprattutto evidenziando il nostro disaccordo sulla parte del decreto-legge che si riferisce alla copertura finanziaria, all’onere complessivo e alle modalità di spesa e di impegno.