Lo sviluppo sostenibile: da Gela un progetto per la Sicilia ed il Mezzogiorno.

RELAZIONE INTRODUTTIVA

Lo sviluppo sostenibile: da Gela un progetto per la Sicilia ed il Mezzogiorno.

Gela, sabato 20 aprile 2002 ore 10:00 sala ex Palazzo Ducale

“No alla chiusura del petrolchimico” è stato il coro unanime espresso dalla marcia dei Ventimila manifestanti del 19 febbraio e dei Trentamila del 07 marzo; Gela si è mobilitata, si è alzata in lotta contro i sigilli apposti alla fabbrica; la città si è anche fermata, paralizzata dai blocchi stradali, blindata in nome e per conto di un posto di lavoro e di un’economia intera da difendere, senza esasperazione alcuna; ragionevolmente la polveriera non è esplosa.

Una città intera, solidale con se stessa: gli studenti, i commercianti, gli artigiani, gli impiegati, i pensionati, tutti in piazza solidali con gli operai della fabbrica.

Poi il decreto legge n°22 del 07.03.2002, oggi ha già ricevuto l’approvazione in Senato per la conversione in legge, salva la fabbrica e Gela: il petrolchimico riapre, gli operai tornano al lavoro!

Al riguardo noi comunisti italiani, ci siamo astenuti da ogni forma di estremizzazione del discorso; in un momento in cui lo scontro tra magistratura e Azienda si è acuito attorno a quello che può sembrare un falso problema di mera interpretazione e disquisizione giuridica, legato all’utilizzo del coke da petrolio o meno quale combustibile, perdendo di vista, a nostro avviso, il problema reale su ciò che fuoriesce dalle caldaie in termini di emissioni atmosferiche, noi comunisti italiani abbiamo assunto una posizione chiara e netta: “No alla chiusura dello stabilimento: solidali con i lavoratori in lotta per la difesa del posto di lavoro e per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica”.

Ciò che può sembrare uno slogan, è nei fatti la rivendicazione di un’industria che sappia essere ecologica; un’industria i cui cicli produttivi entrino in sintonia con quelli dell’ambiente in maniere efficace, tanto da produrre un “Sviluppo eco-sostenibile”.

Questo convegno trae le sue radici dal dibattito interno al partito stesso scaturito a seguito delle vicende sopra descritte, in cui compagni rappresentanti del mondo sindacale ed operaio, del volontariato per la salvaguardia ambientale e del diritto alla salute si sono confrontati alla presenza del componente della Segreteria Nazionale FILCEA/CGIL Giancarlo Straini e del Responsabile Lavoro della Segreteria Nazionale del P.d.C.I. Dino Tibaldi.

Le riflessioni che ne sono conseguite riguardano il modello di sviluppo attorno al quale è andata via via avviluppandosi la città stessa nel tempo:

· L’apposizione dei sigilli e l’insurrezione corale dei cittadini all’eventuale chiusura della fabbrica ha dimostrato inequivocabilmente, ammesso che ce ne fosse stato il bisogno, che l’economia del comprensorio gelese è appiattita sulle sorti del petrolchimico; da ciò se ne deduce una prevalenza economica-contrattuale dello stabilimento sul territorio stesso;

· Le crisi mondiali del petrolio prima e della chimica dopo hanno determinato forte ripercussioni sullo stabilimento di Gela: l’ottimizzazione dei costi ha prodotto negli anni continue dismissioni, chiusure a danno sempre e comunque della forza lavoro del diretto e conseguentemente dell’indotto; in altre parole l’Eni non ha dimostrato di avere nel tempo una strategia di potenziamento nei riguardi del petrolchimico gelese.

· Ad oggi non esiste nei plessi sanitari comprensoriali, un Registro che censisca le morti per arresto cardiocircolatorio, le nascite di neonati affetti da malformazione, un centro oncologico specializzato capace di far fronte alla emergenza salute, nè tanto meno si sono avviate indagini e studi approfonditi per evidenziarne eventuali processi di causa ed effetto;

· Il decreto legge che disciplina l’utilizzo del pet-coke, è stato un provvedimento tampone che ha permesso sì di potere fronteggiare l’emergenza Gela, ma che di fatto ha avuto il sapore di una risposta governativa minima, necessaria a garantire il diritto di sopravvivenza di una comunità legata alle sorti della propria fabbrica.

In altre parole, il Decreto legge sul pet-coke non salva la fabbrica nel tempo; non è risolutivo dei problemi della fabbrica, non propone soluzioni che diano garanzie di prospettiva occupazionale, né interviene nel merito per abbattere le fonti di inquinamento a salvaguardia della salute e dell’ambiente.

Non è pensabile in prospettiva che a colpi di decreto si possa a monte sanare o condonare l’uso di processi produttivi inquinanti dannosi per la salute e l’ambiente ed al contempo pensare di far vivere ai gelesi una idea di città migliore.

Il partito dei comunisti italiani consapevole del proprio ruolo di forza politica che si interroga al proprio interno e disposta a confrontarsi, con le altre forze politiche, sindacali, dell’associazionismo, e disposta a dare una Direzione al movimento operaio, ha pensato a questo convegno invitando quanti intendono adoperarsi per intraprendere insieme un percorso che porti ad un modello di sviluppo più qualificato.

L’obiettivo di questo convegno è quello di partire da Gela come città campione per costruire una piattaforma di lavoro che sia il simbolo di nuova e reale politica industriale della Regione Sicilia e del Mezzogiorno. Basta ai processi di “Industrializzazione senza sviluppo”.

Occorre una fitta rete di alleanze capaci di dare adeguato sostegno alle forze sindacali per poter rivendicare la giusta attenzione da parte dei governi Regionale e Nazionale, affinché non ci sia più il “CASO EMERGENZA GELA”!

La piattaforma dovrà scaturire dal confronto e soprattutto l’impegno politico locale, regionale, nazionale e da parte dell’Azienda Eni: occorre una nuova e qualificata politica di sviluppo ecosostenibile che riesca a coniugare la salvaguardia occupazionale alla tutela della salute pubblica, il quale si traduca in investimenti oculati, da parte dell’Eni e dei Governi nazionale e Regionale.

La PIATTAFORMA dovrà servire a:

· Dare prospettive di mantenimento nel tempo degli impianti produttivi, rendendoli innanzitutto compatibili con i processi naturali nel rispetto delle leggi vigenti;

· Intercettare nuovi finanziamenti in grado di poter disinquinare il territorio dai danni causati nel passato, soprattutto prima del settembre 2000, data in cui entra in regime l’impianto Snox per l’abbattimento dei fumi; per questo si dovrà innanzitutto partire dai siti in cui già ci sono state le chiusure e le dismissioni degli impianti;

· Rivendicare all’Azienda un impegno duraturo nel tempo che si traduca in nuovi posti di lavoro, nuovi insediamenti per produzioni alternative;

· Rivendicare all’Azienda un’assoluta esigenza di legalità: il sistema di aggiudicazione delle commesse di lavoro nell’indotto del petrolchimico deve rispondere a logiche e misure di assoluta garanzia di legalità e trasparenza e di costante condanna ad ogni sorta di “metamorfosi”;

· Chiedere al sindacato se non sia il caso di avviare un’indagine finalizzata all’ottenimento di un maggior controllo, per capire quanti siano i datori di lavoro, le ditte dell’indotto che pur avendo in atto vertenze sindacali, personale in cassa integrazione o licenziato, usufruiscono dei servigi di giovani e giovanissimi che dovendo maturare il periodo di stage aziendale per il riconoscimento della qualifica professionale finiscono invece per fornire un cospicuo monte ore di forza lavoro sostitutiva a danno degli operai, dei lavoratori che contro quel datore di lavoro hanno delle vertenze in corso!

· Rivendicare all’Azienda ed agli Enti istituzionali preposti, un più qualificato monitoraggio dei livelli di inquinamento atmosferico, capace di poter rilevare a quote di gran lunga superiori a quelle terrene i dati in sospensione della concentrazione dei gas tossici soprattutto delle polveri ad alta concentrazione di metalli pesanti;

· Avere “seria e responsabile” capacità di spesa utilizzando le somme già stanziate: la Regione Sicilia non ha ancora trasferito i 40 Miliardi dei fondi statali del D.P.R. del 07.01.1995 per il Piano di Risanamento Ambientale per l’area di crisi dei comuni di Gela, Butera e Niscemi al Commissario del Piano il Prefetto di Caltanissetta;

· Affrancare, più in generale, Gela dalla cultura industriale; occorre ripensare ad un nuovo modello di sviluppo comprensoriale cercando di creare un tessuto produttivo alternativo che parti innanzitutto dalla riscoperta vocazionale dell’offerta territoriale: valorizzare innanzitutto le risorse agricole rendendole altamente specialistiche di settore e competitive con i mercati nazionali ed internazionali; promuovere il patrimonio derivante dai giacimenti culturali e naturalistici presenti nel comprensorio gelese.

Consci del proprio ruolo, i comunisti italiani attraverso la costruzione di tale Piattaforma di Lavoro intendono stimolare il dibattito pubblico, spendersi fattivamente per l’ideazione, la progettazione e la creazione di un nuovo modello di sviluppo, con quanti possono e soprattutto vogliono contribuire ad innescare nuovi processi di cambiamento.

Il Segretario dei Comunisti Italiani di Gela

(Enrico Ascia)