Intervento sul Trattato di Nizza

SENATO DELLA REPUBBLICA

———— XIV LEGISLATURA ————

166a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

MARTEDÌ 7 MAGGIO 2002

(Pomeridiana)

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Presidenza del presidente PERA,

(1285) Ratifica ed esecuzione del Trattato di Nizza che modifica il Trattato sull’Unione europea, i Trattati che istituiscono le Comunità europee e alcuni atti connessi, con atto finale, protocolli e dichiarazioni, fatto a Nizza il 26 febbraio 2001

MARINO (Misto-Com)

PRESIDENTE

MARINO (Misto-Com)

Signor Presidente, oggi, nel momento in cui il Senato si accinge a ratificare il Trattato di Nizza, noi comunisti italiani, nell’esprimere un voto favorevole ma critico in quanto siamo delusi per i risultati raggiunti rispetto alle aspettative, avvertiamo l’esigenza di compiere alcune valutazioni sul contenuto di questo Trattato.

. Signor Presidente, appena pochi mesi fa, nel novembre del 2001, Camera e Senato hanno votato, praticamente all’unanimità, la risoluzione per il vertice di Laeken con la quale veniva dato pieno sostegno all’obiettivo della costruzione politica dell’Europa rafforzando il ruolo dei Parlamenti nazionali e di quello europeo nella elaborazione delle necessarie riforme. Successivamente, sono stati nominati i membri della Convenzione incaricati di scrivere la Costituzione europea.. Ne ha facoltà.. Domando di parlare per dichiarazione di voto. (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale)

Innanzitutto, non possiamo non esternare alcune riflessioni critiche sull’inefficacia del metodo intergovernativo con il quale è stato elaborato il Trattato di Nizza che speriamo sia l’ultimo elaborato in tal modo. Vi sono state resistenze da parte di Governi che restano ancora prigionieri della sola logica del mercato, in contrasto con i processi in corso che rendono irreversibile, dopo l’Europa monetaria, la costruzione dell’Europa politica che avrà nel 2004 la sua costituzione.

Noi Comunisti Italiani avremmo desiderato ed auspicato più coraggio e più fiducia a Nizza nell’elaborazione del Trattato ed ecco perché esprimiamo la nostra insoddisfazione: è mancato il coraggio di accelerare e rendere meno distante l’Europa unita, unica strada per superare i conflitti nazionali, per affrontare i problemi che la globalizzazione pone e per ridare un ruolo forte al vecchio continente impedendone il tramonto.

Presidenza del vice presidente FISICHELLA

(Segue MARINO). Sono evidenti le lacune del Trattato, frutto di un compromesso raggiunto faticosamente alla vigilia dell’allargamento dell’Unione europea. Non possiamo preliminarmente, tra i punti deboli del Trattato che ci apprestiamo a ratificare, non rilevare la ancora troppo ampia area delle decisioni all’unanimità, consapevoli che il voto all’unanimità implica di fatto un potere di veto da parte degli Stati membri dissenzienti.

Mentre viene mantenuto il voto all’unanimità per tutte le disposizioni in materia fiscale, per il coordinamento dei regimi di sicurezza sociale e per la politica sociale, è invece poco esteso l’ambito di applicazione del voto a maggioranza qualificata in sede di deliberazioni del Consiglio. Da questo punto di vista il Trattato di Nizza segna ancora il passo, a nostro avviso. Resta tutta la complessità delle decisioni in seno al Consiglio anche per le modifiche alle modalità di determinazione della maggioranza qualificata ed inoltre la Carta dei diritti fondamentali, pure adottata, resta comunque fuori del Trattato.

Il Parlamento europeo non vede attuate le sue aspirazioni a maggiori poteri di codecisione, anche se l’articolo 1 del Trattato di Nizza, che sostituisce l’articolo 7 del Trattato sull’Unione europea, prevede espressamente che, su proposta tra l’altro del Parlamento europeo, il Consiglio può constatare l’esistenza dei rischi di violazione grave dei princìpi costitutivi dell’Unione europea da parte di uno Stato membro.

Non siamo così poco realisti da non comprendere il perché sia stato previsto un più ampio ricorso alle cooperazioni rafforzate in relazione ai problemi che l’allargamento potrebbe porre, né ci sfugge l’importanza di alcune decisioni assunte in materia di sicurezza comune, ma bisogna andare oltre i confini tracciati a Nizza per rispondere alle aspettative dei cittadini, soprattutto delle nuove generazioni.

Una recentissima ricerca del CNEL ha confermato che l’85 per cento degli italiani ha fiducia nell’adesione all’Unione europea ed auspica un’Europa più unita, con una comune politica estera e di difesa. Da questo punto di vista, noi Comunisti Italiani giudichiamo un grave errore il rifiuto, da parte del Governo, di aderire al progetto relativo all’Airbus, che avrebbe potuto rappresentare un primo significativo passo verso l’integrazione anche della nostra industria nell’opera di costruzione di una difesa comune.

Con l’euro in tasca, già tantissimi italiani, soprattutto giovani, hanno avvertito i vantaggi di non pagare più commissioni per il cambio della propria valuta nazionale, hanno potuto, nei diversi Paesi dell’Unione europea, confrontare i prezzi dei beni in relazione ai salari, ma soprattutto hanno avvertito la coscienza di appartenere ad una comunità più vasta, senza per questo rinunciare alla propria identità nazionale e culturale; con l’euro in tasca, gli italiani si sono sentiti psicologicamente ancora più europei.

Ecco perché bisogna andare oltre i confini di Nizza ed affrontare i più grandi temi, quelli certamente della struttura istituzionale, ma anche quelli del governo dell’economia, che non può essere affidato solo alla Banca centrale europea. Occorre cioè costruire, dopo l’Europa monetaria, l’Europa sociale. Rafforzare il modello sociale europeo è anche una forma di resistenza ad una globalizzazione che acuisce il divario tra Paesi ricchi e Paesi poveri ed insieme un punto di riferimento per le stesse lotte dei lavoratori dei Paesi in via di sviluppo.

L’Europa è l’unico strumento per incidere su questo processo di globalizzazione imponendo delle regole. L’Italia deve portare in Europa l’esigenza di una globalizzazione dal volto umano, non solo essendo, ma continuando ad essere all’avanguardia nella cancellazione del debito dei Paesi poveri, nella lotta contro la malnutrizione, la fame e l’AIDS e nel rilanciare il discorso sulla Tobin tax e sulla cooperazione allo sviluppo. Deve soprattutto far sì che l’Europa apra sempre di più il proprio mercato alle merci dei Paesi poveri, e non solo quindi alle materie prime, in uno scambio giusto e solidale.

Il segretario generale dell’ONU Kofi Annan proprio in quest’Aula ha ricordato che l’Europa impegna ben più del 6 per cento della propria ricchezza per varie misure protezionistiche, e non solo di carattere doganale, e che la rimozione di tali misure è il fatto più importante per aiutare i poveri dei Paesi sottosviluppati.

Occorre altresì un’azione concordata da parte dei Paesi dell’Unione europea per l’adozione di una linea comune anche in seno al Fondo monetario internazionale e alla Banca mondiale, come ha testé ricordato il presidente Amato.

Il Fondo monetario, che attualmente conta 183 membri, ha tra i vari compiti anche quello dell’assistenza finanziaria ai membri deboli al fine di favorire politiche economiche di risanamento. L’organo decisionale del Fondo – come è noto – che è costituito dai rappresentanti di tutti i Paesi membri, delibera non in base al principio "uno Stato un voto", ma secondo maggioranze corrispondenti all’entità delle quote di capitale sottoscritto, il che comporta un conseguente peso determinante dei Paesi ricchi e degli Stati Uniti in particolare. Questo meccanismo decisionale è ovviamente contestato dagli stessi Paesi in via di sviluppo che fanno parte del Fondo monetario internazionale, i quali invocano nuove regole per facilitare la cooperazione tra i Paesi ricchi ed i Paesi poveri.

Occorre che il Ministro dell’economia, che rappresenta il nostro Paese nel Fondo monetario internazionale, assuma una linea anche di politica monetaria solidale verso i membri più deboli. Occorre soprattutto – a nostro avviso – che il Governo italiano intraprenda tutte le iniziative a livello europeo perché i Paesi membri dell’Unione europea possano coordinare la loro azione all’interno del Fondo monetario e perché i rappresentanti dei Governi europei svolgano un’azione coordinata e congiunta in tutti i settori di competenza del Fondo monetario, e soprattutto in quello che concerne l’assistenza finanziaria ai membri deboli, per favorire politiche economiche di risanamento.

Occorre altresì convergere al più presto su una piattaforma comune di politica estera, in modo che l’Europa possa assumere un ruolo forte di protagonista, di partner autorevole nelle crisi internazionali, a cominciare dalla questione israeliano-palestinese che angoscia tutti quanti noi. Dopo che tanti altri Stati membri hanno già provveduto alla ratifica, anche il Parlamento italiano deve ora provvedere alla ratifica di questo Trattato, che pur rappresenta un piccolo passo in avanti nella costruzione europea, per non creare soluzione di continuità con una linea di politica europea che viene da lontano.

Quindi, il sì dei Comunisti Italiani alla ratifica del Trattato di Nizza è critico, ma coerente con le posizioni convintamente europeiste assunte in tutti questi anni per la costruzione di una Europa politica giusta sul piano sociale, libera, democratica e che operi per la pace e la collaborazione tra i popoli. Altrettanta coerenza chiediamo soprattutto al Governo nel suo complesso, dal momento che non tutte le sue componenti dimostrano di credere nell’Europa. Lo stesso ritardo con il quale si provvede alla ratifica del Trattato è il risultato anche del dissenso che si è manifestato all’interno della compagine governativa.

Bisogna abbandonare ogni euroscetticismo, ogni posizione equivoca ed ambigua. Di fronte ai nuovi problemi che avanzano ed al mutato contesto internazionale, non c’è da difendersi dall’Europa, bensì occorre volere più Europa.