LA CRISI DELLA FIAT

LA CRISI DELLA FIAT

Da tremila a cinquemila lavoratori in esubero

Manuela Palermi

Roma, 15 maggio 2002

Quelli non più giovanissimi ricordano certo il blocco dei cancelli alla Fiat e la famosa "marcia dei quarantamila" negli anni 80, ed il peso che quella sconfitta ha avuto poi per tutto il movimento operaio italiano. Per questo chi a quella scuola si è formato, alla scuola delle lotte operaie – intendo – segue con ansia la crisi della casa torinese.
Fiat Auto, nel bene e nel male, ha sempre profondamente segnato sia l’economia che la condizione operaia in Italia. Stavolta probabilmente la situazione è anche più grave che nel passato. Perché ogni volta che s’è presentata una crisi – e se ne sono presentate parecchie – la Fiat è riuscita a tirarsene fuori attingendo da Mediobanca, allargando la presenza di capitale straniero (vedi Libia), mettendo in cassa integrazione (e quindi utilizzando soldi della collettività) i lavoratori, che poi finivano in prepensionamento o licenziati.

Ma da allora molte cose sono cambiate nel panorama economico italiano. In poco più di tre mesi, la Fiat ha perso 529 milioni di euro, Mediobanca non è più capeggiata da Cuccia (che in più di un’occasione, nel passato, ha tirato fuori dalle secche l’avvocato Agnelli), e l’azienda finanziaria degli Agnelli, l’Ifi, sembra non avere alcuna intenzione di sborsare altri soldi.
Paolo Fresco e Paolo Cantarella, i due manager che dirigono l’azienda torinese, giurano su un pareggio dei conti per la fine del 2002. Ma a fronte dei debiti che s’accumulano e della poca fortuna sui mercati delle automobili Fiat, l’ottimismo sembra francamente eccessivo. E infatti si stanno mettendo in vendita i gioielli di famiglia: dai palazzi della Toro al Comau a parte della Ferrari, la quale verrebbe anche quotata in borsa. Ma soprattutto, come negli anni 80, torna per i lavoratori e le lavoratrici della Fiat lo spettro dei licenziamenti. Che, stavolta, metterebbe sul lastrico dai tremila ai cinquemila lavoratori.
Mirafiori, la fabbrica cuore di Fiat Auto, è negli ultimi anni molto cambiata. La composizione operaia, un tempo piuttosto anziana, è fatta oggi di moltissimi giovani e di molto lavoro precario, quello che il governo Berlusconi-Fini-Bossi considera un toccasana per l’occupazione del paese, quello su cui Maroni (quello dell’articolo 18) si impegna a fondo, tanto da aver pubblicato un famoso libro bianco, quello che s’è inventato il lavoro ad intermittenza, ad interim e quant’altro, tutti termini per nascondere la vera sostanza del problema: lavoro incerto, mai sicuro, che rende la condizione dei lavoratori sempre precaria e condizionabile.
Questi giovani che compongono la nuova classe operaia di Mirafiori e delle altre aziende del gruppo, il 23 marzo erano a Roma ed hanno sfilato al fianco dei loro compagni più anziani per la certezza dei diritti dei lavoratori. Si trovano oggi ad affrontare una situazione drammatica e per loro inedita. E’ bene che sappiano da subito che saremo al loro fianco, che li aiuteremo in una battaglia che si annuncia difficilissima. Saremo con loro e con i sindacati che li rappresentano.