LEGGE BOSSI-FINI

LEGGE BOSSI-FINI

Dichiarazione di voto di Oliviero Diliberto alla Camera: «Questa è una legge razzista!»

Ufficio stampa

Roma, 4 giugno 2002

Riportiamo integralmente l’intervento del nostro segretario Oliviero Diliberto, comprese le interruzioni, che testimoniano più di qualsiasi parola il clima di intolleranza e di faziosità presente in Parlamento da parte delle forze politiche che fanno parte della maggioranza di centrodestra.

Oliviero Diliberto. Signor Presidente, onorevoli colleghi, state per approvare una legge che disonora l’Italia.
Un Paese – il nostro – che per quasi un secolo è stato terra di emigranti, di milioni di donne e di uomini costretti a costruirsi una vita all’estero, ad imparare una lingua straniera, ad adattarsi ad accettare lavori che i cittadini di quei Paesi non volevano più fare. Emigranti e, il più delle volte, emarginati, vissuti come diversi, come inferiori. Sulle porte dei bar della civilissima Svizzera era scritto: vietato l’ingresso agli italiani ed ai cani. Lo avete dimenticato. Un paese come il nostro avrebbe dovuto varare una legge rispettosa dei lavoratori e dei cittadini ospiti dell’Italia. Invece approvate una legge iniqua, non degna di un paese civile.

I lavoratori regolari – e sono tanti, onesti, spesso già ben integrati – vengono, viceversa, resi instabili, incerti, privi di sicurezza sul proprio destino. Gli irregolari sono parificati ai criminali, con la reclusione immediata, senza il riconoscimento di diritti, di tutele inalienabili per chiunque e, d’ora in avanti, chi assiste gli irregolari compirà un reato: sono le moltissime associazioni, i volontari italiani, che svolgono opera d’accoglienza e d’assistenza per gli extracomunitari, la gran parte delle quali appartiene alle organizzazioni cattoliche. Le famiglie degli immigrati non potranno più ricongiungersi, negando, ancora una volta, un diritto inalienabile della persona, alla faccia dei tanti sepolcri imbiancati della destra che parlano e sparlano di tutela della famiglia. Evidentemente, se la famiglia ha un colore della pelle diverso dal nostro, non vale nulla, non è più famiglia; perché gli immigrati non sono persone, sono merci, dal vostro punto di vista.
Si certifica, con questa ignobile legge, l’esistenza di donne e di uomini di categorie diverse, di serie A e di serie B, come nel caso, veramente aberrante, delle impronte digitali, degne di uno Stato di polizia. È una misura ingiustificata, perché esiste già nel nostro ordinamento una norma che prevede la rilevazione delle impronte per chi si rifiuta di fornire le proprie generalità, e, al contempo, odiosa, perché contraddice, in modo clamoroso, il principio di uguaglianza di tutti davanti alla legge. Questa legge si può dunque definire in un solo modo: è una legge razzista.
Non è così che si affronteranno positivamente i problemi grandi e serissimi posti dai fenomeni migratori dei nostri tempi.
Credo che sia tempo di dichiarare la verità: solo attraverso una progressiva integrazione degli immigrati nella nostra società avremo anche più sicurezza per i nostri concittadini. Più diritti avranno gli extracomunitari – maggiori tutele, maggiore integrazione, garanzie – e meno saranno spinti ai margini della società, verso la devianza e, quindi, in ultima analisi, verso la delinquenza.
Voi dite che occorre contrastare la criminalità con una odiosa equazione: immigrati uguali criminali, alimentando, in questo modo, irresponsabilmente, la paura, il più delle volte irrazionale, del diverso, di chi ha un colore più scuro della pelle, una differente religione, costumi lontani dai nostri. Sarebbe stato, viceversa, necessario avviare una politica seria di segno opposto a quello voluto dal governo, perché va favorita l’emersione dalla clandestinità, mentre, in questo modo, riducendo la possibilità delle regolarizzazioni, si alimenterà ancora di più la clandestinità e, in ultima analisi, proprio la delinquenza e la criminalità.
Gli immigrati sono una risorsa – e non solo economica – per il Paese. Vanno certamente colpiti quelli che delinquono. Chi vi parla è stato il primo, da ministro della Giustizia, ad applicare l’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario – il carcere duro, per intenderci – contro la mafia albanese.
Ma la stragrande maggioranza degli immigrati è gente onesta e disperata, che andrebbe aiutata, non criminalizzata. Ma questo è il governo che abbiamo e la cosa più odiosa…
(si sentono schiamazzi in aula provenienti dai settori della Lega)
Maura Cossutta. Collega Cè…
Oliviero Diliberto. Le reazioni scomposte della Lega mi fanno soltanto onore, ma chiederei al presidente…
Presidente. Onorevoli colleghi, per cortesia!
Oliviero Diliberto. …almeno la garanzia del mio diritto a parlare.
Presidente. Certo, onorevole Diliberto, ma poiché nei banchi dei Verdi noto la stessa rumorosità, allora il problema vale per tutti.
Oliviero Diliberto. Non vorrei che si fosse confuso con il colore della Lega, signor presidente.
Presidente. Onorevole Diliberto, lei ha ragione a sollecitare un mio richiamo e io mi associo: per cortesia, colleghi, statevene un po’ tranquilli!
Marco Boato. Il problema non erano i Verdi, ma la Lega, signor presidente!
Presidente. Ho capito, onorevole Boato, ma…
Pier Paolo Cento. Allora richiami Cè!
Presidente. Onorevole Cento, se l’onorevole Diliberto chiede, come è giusto, una certa attenzione, richiamo la Lega, i Verdi e chiunque altro sia disattento! Prego, onorevole Diliberto, le chiedo scusa.
Oliviero Diliberto. No, prego, signor presidente! In questo modo, quelli che fanno schiamazzi si autoqualificano!
La cosa più odiosa, colleghi – mi rivolgo anche a voi, colleghi della Lega – è che molti esponenti della destra italiana, da anni, si riempiono la bocca con parole come garantismo e diritti: diritti degli imputati, diritto alla difesa, eccetera, i quali sono bensì sacrosanti – per carità! -, ma se sono riconosciuti a tutti, dal presidente del Consiglio all’ultimo degli extracomunitari; altrimenti, signori del governo, non si possono denominare diritti: si chiamano diritti se sono di tutti, ma se sono soltanto di pochi si chiamano privilegi, di classe o di casta! Se fai parte della classe dirigente, godi dell’impunità; se non ne fai parte, tolleranza zero, dall’articolo 18 dello statuto dei lavoratori a quest’odiosa legge sull’immigrazione!
Ecco perché non ho paura ad affermare che questo è il governo dell’illegalità, un governo che disonora le tradizioni civili del nostro paese! L’unica cosa che dovreste fare è vergognarvi.