VERTICE FAO

VERTICE FAO

Il PdCI aderisce alla mobilitazione dei movimenti sociali in occasione del vertice mondiale sull’alimentazione

Iacopo Venier*

Roma, 5 giugno 2002

Nel 1996 in occasione del precedente vertice della FAO il presidente Fidel Castro, in un brevissimo ma straordinario intervento, aveva denunciato con grande chiarezza l’enorme ipocrisia che sta dietro un mondo sviluppato che da un lato elargisce qualche caritatevole contributo contro la fame e dall’altro sviluppa quegli strumenti economici che provocano il fenomeno. A sei anni di distanza l’obiettivo, anch’esso discutibile per la sua parzialità, della riduzione del 50% del numero degli esseri umani che soffrono la fame non solo non è stato raggiunto ma in qualche modo è ancora più lontano. Questo tipo di globalizzazione economica ha alimentato lo sfruttamento dei paesi più poveri diffondendo la malnutrizione, la desertificazione, l’impoverimento del patrimonio genetico ed alimentare. Questo vertice della FAO dovrebbe quindi prendere atto che ci sono precise ed individuabili responsabilità politiche che impediscono alla stessa FAO di operare per affrontare il problema.

I finanziamenti al programma per la sicurezza alimentare sono ridicoli. Se l’entità di questi fondi viene poi rapporta alle dimensioni delle spese militari o ai benefici che le multinazionali traggono dallo sfruttamento del divario alimentare è evidente che siamo di fronte ad uno scandalo. E’ davvero indegno che qualcuno dei paesi del primo mondo abbia l’impudenza di presentarsi a questo vertice senza assumersi le responsabilità del fallimento. Anche il nostro paese non è da meno. Noi come partito ci siamo battuti, con altri ed affrontando non poche difficoltà, perché nelle leggi finanziarie fosse stabilito uno stanziamento decente per il raggiungimento di questo obiettivo. Abbiamo anche strappato alcuni parzialissimi risultati nelle finanziarie dell’Ulivo. Non si può dire però che il nostro paese possa presentarsi con le carte in regola a questo appuntamento. In realtà per affrontare il problema bisogna porre in discussione le regole di questo modello di sviluppo e gli interessi che lo regolano. Senza questa disposizione politica l’occuparsi della fame è nel migliore dei casi un atto di carità ipocrita. Per questo saremo con i movimenti sociali al corteo di sabato e nelle giornate di mobilitazione che accompagneranno il vertice. Le organizzazioni contadine del sud del mondo, gli operatori dello sviluppo sostenibile, le forze critiche che operano al Nord come nel Sud del pianeta sono nei fatti gli interlocutori più credibili per una seria politica contro la fame. Noi siamo e saremo insieme a loro.

*responsabile del Dipartimento Politiche Internazionali