Intervento sulla partecipazione italiana ad operazioni militari

SENATO DELLA REPUBBLICA

XIV LEGISLATURA

185ª SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

MARTEDÌ 11 Giugno 2002

Presidenza del presidente PERA,

indi del vice presidente CALDEROLI

DISEGNI DI LEGGE

Seguito della discussione e approvazione:

(1466) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 aprile 2002, n. 64, recante disposizioni urgenti per la prosecuzione della partecipazione italiana ad operazioni militari internazionali (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale)

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, noi Comunisti Italiani non voteremo a favore di questo provvedimento legislativo che prolunga la partecipazione italiana alle operazioni militari internazionali. Ognuno di noi sa di vivere un processo complesso in un contesto profondamente mutato; ognuno di noi auspica che siano sempre di più i Paesi chiamati ad assicurare attivamente pace, sicurezza, progresso e certamente non solo della nostra aerea geografica.

Voteremo contro il provvedimento al nostro esame che mette insieme varie operazioni, tra cui quella denominata «Enduring Freedom». Ricordo che noi senatori del Partito dei Comunisti Italiani non abbiamo esitato un solo momento ad esprimere piena solidarietà al popolo americano per l’infame attacco terroristico subito l’11 settembre. Dicemmo, però, chiaramente sin d’allora che eravamo contrari alla partecipazione italiana, tra l’altro nemmeno ufficialmente richiesta, a quella operazione militare, ritenendo che la guerra sia sempre una strategia sbagliata per sradicare il terrorismo. La lotta al terrorismo va condotta sempre, anche con la forza, con tutti i mezzi (finanziari, politici, diplomatici), ma la lotta al terrorismo è una cosa e la guerra è ben altra.

Signor Presidente, voglio qui ricordare come la lotta al terrorismo si svolga anche stanando i santuari finanziari che lo alimentano e da questo punto di vista non credo – anche in relazione alle dichiarazioni rese dal Presidente del Consiglio in quest’Aula di voler rispettare la risoluzione n. 1373 del Consiglio di sicurezza dell’ONU, relativa al blocco dei fondi del terrorismo – che poi i provvedimenti assunti da questo Governo (come quello sul rientro dei capitali dall’estero, con i connessi problemi dell’anonimato, oppure quello sulle rogatorie o sulla depenalizzazione del falso in bilancio) vadano in direzione di una lotta coerente contro il terrorismo anche sul piano finanziario.

Pertanto, noi diciamo no ad un ulteriore impegno finanziario e militare dell’Italia per la partecipazione alle operazioni militari all’estero e, in particolare, a quella denominata «Enduring Freedom». Tra l’altro, l’attuale Governo sinora non ci ha dato alcuna informazione puntuale sui risultati concreti che sarebbero stati raggiunti in quell’operazione, sui rischi di estensione dei conflitti, sulle condizioni di vita di quelle popolazioni.

Al contrario, il Governo a Pratica di Mare ha assunto addirittura una posizione possibilista sull’intenzione degli Stati Uniti d’America di un attacco a Paesi in possesso di armi di distruzione di massa, con specifico riferimento all’Iraq.

Il nostro voto è contrario per quelli che vengono definiti i «dintorni» del problema, per ciò che non viene detto ma che tutti sanno. Il presidente Bush infatti ha fatto intendere chiaramente che gli Stati Uniti d’America combatteranno fino in fondo la battaglia contro il cosiddetto asse del male, ipotizzando anche l’utilizzo di armi atomiche in situazioni limitate, ove un eventuale attacco terroristico sul territorio USA sia ricollegabile a quelli che vengono definiti Governi canaglia.

È stato teorizzato che la migliore difesa è l’attacco. Il quotidiano «The Washington Post» ha scritto testualmente: «I nostri nemici devono capire che qualunque danno ci possano infliggere, la rappresaglia USA provocherà distruzioni di gran lunga superiori». Gli Stati Uniti, come in Afghanistan, preferiscono coalizioni a «geometria variabile» e le loro scelte unilaterali, a mio avviso, costituiscono un grosso pericolo per la pace. In sostanza, gli USA decideranno da soli; tutt’al più consulteranno eventuali alleati prima di passare all’azione, e poi chi ci sta ci sta!

Di qui l’esigenza, colleghi, di pensare seriamente alla costruzione di un’Europa politica autonoma in quest’area geografica, che abbia una propria politica estera e di difesa, non certamente in funzione antirussa, antiamericana o antiislamica, e una voce più forte sui temi della politica internazionale.

Dunque, per gli Stati Uniti il problema non è se attaccare l’Iraq, ma quando attaccare. Tale attacco inevitabilmente finirà per rafforzare ulteriormente quelle esigue minoranze che ricorrono al terrorismo. Tutta l’area mediorientale potrebbe diventare una polveriera con la possibile apertura di uno scenario apocalittico.

Lo stesso Samuel Huntington, il teorico dello «scontro di civiltà», ha messo in guardia i Paesi occidentali dal commettere l’errore di spingere tutti i Paesi arabi da una parte. «Questo sì sarebbe un fatto estremamente pericoloso!», ha sostenuto Huntington.

Allora il problema vero è questa nuova alleanza allargata di cui si è parlato a Pratica di Mare. Contro chi si rivolge? È contro l’asse del male, secondo l’elenco dei «Paesi canaglia» stilato dagli USA? È contro la Cina? È contro il mondo islamico? Servirà ad evitare il conflitto indo-pakistano? Riuscirà quell’alleanza allargata a contribuire ad una soluzione politica, ad una pace giusta in Palestina, sulla base del principio «due popoli, due Stati»? Riuscirà ad evitare l’esplosione della polveriera mediorientale?

Dopo l’11 settembre, si è realizzata una grande coalizione nella lotta al terrorismo internazionale, comprendente, oltre alla Russia, la Cina, l’India, Cuba e tanta parte dei Paesi arabi. Da qui bisogna partire per la soluzione dei problemi.

Persistono quindi interrogativi angoscianti, che riguardano i nodi internazionali non sciolti. La sicurezza non può essere affidata solo al potere della forza militare. La lotta al terrorismo internazionale, la lotta contro la criminalità organizzata non la si potrà vincere solo con l’intelligence e con le altre misure pure necessarie, ma soprattutto ricercando eque soluzioni politiche ai problemi.

Di qui il voto contrario dei Comunisti Italiani, perché siamo contrari ad una continuazione e, soprattutto, ad un allargamento del conflitto. (Applausi dai Gruppi Misto-Com e Misto-RC).