Dichiarazione di voto sul progetto di allargamento della Nato

Dichiarazione di voto all’Assemblea Parlamentare NATO

sul progetto di dichiarazione concernente "l’allargamento della NATO"

presentato da Peter Viggers (Regno Unito)

Non voterò a favore del progetto di risoluzione. Ognuno di noi sa di vivere un processo complesso in un contesto profondamente mutato ed auspica che siano sempre di più i Paesi chiamati ad assicurare attivamente pace, sicurezza e progresso, e certamente non solo in questa area geografica.

La NATO non esiste più: nessuno apertamente lo dice!

Lo stesso Presidente Bush ha ammesso che è superato il "concetto originario dell’Alleanza". Se il "concetto" non è lo stesso di quello della guerra fredda, se la struttura politica dell’Alleanza e l’area geografica si allargano sino a comprendere i Paesi ex-nemici ed i territori rispettivi, allora bisogna prendere atto che la NATO è già superata ed anche la stessa denominazione NATO è anacronistica.

Anziché decretarne la fine, la NATO invece si allarga sempre di più. Il mio voto è contrario per quelli che sono i "dintorni" del problema, per quello che il testo della risoluzione non dice, ma che tutti sanno. Il Presidente Bush ha fatto intendere chiaramente che gli USA combatteranno sino in fondo la battaglia contro l’Asse del male ipotizzando anche l’utilizzo di armi atomiche "in situazioni limitate" ove sia ricollegabile a questi Governi-canaglia un eventuale attacco terroristico sul territorio USA.

E’ stato teorizzato che la migliore difesa è l’attacco.

Il Washington Post ha scritto testualmente: "I nostri nemici devono capire che qualunque danno ci possano infliggere, la rappresaglia USA provocherà distruzioni di gran lunga superiori".

L’intervento contro l’Iraq è ritenuto inevitabile dagli Stati Uniti.

La NATO, anche allargata a livello regionale, non necessariamente sarà impegnata nelle crisi dal momento che gli USA, come in Afganistan, preferiscono coalizioni a geometria variabile senza mobilitare la NATO.

In sostanza gli USA decideranno da soli, tutto al più, come hanno promesso, consulteranno gli alleati prima di passare all’azione e poi "chi ci sta, ci sta!".

Per gli Stati Uniti quindi il problema non è se attaccare l’Iraq, ma quando attaccare.

L’attacco all’Iraq inevitabilmente finirà per rafforzare ulteriormente quelle esigue minoranze che ricorrono al terrorismo. Tutta l’area medio orientare potrebbe diventare una polveriera con la possibile apertura di uno scenario da apocalisse.

Quali allora gli obiettivi di una NATO sia pure allargata? Guai se questa Alleanza allargata dovesse essere intesa come una alleanza contro il mondo islamico.

Lo stesso Samuel Huntigton, il teorico dello "scontro di civiltà", ha messo in guardia i Paesi occidentali dal commettere l’errore di spingere tutti i Paesi arabi da una parte.

"Questo sì sarebbe un fatto estremamente pericoloso!".

Allora il problema vero è: contro chi si rivolge questa nuova Alleanza allargata? E’ contro l’Asse del male, secondo l’elenco dei Paesi-canaglia fatto dagli USA? E’ contro la Cina? Contro il mondo islamico? Servirà ad evitare il conflitto indo-pakistano? Riuscirà l’Alleanza allargata a contribuire ad una soluzione politica, ad una pace giusta in Palestina sulla base del principio "due popoli – due Stati"? Riuscirà ad evitare l’esplosione della polveriera medio-orientale?

Dopo l’11 settembre si è realizzata una grande coalizione nella lotta al terrorismo internazionale comprendente, oltre alla Russia, la Cina, Cuba, India e tanta parte dei Paesi arabi.

Persistono quindi interrogativi angoscianti che riguardano i nodi non sciolti. La sicurezza non può essere affidata solo al potere della forza militare. La lotta al terrorismo internazionale, la lotta contro la criminalità organizzata, ecc., non la si potrà vincere solo con l’intelligence e con le altre misure pure necessarie, ma soprattutto ricercando eque soluzioni politiche ai problemi.

Di qui il voto contrario. Luigi Marino