Per un progetto di formazione politica

Per un progetto di formazione politica

Paola Pellegrini
responsabile nazionale Formazione

Roma, 27 giugno 2002

Premessa
Questo documento è la base per una discussione del progetto di formazione politica del PdCI e per la programmazione dei relativi corsi. I corsi avranno inizio nell’ultima settimana del mese di luglio 2002, con l’apertura del primo seminario residenziale del corso rivolto ai giovani, dirigenti e militanti della FGCI e del Partito (25-28 Luglio con sede a Roma). La formazione politica può essere il tentativo di affrontare con occhi attenti e strumenti forti la realta’ e la storia, luogo di ricerca, studio e di sperimentazione di attività e di politiche di un partito che, dal suo secondo congresso ha assunto l’impegno e l’obbiettivo di costruire un nuovo Partito Comunista, nella fase di straordinari cambiamenti dell’inizio del terzo millennio. Un partito che, per questo, lavora a ritessere il filo di una cultura politica e di una tradizione che è stata propria dei comunisti italiani, o meglio della migliore tradizione dei comunisti italiani, un partito che, nonostante la Bolognina e i suoi epigoni, e nonostante l’illusione "antagonistica", a quella tradizione affida un compito non già di nobile conservazione di memoria, ma una nuova occasione di vitalità politica e culturale. Un partito che, per questo sta cercando di rinnovarsi culturalmente ed organizzativamente, appropriandosi anche degli strumenti che l’innovazione scientifica e tecnologica mette a disposizione del sapere e del fare, e che, per questo, non può pensare di organizzare il suo progetto di Formazione politica senza un vero e proprio "gruppo" di competenze: il Forum delle Competenze formative.

1 – La necessità e la domanda di formazione alla politica emergono con urgenza dalla nostra azione politica quotidiana. Nascono, in primo luogo, dalla percezione della distanza tra i compiti di orientamento politico e la capacità effettiva di ciascun militante e dirigente di farvi fronte. Ma, soprattutto, dalla crisi profonda del nostro sistema politico e dalle trasformazioni sociali in atto, a cui sentiamo di dover dare urgenti risposte con proposte politiche e strumenti analitici non rituali o propagandistici, coraggiosi e insieme rigorosi, in definitiva più adeguati a comprendere e a fronteggiare la natura dello scontro politico aperto in Italia ed in Europa, ed anche per tentare, finalmente, di fare il punto nel partito – ché in altri ambiti si sta comunque facendo – sulle vicende drammatiche che hanno investito, nell’ultimo decennio, tutta la sinistra europea, l’intero movimento comunista internazionale, dunque la nostra stessa identità politico-culturale. Le attuali modeste dimensioni della nostra organizzazione, pur costituendo una occasione per lavorare sulla militanza condizionano l’efficienza organizzativa e la capacità di azione politica del Partito, che oggi non può dirsi né un vero partito di massa, né un qualificato partito di quadri. Da qui l’urgente impegno per politiche sia di ampliamento sia di qualificazione del nostro quadro attivo. In questa direzione, la formazione rappresenta (solo) una delle leve per costituire sul territorio quelle "masse critiche" sufficientemente attrezzate, in grado di progettare ed anche attuare interventi politici effettivi, nell’ambito di competenza delle diverse articolazioni del Partito. Il progetto di formazione politica cui possiamo legittimamente aspirare, per le forze in campo e per gli strumenti politici e culturali di cui disponiamo, attualmente non è tale da permetterci quella parallela ed intrecciata attività di ricerca e di elaborazione autonoma che è stata il fondamento dell’esperienza politica e culturale di formazione dei quadri in tutti i partiti della sinistra e soprattutto nel PCI. Occorre dunque, realisticamente, prendere atto che non siamo in grado di sviluppare in modo del tutto autosufficiente un’attività di studio e formazione adeguata alle domande più pressanti dei tanti dirigenti e militanti, impegnati a costruire il Partito in condizioni difficili, dentro una vicenda politica convulsa che, da più di dieci anni, ha costretto tutti più all’"agire" che al "pensare". Questa, che ci appare, e per molti aspetti rappresenta realmente una limitazione e forse una vera e propria deprivazione politica e culturale, può diventare occasione di una salutare operazione "dialettica", in cui dall’esame degli aspetti negativi (in questo caso, ad esempio: il limiti e la scarsità delle risorse intellettuali e scientifiche, l’assenza di luoghi fisici propri e di risorse finanziarie forti) si produca la visione di quelli positivi che, oggettivamente emergono da un esame attento della realtà, e si riesca ad "usare" con duttilità, disponibilità al confronto, capacità di relazione, molti degli strumenti culturali e dei luoghi oggi esistenti nella società italiana. A partire dall’arcipelago, certo molto impoverito, delle associazioni e delle fondazioni di ricerca e delle riviste, sopravvissute nella crisi della sinistra, alcune delle quali mantengono vigore e prestigio pur se profondamente mutate nel profilo e spesso nelle finalità; dalle associazioni sindacali alle diverse associazioni culturali, alla grande articolazione democratica del sistema delle Autonomie locali e ai loro enti e istituti di ricerca e formazione; così come è da utilizzare al meglio la disponibilità e l’attenzione nei confronti del nostro partito di ricercatori e studiosi in generale, e di quella parte della comunità scientifica che resiste e lavora per difendere la democrazia e la cultura del socialismo, ed è impegnata a sviluppare quegli strumenti di comprensione teorica del pensiero di Marx, – impiegati certo nelle nuove condizioni, senza cecità dogmatiche e senza le rigidità di sterili ortodossie -, che ancora riteniamo indispensabili. E’ a queste risorse che il partito deve e può attingere con attenzione e continuità, mantenendo autonomia reciproca di indirizzo culturale e di giudizio politico. Attingere sia per mettere a punto specifici itinerari formativi, sia per lo svolgimento effettivo di corsi, lezioni, conferenze, convegni di studio. La coerenza degli orientamenti culturali o dei giudizi più propriamente politici con quelli del partito, ovviamente non è data a priori, anche perché ragioniamo di un arco di forze e di competenze (per l’appunto non solo interne) che, a vario titolo, rappresentano orientamenti diversi; questa pluralità e ricchezza di punti di vista e di ricerca, nello svolgimento stesso dei corsi, potrà essere non solo verificata, ma costituire essa stessa oggetto dello studio e dell’approfondimento critico, attraverso uno sforzo collettivo che cerchi di evitare forme di dannoso e confuso eclettismo teorico e culturale. La formazione è finalizzata a un’idea determinata di sinistra e di partito, quella che abbiamo delineato nei nostri documenti congressuali, risponde a esigenze politiche precise di miglioramento e di intensificazione dell’iniziativa politica, della capacità nell’azione dei dirigenti e dei militanti delle nostre organizzazioni, mentre dobbiamo sempre ricordare che la ricerca ha una sua autonomia che segue inevitabilmente proprie strade, non necessariamente convergenti sul breve periodo. Ma sono strade indispensabili per il nostro lavoro di formazione e vanno percorse con tutta l’attenzione ed il rigore di metodo e di contenuti di cui siamo capaci.

2 – La caduta del socialismo in Europa, soprattutto per il suo ruolo, anche simbolico, di alternativa all’imperialismo degli Stati Uniti; il consolidarsi degli USA come potere unico alla guida del capitalismo mondiale, l’attacco culturale ed ideologico alla storia delle classi subalterne e del movimento operaio, prima ancora che politica della destra: sono tutti fattori di una trasformazione storica che ha portato ad una crisi profonda la sinistra e in particolare i Partiti comunisti che si sono lacerati, poi spaccati e, faticosamente, in formazioni più o meno organizzate, ricostituiti. In questo percorso drammatico hanno preso piede sia forme di revisionismo storico, politico e culturale, sia veri e propri cedimenti sul piano della conduzione politica, dell’abbandono della propria funzione di rappresentanza di classe, troppo spesso anche la perdita della consapevolezza del proprio ruolo di garanzia democratica. Sono temi che appassionano, sollecitano, interrogano tutti noi, ma la richiesta di capire e di conoscere da parte dei giovani raggiunge livelli altissimi. Non saranno certo i corsi della nostra formazione a fare il punto sulla vicenda dei comunisti, in Italia ed in Europa, men che meno alla formazione deve essere demandata la prerogativa di costituirsi come sede, abusiva, della definizione della linea politica e dell’individuazione delle prospettive politiche. Bisogna però sapere che i corsi, in un modo o nell’altro, costituiscono, per motivi ovvi (che diremmo "ontologici"), lo spazio di una oggettiva "precipitazione" di tematiche e nodi politici, (ed anche teorici, pur se l’accademia non è la nostra finalità), luogo di incontro e di confronto di saperi, competenze, memorie, così come di legittime progettualità politiche e culturali, più o meno mature o definite nella sfera propria della decisione politica. Tutto questo entrerà prepotentemente, né potrebbe essere altrimenti, nell’offerta formativa e nella relazione docente – gruppo di studio, e nella stessa dinamica relazionale interna al gruppo. Insomma, anche la formazione politica, al pari di ogni altra attività educativa, è momento di una relazione pedagogica, che orienta e, appunto, forma, e che per questo, ed in quanto tale, dovrà osservare regole e metodi che ne permettano la riuscita in termini di crescita politica e culturale effettiva, senza stravolgerne le finalità e i limiti. Formazione come trasmissione di conoscenza ma anche e soprattutto educazione allo sviluppo delle capacità critiche e non già alle verità rivelate, allo studio ed alla autoformazione permanente, per far germogliare la consapevolezza che non si dà passaggio ad un superiore stato della coscienza senza un lavoro e senza una fatica intellettuale. Ci pareva doverosa questa lunga digressione sul tema della formazione, perché da parte dei giovani, in particolare, viene una domanda di conoscenza e di discussione, un bisogno quasi spasmodico di sapere, quasi una richiesta di aiuto (e forse lo è), per ricostruire una memoria, per capire la realtà della loro vita, oltre che per immaginare un futuro possibile di liberazione umana. Noi dobbiamo riconoscere questo bisogno, anche in quanto esso esprima sulla natura dei giovani che si affacciano alla vita e alla politica, in questo inizio di nuovo millennio segnato dalle culture dell’irrazionalità e del misticismo, dal ritorno in campo di fenomeni di integralismo nelle religioni e nelle concezioni etiche, ritorni che accompagnano sempre la prigionia culturale delle classi subalterne nelle fasi in cui la destra è capace di egemonia, e che stanno alla base della confusione politica e morale del nostro tempo. Dobbiamo cogliere e sostenere questa sete di conoscenza attraverso una formazione rigorosa ma, per così dire" libera", utile al loro fare, ma anche al loro essere, prima di tutto rispettosa del formarsi di una coscienza critica e di una vera possibilità di giudizio. Tutti hanno questo diritto, ma ai giovani va riconosciuto, crediamo, in via preliminare, in quanto il loro è prima di tutto il diritto a non essere strumentalizzati intellettualmente nella fase delicata e critica della loro maturazione, in un "mercato politico quotidiano", purtroppo prodigo di ben altri esempi. Nell’urgente richiesta di sapere e di conoscenza, dei giovani, dei nostri giovani militanti noi dobbiamo riconoscere la profonda, naturale aspirazione di ogni uomo alla propria crescita spirituale, intellettuale ed alla propria maturazione umana. Conoscenza di sé, dunque, solidale con la conoscenza degli altri, e con la presa di coscienza del divenire storico dell’umanità; per dirla con Gramsci, "dell’intenso lavorio di critica, di penetrazione culturale, di permeazione di idee" che prepara e attraversa ogni processo di trasformazione sociale. "Conoscere se stessi vuol dire essere se stessi, vuol dire essere padroni di se stessi, uscire fuori dal caos, essere un elemento di ordine, ma del proprio ordine e della propria disciplina ad un ideale. E non si può ottenere ciò se non si riconoscono anche gli altri, la loro storia, il susseguirsi degli sforzi che essi hanno fatto per essere ciò che sono, per creare la civiltà che hanno creato e alla quale noi vogliamo sostituire la nostra. Vuol dire avere nozioni di cosa è la natura e le sue leggi per conoscere le leggi che governano lo spirito." In questa prospettiva, la formazione politica può delinearsi come strumento di alfabetizzazione storico- filosofica, come ricerca di fondamenti analitici e conoscitivi, oltreché come strumento di conoscenza programmatica e di verifica della prassi politica, senza le quali non si dà identità ideale e di rappresentanza sociale per un partito comunista.

3 – Il nostro lavoro formativo muove da queste ipotesi circa l’identità della sinistra e la funzione del partito. Il progetto formativo può articolarsi in due sezioni fondamentali:
a) la formazione rivolta: alla conoscenza storico-filosofica del pensiero politico, all’approfondimento dei diversi ambiti della ricerca e dell’elaborazione teorica contemporanea necessari alla crescita della cultura politica del partito; alla conoscenza dei fondamenti politici, sociali economici della realtà italiana, europea e mondiale; all’innovazione della nostra cultura politica, nella verifica costante con i problemi politici reali del nostro tempo, fuori da ogni accademia, ma con piena aderenza alla realtà senza la cui conoscenza non si dà agire politico, ma solo ripetizione propagandistica di una ideologia.
b) la formazione rivolta al rinnovamento ed al miglioramento dei comportamenti organizzativi.