Comm. Istruzione: Dpef

ISTRUZIONE (7a)
MERCOLEDI’ 17 LUGLIO 2002
105a Seduta (notturna)

Presidenza del Presidente
ASCIUTTI

Interviene il sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca Valentina Aprea.

La seduta inizia alle ore 20,40.

IN SEDE CONSULTIVA

(Doc. LVII, n. 2) Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2003-2006.
(Parere alla 5ª Commissione. Seguito e conclusione dell’esame. Parere favorevole con osservazioni).

Si passa all’esame dell’articolo 2 e degli emendamenti ad esso riferiti, pubblicati in allegato al presente resoconto.

Il senatore MARINO illustra il complesso degli emendamenti presentati dalla sua parte politica soffermandosi innanzitutto sulla proposta di sopprimere l’intero articolo (emendamento 2.2). Egli ritiene infatti che l’articolo rechi una pericolosa confusione fra obiettivi e principi e criteri direttivi di una delega che giudica offensiva per il ruolo del Parlamento. Contesta dunque l’opzione del Governo, che esclude il Parlamento da una discussione approfondita sulle prospettive della scuola pubblica che pure ha rappresentato lo strumento principale di elevazione sociale, culturale e civile del Paese.

Deplora poi che nell’intero provvedimento manchi ogni riferimento alla scuola come luogo di formazione del cittadino, che invece ne dovrebbe essere l’obiettivo per antonomasia. Auspica quindi un sistema educativo di istruzione e formazione finalizzato alla formazione dell’uomo e del cittadino, nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, delle differenze e dell’identità di ciascuno, in coerenza con le disposizioni in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche e secondo i principi sanciti dalla Costituzione e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Auspica altresì che lo Stato sappia assicurare a tutti pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le conoscenze, le capacità e le competenze, generali e di settore, coerenti con le attitudini e le scelte personali, adeguate all’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro, istituendo scuole statali per tutti gli ordini e i gradi che garantiscano a tutti senza distinzione di ceto sociale, di sesso, di razza, di religione, la possibilità di un’istruzione e una formazione qualificate in una scuola democratica, laica e pluralista, nel rispetto dei principi costituzionali che prevedono altresì il diritto dei privati di istituire scuole ed istituti senza che ciò comporti oneri per lo Stato. Tale impostazione è stata tuttavia respinta in sede di articolo 1, a testimonianza del carattere di controriforma del provvedimento in esame rispetto al riordino avviato nel corso della scorsa legislatura.
Egli contesta poi la canalizzazione precoce, la soppressione dell’obbligo scolastico, i tagli al personale della scuola e le misure in favore della scuola privata, che si pongono in contrasto con le esigenze di sviluppo del Paese e con i principi di eguaglianza sanciti dalla Costituzione.
La riforma del Centro-Destra sembra infatti voler consentire solo ad un quinto della popolazione scolastica la fruizione di un’istruzione di alta qualità, abbandonando gli altri quattro quinti ad una scuola pubblica sempre più dequalificata.
Egli richiama quindi i tre obiettivi fondamentali della politica scolastica della scorsa legislatura: dinamicità della scuola pubblica come luogo insostituibile di formazione, innalzamento del livello di istruzione medio e adeguato rapporto fra scuola e lavoro. Ricorda altresì l’impegno profuso per l’innalzamento dell’obbligo scolastico, l’integrazione fra istruzione e formazione, l’autonomia scolastica e la riforma del sistema complessivo.
Si esprime poi in senso nettamente contrario alla sostituzione del concetto di obbligo scolastico con quello di diritto-dovere di istruzione e formazione che, a suo avviso, prelude alla cancellazione dell’obbligo. Critica altresì l’assenza dal comma 3 dell’articolo 1 di alcune tematiche fondamentali quali il riposo sabbatico dei docenti, l’assolvimento dell’obbligo scolastico e formativo, l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita.
Osserva conclusivamente che, se alcuni correttivi dovevano effettivamente essere apportati alla legge n. 30 a seguito della revisione costituzionale operata dalla legge n. 3 dello scorso anno, ciò non giustifica il ricorso alla delega, tanto più alla luce delle difficoltà di ordine finanziario che gravano sul suo cammino.