A tutti i parlamentari Pdci. Nota sul messaggio di Ciampi

A tutti i parlamentari Pdci. Nota sul messaggio di Ciampi

Gianni Montesano

Roma, 24 luglio 2002

Care compagne, cari compagni,
vorrei proporvi alcune considerazioni in merito al messaggio di Ciampi alle Camere sul tema dell’informazione.
Alcuni elementi sono ovvi: l’uso dello strumento del messaggio alle Camere segna la delicatezza e l’importanza della questione dell’informazione e del pluralismo. L’intero messaggio è pervaso da un forte richiamo al rispetto della pluralità delle opinioni politiche e fa riferimento anche ad uno "statuto delle opposizioni", segno della eccezionale anomalia tutta italiana in questo campo. Ovviamente il Presidente della Repubblica non cita lo strapotere di Berlusconi nei media e il nodo irrisolto del conflitto di interesse che sarà definitivamente insabbiato dalla legge.

Vorrei richiamare la vostra attenzione su alcuni punti più di merito:

Ciampi fa riferimento (pag 1, par 4) alla relazione annuale dell’Autorità garante nelle comunicazioni affermando che, nella stampa, sono rispettati i limiti anti trust. Nella stessa relazione il presidente dell’Autorità, Cheli, annuncia un’istruttoria su Rai e Mediaset per individuare un "eventuale superamento delle soglie di concentrazione di risorse stabilite dalla legge Maccanico (416/1990)". Nel 2000 i due poli Tv avrebbero superato il 30% delle risorse disponibili violando i limiti di legge ed entrando in posizione dominante; da tener presente che per risorse si intende, per Mediaset, pubblicità (totale 2000: 1850 mln di euro) e, per la Rai, canone, pubblicità e convenzioni (totale 2000: 2449 mln di euro). Di fatto Rai e Mediaset assorbono da sole oltre il 90% della pubblicità disponibile sul mercato Tv. L’Autorità aveva già svolto un’indagine che aveva individuate il superamento delle soglie di concentrazione nel 1997 ma aveva deciso (nel 2000) di non procedere in quanto si trattava di "sviluppo naturale delle azienda". Difficile che si possa ripetere questa formula e non parlare di violazione della legge.

Su questo punto segnalo che da tempo Rete4 dovrebbe cessare le trasmissioni terrestri e lasciare la frequenza ad altri soggetti, ma il provvedimento, oggetto di esame della Commissione UE, viene rinviato in continuazione da parte dell’Autorità.

Il Presidente della Repubblica parla di "necessarie politiche pubbliche" per accompagnare la transizione alle trasmissioni digitali del sistema delle comunicazioni (pag.4, par 2 e 3). Il problema è che, allo stato dei fatti, il passaggio alla tecnologia digitale non potrà avvenire entro quella data ma avrà, come tutte le trasformazioni tecnologiche, tempi più lunghi a meno di una forte spinta governativa al settore. La tecnica digitale consentirà, nel solo sistema televisivo, come minimo il quadruplicamento delle frequenze Tv e, ovviamente, dovrebbe segnare la fine automatica del duopolio Rai- Mediaset. Il ministro Gasparri parla di 2010 come anno di riferimento per la realizzazione della tecnica di trasmissione digitale, tuttavia propone, utilizzando il digitale come alibi, la revisione delle norme antitrust, cosa che favorirebbe ancora una volta Mediaset. Da una parte rallenta lo sviluppo industriale del settore, dall’altra accelera sulla deregulation.

Ciampi parla della necessità di una "legge di sistema" (pag. 4, par 4). Il governo la presenterà in autunno. Non è chiaro, invece, se il governo intenda presentare anche una riforma della RAI essendoci su questo tema posizioni discordanti nella maggioranza.
Questi due passaggi sono particolarmente delicati. Si registra negli ultimi tempi, una convergenza fra l’ Ulivo e la maggioranza su questi temi: l’Ulivo, ufficiosamente, vorrebbe avanzare una proposta di riforma RAI (oggi sempre più indifendibile) che prevede la vendita ai privati di una rete. Il tema della privatizzazione di una sola rete è controverso, certo gestita da questa maggioranza potrebbe aprire la porte a personaggi come Murdoch. Il Polo, con Gasparri, chiede con insistenza di rivedere tutte le norme antitrust a partire dal divieto di incrocio fra stampa e Tv sino agli affollamenti pubblicitari. La richiesta di eliminare il divieto di incrocio fra stampa e Tv è condivisa dall’Ulivo in quanto consentirebbe l’ingresso del gruppo Repubblica nel mondo della Tv.

Vi ricordo che lo scorso anno fu azzerato il progetto de La7 di creare un terzo polo Tv. L’acquisto di Telecom da parte di Tronchetti Provera portò alla dismissione dell’ambizioso piano (vi erano tutte le condizioni per realizzarlo) mantenendo La7 nelle stesse condizioni marginali in cui si trovava come TMC.

Nel suo messaggio Ciampi fa anche riferimento alle nuove competenze in materia delle Regioni (pag.5, par 2). Non è un caso che da alcuni mesi le Regioni del nord (con Formigoni e Ghigo in testa) chiedono una "Rai federale", che Gasparri ha ipotizzato la creazione di società miste "Rai e Regioni" per le trasmissioni decentrate e che la Lega ha vinto la sua battaglia per il Tg del nord (Tg3 delle ore 12, edizione da Milano tutta dedicata al nord).

Infine si accenna alla possibilità di affidare alla Commissione di Vigilanza compiti di verifica sul rispetto del pluralismo anche nel settore privato, oggi compito delegato (male) all’Autorità. Una proposta sposata anche da noi, dal centrosinistra e dalla stesso Confalonieri. Buona come ipotesi ma che andrebbe realizzata con i dovuti poteri sanzionatori e di verifica altrimenti si rischia la replica della legge sul conflitto di interesse. Questa ipotesi, apparentemente innovativa, potrebbe essere un buon alibi per lasciare intatto lo status quo delle reti Mediaset.

Il messaggio di Ciampi solleva indubbiamente la questione pesante del monopolio dell’informazione (un vero e proprio vulnus democratico) ma individua, non a caso, alcuni possibili terreni comuni (vendita di una rete Rai, eliminazione del divieto di incroci stampa e Tv) fra la gran parte dell’Ulivo e la maggioranza del Polo (un altro inciucio?). Infine sollecita interventi di riforma del sistema prima che tale sistema venga sancito esplicitamente illegale, vuoi dall’Autorità, vuoi dalla Commissione europea. Un conto è che tale illegalità venga denunciata politicamente dalle opposizioni e dai movimenti, altro è che essa venga dichiarata formalmente da una Autorità dello Stato.