Intervento su proroghe sfratti

SENATO DELLA REPUBBLICA
———— XIV LEGISLATURA ————

225a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

MARTEDÌ 30 LUGLIO 2002

(Antimeridiana)

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Presidenza del presidente PERA,

– Disegno di legge n. 1589 – Decreto-legge n. 122, recante proroghe in materia di sfratti (Approvato dalla Camera dei deputati – scade il 20 agosto 2002)

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, senatore Marino.

TURRONI (Verdi-U). Su che?

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, preannuncio il voto favorevole dei Comunisti italiani all’approvazione del provvedimento… (Brusìo in Aula. Richiami del Presidente).

CAVALLARO (Mar-DL-U). Chiedo scusa, signor Presidente, non si riesce…

PRESIDENTE. Cerchiamo di lasciar parlare il senatore Marino, perché ci sono diversi senatori che intendono intervenire in dichiarazione di voto.

CAVALLARO (Mar-DL-U). Signor Presidente, volevo chiedere a lei…

PRESIDENTE. Senatore Cavallaro, adesso ha la parola il senatore Marino, dopo di che gliela concederò.

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, dicevo che noi Comunisti Italiani approveremo il provvedimento. Siamo costretti ad approvare questa terza proroga, perché occorre assolutamente ridurre le tensioni abitative connesse agli sfratti per determinate categorie di locatari e ha ragione il senatore Fassone: è stata trascurata una politica sociale per la casa. Porto solamente un esempio.

Nel cosiddetto Patto per l’Italia non c’è una sola parola sulle esigenze abitative, non c’è nessun accenno al problema di una politica sociale per la casa. È vero che nel nostro Paese c’è un’alta percentuale di proprietari, ma, a maggior ragione, a nostro avviso, bisogna farsi carico del problema di chi la casa non ce l’ha: e sono ben 800.000 famiglie quelle che hanno fatto domanda per l’utilizzo del fondo sociale istituito con la legge n. 431 del 1998.

Come prova evidente di come sia stata trascurata la politica sociale per la casa, basta semplicemente una cifra: per il fondo sociale, cioè per i sussidi alle famiglie al fine di consentire loro di pagare l’affitto, era previsto storicamente in bilancio uno stanziamento di 335 milioni di euro; ora, con i vari tagli apportati con la finanziaria alle tabelle, si è registrata sostanzialmente una riduzione di questo fondo da 335 a 249 milioni di euro, prova lampante di come non si è voluti andare invece verso la prosecuzione di una politica di integrazione del reddito per consentire, ripeto, alle famiglie più disagiate, ai locatari che soffrono un particolare disagio, di poter usufruire di questo fondo sociale.

È vero che la legge obiettivo si propone l’incentivazione dell’edilizia, ma non è stata affiancata da altri provvedimenti, come quello di rifinanziamento e rafforzamento del fondo sociale, per affrontare il disagio abitativo.

Si parla tanto di famiglie, ma c’è un problema di giovani coppie, che molto spesso si trovano in una condizione di lavoro assolutamente precario, le quali si trovano nell’impossibilità di pagare o continuare a pagare l’affitto per il proprio appartamento. Guardate che è un problema – lo sapete bene, colleghi – che non riguarda ormai solo le grandi città ad alta tensione abitativa: riguarda anche i centri minori.

Non si può pensare di lasciare il tutto alla spontaneità del mercato. A nostro avviso, bisogna invece riscoprire l’esigenza di un intervento pubblico a tutti i livelli istituzionali e non solo in termini assistenziali, perché la casa, il tetto è parte integrante dello Stato sociale. E’ stato ben descritto dal senatore Malentacchi il vero e proprio dramma sociale, di cui le cronache dei giornali sono piene, che riguarda i portatori di handicap, le persone anziane, i soggetti a basso reddito.

Quindi, bisogna assolutamente rilanciare una politica per la casa potenziando il Fondo sociale di cui alla legge n. 431 del 1998, la cui sperimentazione è stata positiva, non apportando tagli, come è stato fatto con la finanziaria per il 2002 da questo Governo. Occorre rilanciare l’edilizia abitativa pubblica e privata; porre i comuni in condizioni di fornire risposte riqualificando il proprio patrimonio e acquisendo alloggi da destinare ai ceti meno abbienti; mettere le Regioni concretamente in grado di poter svolgere le proprie funzioni in materia di politica sociale per la casa; risolvere anche le questioni normative alle quali accennava il senatore Fassone; certamente realizzare il piano di costruzione degli alloggi.

Nel frattempo, c’è l’emergenza da affrontare; ecco perché non andava ridotto il Fondo sociale, ma potenziato per consentire alle famiglie a basso reddito di continuare a vivere nelle proprie abitazioni.