JOHANNESBURG

JOHANNESBURG

Una riflessione sul summit Onu per l’ambiente

Pino Chiezzi *

Torino, 12 settembre 2002

A dieci anni dall’Earth Summit sull’ambiente e lo sviluppo di Rio de Janeiro si è tenuto il Summit delle Nazioni Unite a Johannesburg.
Per chi come noi crede che o lo sviluppo è sostenibile o presto la terra sarà per tutti insostenibile, l’attesa per questo appuntamento mondiale era tanta.
Doveva essere il vertice delle politiche di attuazione dopo la denuncia al mondo intero avvenuta a Rio nel ’92 del dramma della povertà e della crisi ecologica e ambientale. Purtroppo non è stato così.
Certo, tra il nulla e l’essere riusciti a riaffermare alcuni principi quali l’esistenza della crisi del pianeta e la necessità del dialogo internazionale per risolverla convogliando per 10 giorni tutta l’attenzione dei mass media su Johannesburg, non si può che considerare comunque importante quanto accaduto in Sudafrica.

Ma un vertice lastricato di buone intenzioni e dichiarazioni di principio, con molti impegni morali e pochi obblighi economici e politici, è davvero troppo poco per un mondo che vive una realtà ormai indiscutibile di cambiamenti climatici repentini e che deve fare i conti con catastrofi naturali come quelle che, caso senza precedenti, hanno colpito in piena estate larga parte dell’Asia ed il cuore dell’Europa inondando città come Praga e Dresda.
Alcune cose positive come la firma sul protocollo di Kyoto di Cina e Russia, che ha reso ancora più evidente quanto l’assenza degli Stati Uniti sia frutto di una strategia, vincente anche a Johannesburg – niente accordi globali ma soli accordi bilaterali, niente vincoli bensì via libera all’autoregolamentazione dei mercati -, o l’accordo sul principio di precauzione sulle merci che dovrebbe consentire lo sbarramento a quei prodotti che non garantiscono gli standard di qualità, non cancellano la delusione: si poteva e si doveva fare di più.
Sull’acqua, il clima e le energie rinnovabili siamo alla retorica dei soli impegni morali ed alle esortazioni pleonastiche, così come per i diritti umani, le biodiversità, i pesticidi e la salute, quest’ultima sacrificata sull’altare di un accordo con USA e Vaticano che, in merito all’aborto, lascia senza risposte il dramma dell’AIDS in Africa, con tanta disperata determinazione posto al vertice dallo stesso Nelson Mandela.
Se a ciò aggiungiamo che nessuna definizione concreta è stata stipulata in materia di finanziamento ai paesi in via di sviluppo, sono ampiamente giustificati i giudizi complessivamente negativi sui risultati finali.
Che dire poi delle prese di posizione degli Stati Uniti d’America, veri pianificatori della pochezza degli impegni, arrivati a Johannesburg con la proposta Bush per debellare gli incendi nei boschi (tagliare tutte le piante!!) e ripartiti coperti dei fischi riservati al Segretario di Stato Colin Powel durante il suo intervento.
Si è contraddistinto particolarmente per la bassezza dell’intervento anche il Presidente del Consiglio italiano Berlusconi, che è riuscito a proporre la "computerizzazione" di massa ad un Paese dove non c’è l’acqua da bere e l’energia elettrica.
Importante il controvertice di Nasrec, che è riuscito a tenere insieme le molte ONG, i rappresentanti delle associazioni ambientaliste mondiali, le varie anime della sinistra internazionale e le rappresentanze dei paesi poveri.
Pur tra molte difficoltà, il controvertice ha reso chiare alcune priorità e alcuni temi sui quali si dovrà lavorare intensamente: l’acqua è il bene primario da garantire ai popoli della terra. Ridurre il numero delle persone (oggi sono 2,4 miliardi) che nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile sarà la vera conquista di civiltà e di democrazia del terzo millennio.
Dopo l’acqua la Pace, in un mondo sempre di più attraversato da venti di guerra devastanti. Senza pace non potrà esserci nessuno sviluppo compatibile, ma altre povertà, altre distruzioni, altri drammi ambientali nel pianeta.
E la pace si conquista anche consentendo l’autodeterminazione dei popoli: la scelta dei governi non può essere condizionata, vincolata o peggio ancora imposta dalle grandi potenze economiche e politiche mondiali.
Acqua, Pace e Autodeterminazione sono le parole d’ordine sulle quali costruire gli appuntamenti della politica mondiale dopo "l’altro vertice", che si è chiuso con una grande manifestazione che ha attraversato le strade dei Alexandra e che ha visto sfilare insieme tutti quelli che credono che non solo un altro mondo è possibile, ma assolutamente necessario.

* presidente gruppo Comunisti Italiani Regione Piemonte