Intervento in materia di contabilità pubblica

SENATO DELLA REPUBBLICA

XIV LEGISLATURA

234ª SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

MARTEDÌ 17 Settembre 2002

Presidenza del vice presidente DINI,

indi del vice presidente CALDEROLI

e del presidente PERA

DISEGNI DI LEGGE

Rinvio in Commissione:

(1492) AZZOLLINI ed altri. – Modifiche alla legge 5 agosto 1978, n. 468, relativamente alla denominazione e al contenuto della legge finanziaria. Delega al Governo in materia di conti pubblici

(1548) MORANDO ed altri. – Modifiche alla legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, relativamente al Titolo I, IV e V, in tema di riforma delle norme di contabilità pubblica

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, noi Comunisti italiani chiaramente condividiamo l’esigenza di migliorare e razionalizzare la normativa di contabilità vigente alla luce ed in coerenza con quanto stabilito dalla riforma del Titolo V della Costituzione, tant’è che abbiamo sottoscritto il disegno di legge di cui è primo firmatario il senatore Morando. Inoltre, non siamo certamente contrari a che i diversi livelli di governo siano impegnati a perseguire e a continuare lo sforzo di risanamento finanziario anche attraverso misure di coordinamento della finanza pubblica per responsabilizzare, ferma restando la precipua responsabilità del Governo nei confronti dell’Unione europea, anche gli enti appartenenti alle pubbliche amministrazioni all’obiettivo risanamento-sviluppo e quindi al rispetto degli impegni assunti in sede comunitaria.

Siamo anche d’accordo che si ritorni in Commissione per un esame più puntuale della problematica. Vorrei però aggiungere che il presidente Azzollini non ha specificato se poi in sede di Commissione si insisterà sullo strumento della delega che viene richiesta con il disegno di legge di cui egli è primo firmatario.

Tale provvedimento si sostanzia in una delega ampia sia per quanto concerne la revisione della materia dei conti pubblici di cui ai titoli IV e V della legge n. 468 del 1978, sia per quanto riguarda la ridefinizione del sistema della Tesoreria unica sulla base di princìpi e criteri direttivi, sia pure condivisibili, ma troppo vaghi e indeterminati perché il Parlamento si spogli di quella che è una sua precipua funzione, cioè stabilire princìpi e norme dell’ordinamento contabile.

In sostanza, si ritorna in Commissione; ma il Governo e la maggioranza, ed in particolare il presidente Azzollini e i firmatari di quel disegno di legge, insisteranno perché sia contemplato ancora l’uso della delega o invece si vorrà affrontare il problema anche alla luce dei contenuti del disegno di legge del senatore Morando ed altri, su cui costruire un consenso largo? Infatti, si tratta di regole che debbono valere al di là delle mutevoli situazioni e dei rapporti di forza tra maggioranza e opposizione.

Come poi insistere sulla delega al Governo, quando questo stesso Governo, come ora ha ricordato il senatore Morando, non esita con un decreto-legge (quello per il controllo, la trasparenza ed il contenimento della spesa pubblica) ad intervenire con misure assolutamente non condivisibili? La norma di cui al comma 3 dell’articolo 1 del decreto presentato per la conversione alla Camera (Atto Camera n. 3138) è chiaramente incostituzionale, poiché espropria di fatto il Parlamento del ruolo che gli spetta e la dice lunga sull’uso che il Governo farà della delega, che oggi si accingeva a richiedere, sostanzialmente, attraverso il provvedimento in esame, il disegno di legge n. 1492.

In sostanza, con il comma 3 dell’articolo 1 del decreto-legge richiamato, il Ragioniere generale dello Stato, cioè un funzionario dello Stato, prende l’iniziativa per cambiare le decisioni assunte dalle Camere e il Ministro dell’economia, una volta acquisito il parere del Consiglio dei ministri (questo è un pezzo aggiunto, stanti le difficoltà incontrate in quella sede sulla prima stesura del provvedimento), potrà intervenire con tutta discrezionalità sulle spese di tutti i Dicasteri. Insomma, il Ministro ha il diritto di ridurre gli stanziamenti che sono stati deliberati dal Parlamento; non solo, ma questo Ministro, che tra l’altro è anche quello che già gestisce di fatto il 65 per cento del bilancio dello Stato, la maggior parte delle somme accantonate nei fondi speciali e, attraverso la Patrimonio dello Stato S.p.a, tutto il patrimonio di cui potrà disporre a piacimento e, dunque, è diventato il Ministro più potente, ora, con questa norma inserita in quel decreto-legge, mette le mani sugli stati di previsione della spesa di tutti gli altri suoi colleghi di Governo.

Allora, a che serve, mi domando, approvare una legge finanziaria quando poi le scelte di bilancio saranno messe in forse con una procedura, tra l’altro di costituzionalità molto dubbia, elemento inspiegabilmente sinora non rilevato? Il discorso quindi non investe il controllo dell’andamento della spesa già nel corso dell’esercizio, del tutto legittimo e necessario (sarebbe interessante sapere, per esempio, quanto si è incassato in meno per effetto della Tremonti-bis o per effetto della legge che abolisce totalmente l’imposta di successione e di donazione); ma perché il controllo dev’essere sostituito dall’arbitrio? Perché adottare provvedimenti lesivi della funzione del Parlamento?

E che dire poi dell’altra norma, sempre contenuta in quel decreto-legge, che riduce il tempo di vita dei residui, con il risultato, soprattutto relativamente a quelli per le spese in conto capitale, di bloccare o rallentare ulteriormente opere pubbliche già faticosamente avviate, con ovvie conseguenze negative per la crescita dell’economia e quindi dell’occupazione?

Come poi interpretare la recente circolare, poi ritirata, del Ministro delle infrastrutture, il quale addirittura invitava gli enti locali a sospendere, sia pure in maniera cautelativa, tutte le gare di tutti gli appalti pubblici per i quali è previsto un finanziamento totale o parziale dello Stato?

Insomma, signor Presidente, si torni pure in Commissione, ma non tanto per insistere sulla delega, non tanto per recepire i contenuti di quel decreto-legge, per tanta parte incostituzionale, quanto soprattutto per farsi carico di quello sforzo normativo che è stato compiuto dai presentatori del disegno di legge di cui è primo firmatario il senatore Morando e per armonizzare, valorizzare e migliorare la normativa contabile vigente, senza strappi alla Costituzione repubblicana.