ELEZIONI IN GERMANIA

ELEZIONI IN GERMANIA

Vince la pace, vince l’Europa

Iacopo Venier *

Roma, 25 settembre 2002

Le elezioni tedesche rappresentano una svolta enorme per la Germania e per l’Europa. L’alleanza Rosso-Verde, data per spacciata, è invece riuscita a confermarsi al Governo grazie ad una brusca virata a sinistra. Pace ed Ambiente sono state le carte vincenti che hanno consentito una rimonta straordinaria.
Tutto è cominciato a cambiare con l’alluvione che ha colpito la Germania in agosto. Mentre Bush sabotava il vertice di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile i tedeschi facevano i conti con le conseguenze di un clima impazzito. Quella tragedia ha reso evidente che le preoccupazioni degli ambientalisti non erano vagheggiamenti di pochi invasati. Milioni di persone hanno preso consapevolezza dell’urgenza di cambiare questo sviluppo modello di sviluppo, del nesso ormai inscindibile tra locale e globale. Non è quindi un caso che Fischer sia oggi il politico più popolare in Germania e che i Verdi siano il partito che ha riscosso il più alto successo.

Al contempo Shroeder ha saputo dare voce ad un altro sentimento popolare che nasceva da quella tragedia. Di fronte alle inondazioni il popolo tedesco ha percepito l’importanza di poter contare su di uno Stato efficiente, solidale, forte. Il Cancelliere ha raccolto l’occasione per spostare violentemente a sinistra la propria politica. Con la decisione di utilizzare tutte le risorse per l’alluvione (e quindi rimandare l’abbassamento delle tasse) e la richiesta immediata all’U.E. di interventi strutturali per affrontare l’urgenza ambientale in tutta l’Europa centrale Shroeder ha saputo indicare una idea di sviluppo che lega una equa ed attiva politica interna ad un indispensabile contesto europeo.
Il fronte liberista non poteva che incassare questi colpi.
La seconda svolta è avvenuta sulla guerra. Bisogna ricordare che su questi temi la coalizione Rosso-Verde si è lacerata in tutta l’ultima legislatura. Le scelte di Fischer di sostenere gli interventi nei Balcani ed in Afganistan hanno provocato tra i Verdi durissime polemiche. Questa volta però Shroeder ha detto chiaramente che la Germania non parteciperà ad alcuna iniziativa militare contro l’IRAQ anche se decisa dall’ONU. Ha criticato aspramente gli USA e li ha accusati di unilateralismo e di irresponsabilità nella gestione delle crisi internazionali. Ciò gli è costato l’ostilità esplicita del Governo americano. Così però ha vinto le elezioni. Shroeder ha dato voce a quell’80% di tedeschi che non vogliono la guerra ma soprattutto ha saputo mostrare il volto di una Germania indipendente e forte al punto da saper dire di NO agli USA. Si tratta di una vera rivoluzione per la Germania e quindi per l’Europa. Un passo, enorme, in avanti è stato fatto. Da sudditi ad alleati, la Germania ha dato un esempio formidabile per tutti gli europei.
Dentro la gioia per questa vittoria c’è però anche lo spazio per una grande amarezza. La PDS, il Partito del Socialismo Democratico, entra nel Parlamento solo con due deputati. Il 4 % dei voti della PDS ad Est è andato alla SPD. Questo partito paga la polarizzazione e la personalizzazione del voto, paga l’"incidente dei viaggi premio" del suo leader più amato. Ci sono stati però anche errori politici e soprattutto i tentennamenti sulla strada di un rapporto unitario, dialettico e competitivo con la SPD. La PDS resta una grande forza anche a livello nazionale. Avrà comunque una presenza minima al Bundestag mentre mantiene il suo gruppo al Bundesrat. Il voto conferma che questo partito conserva un insediamento di massa all’Est e di una base minima consolidata ad Ovest. Ci sono quindi molte possibilità per il futuro se il suo gruppo dirigente non si farà travolgere da questo voto.
Infine una riflessione per noi comunisti. In tutte le ultime elezioni, dal Portogallo alla Francia, dalla Svezia alla Germania, le forze che si collocano a sinistra dei socialdemocratici hanno perso mediamente un terzo dei voti. Solo in Italia, alle amministrative, abbiamo assistito ad una tenuta. E’ una crisi importante per partiti medi e piccoli. Siamo di fronte ad un problema serio che necessiterebbe di una riflessione comune per non arrivare in queste condizioni a quella prova del nove che saranno le elezioni europee.

* Resp. Naz. Dipartimento Politiche Internazionali