LA STANGATA

LA STANGATA

Una finanziaria di sacrifici (per i soliti) a scoppio ritardato

Gianni Montesano

Roma, 30 settembre 2002

Tra i venti e i ventidue miliardi di euro, più o meno 40mila miliardi di vecchie lire, non è roba da poco. A giorni il Parlamento inizierà a discutere sulla finanziaria che sta per essere varata dal governo. Il perno della proposta elaborata da Tremonti è chiaro: fare finta di calare le tasse prendendo i soldi dai servizi sociali e dagli enti locali.
Berlusconi ha dato precisi ordini di scuderia: "occorre dimostrare che riusciamo a far calare le tasse" – avrebbe detto ai suoi. Tremonti si è messo al lavoro ed ha sviluppato un’ipotesi di riduzione delle aliquote Irpef. Il costo dell’operazione, insieme alla necessità di far quadrare i conti dello Stato, si aggira intorno ai 40mila miliardi di vecchie lire. Ricordiamo che le ultime due finanziarie dell’Ulivo erano al di sotto dei ventimila miliardi. Allora i conti erano in ordine, oggi il bilancio fa acqua da tutte le parti in quanto il governo ha puntato su un’ipotetica ripresa economica che non c’è stata, sbagliando clamorosamente le sue previsioni.

Dove prendere i soldi? Innanzitutto tagli alle Regioni e agli enti locali. La cosa ha suscitato furibonde reazioni anche negli amministratori di centrodestra e il dibattito continuerà nelle prossime settimane. Gli enti locali saranno costretti ad aumentare le tasse e, soprattutto, a ridurre la quantità e la qualità dei servizi. Ovvio che la sanità pubblica sarà il bersaglio principale visto che costituisce il capitolo di spesa più grosso delle Regioni.
Ci sono poi i tagli alla scuola e il blocco delle assunzioni pubbliche. Tornano di nuovo condoni e sanatorie, sempre in nome della legalità, mentre le cosiddette "cartolarizzazioni" (la vendita di beni dello Stato tramite intermediari che anticipano i soldi) dovrebbero fare miracoli. Insomma tutte misure "una tantum".
Non basta. Occhio alla riforma delle aliquote Irpef, il cosiddetto "calo delle tasse" cela una insidia pericolosa in quanto prevede la riscrittura del sistema di detrazioni e deduzioni; si diminuiscono le prime con il pericolo di mettere in discussione il principio di progressività dell’imposizione fiscale.
Insomma, ancora una volta le ragioni della propaganda fanno da motore all’azione di governo. Un modo abile per mascherare il violento attacco allo stato sociale colpendo i servizi attraverso gli enti locali senza esporre troppo l’esecutivo.
Un buon motivo affinché le opposizioni si diano un appuntamento unitario contro una politica economica dissennata e antipopolare. Lo sciopero generale indetto dalla CGIL per il 18 potrebbe essere una buona occasione.