La piattaforma del Pdci sulla Fiat

LA PIATTAFORMA DEL PdCI

Dino Tibaldi

ottobre 2002

La Fiat, dopo aver beneficiato per anni di cospicue risorse dello Stato, non è più intenzionata a rimanere nel settore dell’ auto.

General Motors non ha nessuna intenzione di mantenere nel nostro paese un’industria automobilistica.

Ciò che interessa a G.M. è l’acquisizione dei marchi più prestigiosi (Alfa Romeo ecc.), il drastico ridimensionamento della capacità produttiva di Fiat, l’acquisizione della rete distributiva.

Significa che l’ultima grande industria di produzione italiana non solo è svenduta, ma è destinata ad essere cancellata.

La sopravvivenza ed il rilancio dell’auto sono strategici per l’economia del paese.

Il governo non può limitarsi a fare da spettatore né tanto meno può scatenare una guerra tra poveri, per esempio decidendo quale stabilimento salvare.

Gli stabilimenti si salvano tutti o tutti sono a rischio di chiusura!!!

Da parte del governo non si può escludere a priori nessuna ipotesi, compresa quella di un forte impegno di risorse pubbliche,con modalità e strumenti in grado di costringere Fiat a presentare un nuovo piano industriale in grado di salvare il settore e contemporaneamente vigilarne e condizionarne l’attuazione.

LE MISURE NECESSARIE

  1. Fiat auto deve ritirare il piano presentato;

  2. Fiat deve mettere a disposizione nuove e consistenti risorse, per esempio attraverso la vendita di settori non strategici alla produzione industriale (a partire da Italenergia);

  3. il nuovo piano industriale deve prevedere il mantenimento di tutti gli attuali siti produttivi e la loro saturazione;

  4. gli investimenti in ricerca, innovazione di prodotto, non possono essere quelli finora proposti, sia sul versante dei nuovi modelli, che sull’utilizzo di nuovi propulsori e combustibili alternativi;

  5. Fiat deve decidere di non avvalersi più della facoltà di vendere a G.M. il restante 80% del gruppo;

  6. Fiat deve rinunciare all’utilizzo della Cig a zero ore (anticamera della mobilità e del licenziamento);

  7. in alternativa devono essere utilizzati strumenti quali: contratti di solidarietà, cassa integrazione a rotazione, ecc.

  8. va prevista l’estensione degli ammortizzatori sociali all’indotto ed ai servizi.

In questo scenario è possibile e doveroso pensare anche al ruolo ed all’intervento dello Stato che non può essere semplice spettatore, né continuare ad essere l’ufficiale pagatore che asseconda le scelte unilaterali della Fiat.

Il sostegno e l’intervento pubblico non possono che svolgere un ruolo di condizionamento del piano, in particolare sulla ricerca e sull’innovazione di prodotto e di verifica sull’attuazione del piano stesso.

La crisi Fiat rischia di essere dirompente nell’indotto, troppo parcellizzato ed ancora troppo Fiat/dipendente.

Se l’industria dell’auto è strategica per il nostro paese, oggi è più che mai necessario un piano in grado di riqualificare e rafforzare l’indotto.

Sono necessari “patti d’area” e piani territoriali in grado di connettere le realtà produttive con tutte le strutture di ricerca e di investimenti territoriali (Università Enti Locali, Formazione, Istituti di Credito ecc) esistenti, destinarvi risorse, in particolare per la ricerca, che è fondamentale per combattere il declino industriale che la crisi Fiat sta paurosamente accelerando

Su questi temi il PdCI intende aprire il confronto con tutte le forze politiche e sociali ed ha già presentato specifici emendamenti su queste questioni in Finanziaria.