Intervento sul Dpef

SENATO DELLA REPUBBLICA

XIV LEGISLATURA

252ª SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

MARTEDÌ 8 Ottobre 2002

(Pomeridiana)

Presidenza del vice presidente FISICHELLA,

indi del vice presidente SALVI

Seguito della discussione:

(Doc. LVII, n. 2-bis) Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2003-2006

MARINO (Misto-Com). Pur essendo apprezzabile il maggiore realismo della Nota di aggiornamento del DPEF, con essa il Governo non ha inteso rivedere la propria politica economica, ribadita anche con la recente legge finanziaria, che non consentirà il riallineamento del bilancio in quanto imperniata su politiche sociali controproducenti e su misure di politica economica insufficienti rispetto al necessario rilancio delle aree depresse e del Mezzogiorno. L’unico risultato positivo di questi mesi, cioè la crescita dell’occupazione, è conseguenza delle misure adottate dai Governi di centrosinistra, in particolare il credito di imposta per le assunzioni a tempo indeterminato e gli investimenti nel Mezzogiorno, misure che l’attuale Esecutivo ha azzerato invece di preoccuparsi di abrogare la Tremonti-bis, che ha appesantito i conti pubblici senza apportare benefici all’economia. Anche la proclamata riduzione delle imposte è più apparente che reale, sia perché si realizza attraverso la riduzione dei servizi sociali, sia perché compensa solo in parte la riduzione dell’1 per cento dell’IRPEF prevista dalla finanziaria del 2001 e immediatamente abrogata dall’attuale Governo. Il voto contrario è quindi motivato sia dalla complessiva inadeguatezza della politica economica, sia dall’evidente mancato rispetto delle promesse elettorali a favore del Mezzogiorno.

MARINO (Misto-Com). I Comunisti italiani voteranno contro la conversione di un decreto-legge che ha finalità puramente propagandistiche e non affronta con efficacia la necessità di porre sotto controllo l’inflazione e l’aumento delle tariffe, soprattutto dei servizi pubblici; inoltre, ribadiscono il rammarico per la reiezione dell’emendamento che proponeva di far confluire i proventi dell’aumento dell’IVA in un fondo destinato al ristoro delle famiglie a basso reddito. (Applausi dal Gruppo Misto-Com e del senatore Brunale).

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, il peggioramento delle previsioni macroeconomiche e quindi delle previsioni di crescita non dipende solo, a nostro avviso, dall’andamento negativo dell’economia internazionale e, anziché scommettere su ipotesi e previsioni di crescita ottimistiche, sarebbe stato possibile per tempo, per questo Governo, adottare invece scelte politiche e opportune misure per ridurre l’impatto negativo di una sfavorevole congiuntura.

Ho ascoltato il vice ministro Baldassarri: il ritardo è innegabile; del resto (dagli atti parlamentari è facilmente riscontrabile), tutto è stato osservato e sottolineato dall’opposizione in questo periodo.

Se da una parte la Nota di aggiornamento è improntata ad un maggiore realismo – come si dice: meglio tardi che mai! – rispetto alla situazione concreta, d’altra parte essa non mette in discussione le scelte operate da questo Governo, che noi non abbiamo condiviso: scelte rivelatesi errate, se non perniciose, rispetto alle esigenze dello sviluppo, del contenimento del debito e del deficit, che sono andati invece aumentando.

D’altronde, la nostra contrarietà di fondo non può prescindere dai contenuti della finanziaria che il Governo ha già presentato e che ora è in prima lettura alla Camera. La manovra proposta non procede ad una rivisitazione delle scelte operate dal Governo (vedi la Tremonti-bis, con tutti gli oneri che comporta, vedi i provvedimenti dei cosiddetti cento giorni, con il conseguente fallimento degli obiettivi prefissati, vedi le tante leggi senza copertura finanziaria) e la Nota di aggiornamento non fa altro che dilazionare sostanzialmente, dopo le deroghe approvate dalla Commissione europea, sino al 2006 il processo di convergenza verso il pareggio di bilancio.

Ma è realizzabile questo obiettivo, se il Governo dovesse continuare imperterrito nella linea sin qui seguita per quanto concerne la politica fiscale, quella sanitaria, quella scolastica, quella del lavoro (con tutte le conseguenze nefaste per aver messo in discussione l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori), quella verso gli enti locali, quella delle infrastrutture, nella mancata adozione di tutte le misure antinflazionistiche attraverso il monitoraggio dei prezzi e delle tariffe e, soprattutto, quella seguita per il Sud?

Signor Presidente, ho ascoltato attentamente il vice ministro Baldassarri: certamente bisogna fare presto e bene nel Sud, ma aggiungo che si deve operare secondo una programmazione fondata sulla qualità dei progetti. E poiché ci si riferisce ai documenti presentati nelle Aule parlamentari e siccome che ciascuno si assume le proprie responsabilità, pregherei il vice Ministro di rileggersi la tabella F, precisamente il settore n. 4 dedicato alle aree depresse.

La tabella D non aggiunge nulla di nuovo per il Sud, mentre la tabella F (e, ripeto, ognuno è responsabile dei dati che riporta) per tutte le varie misure a favore del Mezzogiorno prevede un totale di 18.597 milioni di euro per il 2003, a fronte di una riduzione già realizzata per il 2002 ammontante a 25.668 milioni di euro, e a fronte di 29.200 milioni di euro previsti dall’ultima finanziaria del centro-sinistra per il 2001. Mancano all’appello parecchi milioni di euro. Questi sono i dati, per cui invito nuovamente il vice ministro Baldassarri a rileggerseli.

Gli obiettivi prefissati non sono raggiungibili se il Governo persiste in una linea di politica economica che ha annullato o almeno ha altamente compromesso quel margine di vantaggio che in termini di crescita il nostro Paese aveva acquisito grazie ai provvedimenti adottati nella passata legislatura.

Il vice ministro Baldassarri certamente avrà letto il rapporto redatto dalla Confindustria in data 7 settembre concernente le previsioni macroeconomiche e soprattutto la politica economica riguardo alla manovra finanziaria. Da parte del Governo viene sbandierato un aumento dell’occupazione che non è nient’altro che la continuazione di una crescita occupazionale dovuta alle misure adottate dai precedenti Governi di centro-sinistra. È la stessa Confindustria che parla.

Colleghi della maggioranza, leggetevi la relazione di Giancarlo Galli al rapporto testé citato. Giancarlo Galli afferma che il fenomeno dell’occupazione è dovuto soprattutto «all’ampio utilizzo che le imprese hanno fatto del credito d’imposta per i nuovi assunti a tempo indeterminato; un provvedimento che avrebbe dovuto avere durata triennale (dal 1º ottobre 2000 al 31 dicembre 2003) e che è particolarmente favorevole per il Mezzogiorno dove infatti gli occupati e i dipendenti a tempo indeterminato sono aumentati di ben 3,8 per cento negli ultimi dodici mesi. L’operatività di questo provvedimento, così come quello sul credito d’imposta per gli investimenti al Sud è stato bloccato dal Governo per esaurimento dei fondi e non è chiaro se vi sarà rifinanziamento. Le conseguenze sull’occupazione potrebbero essere assai negative».

Non intendo commentare perché delle due l’una, signor Presidente: o si ripristinano i vecchi meccanismi (credito d’imposta sia per quanto riguarda gli investimenti che le assunzioni) annullando la costosissima Tremonti-bis che si è rivelata assolutamente improduttiva di effetti, oppure la situazione è destinata a marcire.

Ma anche a proposito del tanto sbandierato alleggerimento della pressione fiscale, signor Presidente, occorre fare un’operazione di trasparenza dal momento che il Governo di centro-destra la realizza mediante tagli alle spese soprattutto riferiti agli enti locali, alla sanità, alla scuola e al Mezzogiorno, come ampiamente illustrato in precedenza.

Secondo il «Tremonti pensiero», la detassazione sic et simpliciter di per sé alimenta i consumi e la produzione, ma per ottenere la riduzione della pressione fiscale non si esita a tagliare i servizi sociali essenziali, con l’ovvia conseguenza di incidere negativamente sui redditi dei cittadini.

La finanziaria del Governo Amato aveva previsto e finanziato un punto percentuale in meno di IRPEF per il 2002 e per il 2003 ed un punto in meno di IRPEG per il 2003. Questo Governo, dopo aver sospeso la riduzione del punto percentuale di IRPEF per il 2002, utilizza i finanziamenti già previsti, incorpora le riduzioni fiscali relative, aggiunge qualche cosina, tagliando le spese, ed annuncia il risultato conseguito come politica innovativa e frutto del proprio operato.

Cambia, inoltre, le regole del gioco nel corso del gioco stesso, tagliando le possibilità offerte alle aziende dalla DIT e dalla SUPERDIT di ricapitalizzarsi, e quindi di puntare allo sviluppo e all’innovazione tecnologica. Rispettando l’accordo elettorale stretto con la Lega, dopo avere con la Tremonti-bis cancellato in sostanza quanto fatto dal centro-sinistra per attrarre investimenti al Sud, recupera solo parzialmente il credito d’imposta ma lo burocratizza, prevedendo un’istruttoria che lo trasforma da incentivo automatico in mero contributo, annullando quindi l’automatismo.

Infine, estende la misura anche alle imprese del Centro-Nord, stabilisce un tetto delle risorse e, per quanto riguarda il fondo relativo agli investimenti, lo trasforma in buona parte in prestito alle aziende. Ve le figurate le piccole e medie aziende che si rivolgono alle banche? Quante difficoltà incontreranno?

Lo sforzo fatto con le varie misure adottate dal centro-sinistra, che hanno consentito al Sud di crescere – certamente in termini percentuali e non in cifra assoluta – più del Nord per quanto riguarda il PIL, l’export e la stessa occupazione, viene quindi seriamente compromesso, se non affossato. Si aggiunga, inoltre, per quanto riguarda le infrastrutture (vedi la delibera del CIPE del 21 dicembre 2001) che non si tratta altro che di infrastrutture già programmate e finanziate nella scorsa legislatura, penalizzando ancora una volta il Sud.

Che cosa resta? Restano i regali agli amici, l’abolizione totale dell’imposta di successione e donazione, la stessa Tremonti-bis, mentre rimane completamente disatteso tutto quanto è stato strombazzato in campagna elettorale per quanto riguarda lo sviluppo del Mezzogiorno, l’espansione della domanda interna e dei consumi.

Ecco perché, signor Presidente, molto sinteticamente ribadisco la contrarietà dei Comunisti Italiani ai contenuti del DPEF e della Nota di aggiornamento.

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1686

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, i Comunisti Italiani voteranno contro questo provvedimento perché lo ritengono assolutamente inefficace e di chiara natura propagandistica.

Sin dalla discussione sul Documento di programmazione economico-finanziaria, rilevammo la necessità di porre sotto controllo l’andamento dei prezzi e delle tariffe. In seguito, di fronte alla successiva impennata è mancata qualsiasi forma di monitoraggio sia dei prezzi che delle tariffe, soprattutto dei servizi pubblici. Infine, il Governo ha presentato questo provvedimento che, in sostanza, per le famiglie significa un risparmio di 4,9 euro, assolutamente inefficace rispetto alla dinamica inflazionistica. E ove mai si volesse prolungare il periodo, si tratterebbe di moltiplicare per qualche trimestre ancora questo risparmio di 4,9 euro. Di qui la natura assolutamente propagandistica del provvedimento.

Ben altra cosa ci eravamo sforzati di fare attraverso i nostri emendamenti, in particolare uno che prevedeva che il maggior ricavo dell’IVA gravante sulle tariffe in caso di loro aumento confluisse in un fondo che andasse a ristorare le famiglie a basso reddito o con misure di defiscalizzazione o con altro genere di interventi.

Purtroppo quest’emendamento insieme agli altri è stato bocciato, per cui il Governo ha ritenuto di blindare un provvedimento che – ripeto – risulta chiaramente inefficace, di chiara natura propagandistica e non funzionale allo scopo di contenere una dinamica inflazionistica che inevitabilmente finirà per penalizzare soprattutto salari, stipendi e pensioni.

Per questi motivi, signor Presidente, dichiaro il voto contrario dei Comunisti Italiani. (Applausi dal Gruppo Misto-Com e del senatore Brunale).