Dichiarazione di voto sul contenimento della spesa pubblica

SENATO DELLA REPUBBLICA
XIV LEGISLATURA

264ª SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

MARTEDÌ 22 Ottobre 2002

(Pomeridiana)

Presidenza del vice presidente FISICHELLA,
indi del presidente PERA
e del vice presidente CALDEROLI

DISEGNI DI LEGGE
Discussione e approvazione:

(1763) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 settembre 2002, n. 194, recante misure urgenti per il controllo, la trasparenza ed il contenimento della spesa pubblica (Approvato dalla Camera dei deputati)

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, i Comunisti Italiani voteranno contro questo disegno di legge di conversione anzitutto perché riteniamo di non condividere il ricorso allo strumento del decreto-legge non sussistendo i presupposti della necessità e dell’urgenza.Se il problema era di mettere sotto controllo la finanza pubblica, farebbero bene, questo Governo e questa maggioranza, a non approvare in continuazione leggi senza copertura finanziaria adeguata!

Ma al di là delle battute, signor Presidente, di quale urgenza si tratta, dal momento che avevamo già in discussione un disegno di legge, di cui primo firmatario è il senatore Azzollini, presidente della Commissione bilancio, ed un altro presentato dall’opposizione, volti a modificare la legge di contabilità vigente alla luce anche della riforma del Titolo V della Costituzione?
Al riguardo, per incidens, non posso non dire che l’attuale ordinamento non ha impedito il risanamento finanziario del Paese. Comunque, in questo ricorso allo strumento del decreto-legge ho letto un vero e proprio schiaffo al Parlamento che già si stava misurando su questi temi e stava affrontando i problemi.
Nel merito soprattutto il provvedimento in esame contiene norme per tanti versi incostituzionali (non ripeterò quanto egregiamente detto dal senatore Morando nell’illustrare la pregiudiziale di costituzionalità) che investono le prerogative stesse del Parlamento.
Da parte del relatore si è invocato il rigore, ma la lettera a) del comma 1 dell’articolo 1, in sostanza, non fa altro che subordinare diritti soggettivi o aspettative di diritto ad una posta iscritta in bilancio come limite massimo di spesa. Il rigore significa una cosa diversa; se si vuole il rigore, occorre che nella fase di determinazione degli oneri connessi alle leggi di spesa si provveda alle adeguate coperture, invece di ledere, come questo provvedimento fa, diritti soggettivi subordinandoli ai limiti massimi di spesa.
Inoltre, la norma di cui al comma 1, lettera a), è a valere per il futuro, ma il comma 1-bis dell’articolo 1 estende questo principio anche al bilancio corrente. Come si può ignorare che anche qui abbiamo una vera e propria questione di costituzionalità, con conseguente delegittimazione del ruolo del Parlamento?
Non posso non svolgere una riflessione, signor Presidente, anche sui tempi contingentati per questo provvedimento, che poi, in sostanza, riguarda il rapporto stesso tra Esecutivo e Parlamento.
L’articolo 1, comma 3, prevede che in caso di scostamento rispetto agli obiettivi della finanza pubblica si proceda all’adozione di un atto di indirizzo generale, previo parere delle Commissioni parlamentari. Si può anche comprendere la procedura; fin qui nulla quaestio.
Quando però poi si stabilisce che con decreti del Ministro dell’economia si procede a variazioni di bilancio, a tagli su tutte le dotazioni di spesa, fatte salve alcune eccezioni, che cos’è tutto questo se non una vera e propria manovra varata con atti amministrativi, esautorando il Parlamento del suo ruolo principale? (Richiami del Presidente).
Mi avvio a concludere. Mi conceda un altro minuto, signor Presidente: credo che il provvedimento investa responsabilità di ognuno di noi, perché qui si tratta del ruolo del Parlamento, che ancora una volta si tenta di diminuire.
La verità è che anche questo provvedimento si inserisce in una specie di golpe strisciante da un anno e mezzo a questa parte, che riguarda, in tale materia, la caterva di decreti-legge privi di requisiti di necessità e d’urgenza, le deleghe per il fisco e per la scuola e un sindacato ispettivo ormai ridotto ai minimi termini, del tutto irrilevante per le mancate risposte del Governo.
Mi rivolgo alla maggioranza: quando parlo del ruolo del Parlamento non mi riferisco agli emendamenti dell’opposizione ma soprattutto alle decisioni della maggioranza parlamentare. È qui che vi è una lesione. L’opposizione propone un’alternativa che resta agli atti parlamentari.
Con questo provvedimento si costruisce un potere immenso per il Ministro dell’economia, il quale gestisce già il 65 per cento del bilancio e più dell’80 per cento dei fondi globali; con l’istituzione della Infrastrutture S.p.A e della Patrimonio dello Stato S.p.A e con questo provvedimento il potere del Ministro si espande ulteriormente. (Richiami del Presidente). Mi conceda un minuto ancora, signor Presidente.

PRESIDENTE. Gliel’ho già concesso.
MARINO (Misto-Com). Però per il Gruppo Misto, che aveva un certo tempo a disposizione, sono intervenuti solo due oratori. Termino veramente, signor Presidente.

Quando si parla di queste regole bisognerebbe guardare più lontano, al di là delle maggioranze contingenti. L’articolo 1, comma 4, prevede che per le medesime finalità lo stesso Ministro dell’economia, con decreto, può disporre la riduzione delle spese di funzionamento degli enti non territoriali, cioè l’INPS, l’INAIL, l’INPDAP.
Quanto alla riduzione del termine per il mantenimento in bilancio dei residui in conto capitale, che non va oltre l’esercizio successivo, il senatore Caddeo ha giustamente rilevato l’impatto penalizzante di questa disposizione sulla realizzazione delle opere pubbliche. Qual è l’urgenza del decreto-legge, considerato che i suoi effetti decorreranno dal 2005?
Noi diciamo no; questo provvedimento non apporta alcun elemento di chiarezza perché le disposizioni vigenti consentono già all’Esecutivo di mantenere sotto controllo la spesa pubblica. Il rigore invocato dal relatore deve riferirsi alla gestione di questo Esecutivo, non alla normativa vigente.
Nel merito, il decreto-legge che stiamo esaminando attua uno spostamento, dal Parlamento all’Esecutivo, del potere di determinare le scelte di bilancio; in sostanza subordina le scelte e le decisioni politiche del Parlamento al potere del Ministro, calpestando i princìpi costituzionali in materia di bilancio. (Applausi dal Gruppo Misto-Com).