Intervento sul decreto fiscale

SENATO DELLA REPUBBLICA
XIV LEGISLATURA

277ª SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 13 Novembre 2002

(Pomeridiana)

Presidenza del vice presidente FISICHELLA,
indi del vice presidente CALDEROLI

Discussione:

(1795) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 settembre 2002, n. 209, recante disposizioni urgenti in materia di razionalizzazione della base imponibile, di contrasto all’elusione fiscale, di crediti di imposta per le assunzioni, di detassazione per l’autotrasporto, di adempimenti per i concessionari della riscossione e di imposta di bollo

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, illustrerò innanzi tutto l’emendamento 5.0.1.

In questi giorni, si parla della durata degli incarichi e di spoils system e così via. Voglio segnalare che lo statuto della Banca d’Italia, di cui al regio decreto 11 giugno 1936, n. 1067, all’articolo 19, stabilisce che il consiglio superiore nomina e revoca il governatore, il direttore generale e i due vice direttori generali, senza tuttavia indicare un termine di scadenza del mandato.
Questo privilegio di una nomina sostanzialmente a vita è certamente un retaggio del passato, che urta però contro tutto quello che è avvenuto in questi anni, il contesto europeo, il ruolo profondamente mutato – ovviamente – della stessa Banca d’Italia e, quindi, le funzioni diverse che il governatore è chiamato ad assumere.
Di qui la necessità di una modifica alla normativa vigente che prevede un termine di scadenza dell’incarico. Per tale motivo, l’emendamento 5.0.1 recita: «La durata dell’incarico del governatore è di cinque anni. L’incarico è rinnovabile una sola volta per un periodo comunque non superiore ad altri cinque anni».
Raccomando, pertanto, l’approvazione di tale emendamento, segnalando la questione a tutti i colleghi.

SENATO DELLA REPUBBLICA
XIV LEGISLATURA

277ª SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 13 Novembre 2002

(Pomeridiana)

Presidenza del vice presidente FISICHELLA,
indi del vice presidente CALDEROLI

Discussione:

(1795) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 settembre 2002, n. 209, recante disposizioni urgenti in materia di razionalizzazione della base imponibile, di contrasto all’elusione fiscale, di crediti di imposta per le assunzioni, di detassazione per l’autotrasporto, di adempimenti per i concessionari della riscossione e di imposta di bollo

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Per che cosa senatore Marino?
MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, desidererei un po’ di attenzione da parte del rappresentante del Governo e, in particolare, del relatore, senatore Pedrizzi. Dall’opposizione, io non sono certo propenso a delegare al Governo alcunché; per cui, signor Presidente, mi consenta di illustrare l’emendamento 5.0.2 da me presentato.
PRESIDENTE. Senatore Marino, in questo momento non posso darle la parola, perché il Regolamento non lo prevede. Gliela darò quando arriveremo al suo emendamento.
MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, ma il mio emendamento precedeva quello degli altri e lei non mi ha dato la possibilità di illustrarlo. Subito dopo l’illustrazione dell’emendamento relativo alla Banca d’Italia si sarebbe dovuto trattare il mio emendamento. E allora, perché non posso illustrarlo?
PRESIDENTE. Perché ognuno può intervenire un’unica volta nel corso della discussione di un articolo. Quando arriveremo al suo emendamento, le concederò la parola.
MARINO (Misto-Com). Ho capito, ma avrebbe dovuto consentirmi di illustrare anche questo emendamento.
PRESIDENTE. Ma infatti non le ho tolto la parola; lei ha terminato autonomamente il suo intervento. Comunque, senatore Marino, facendo una piccola deroga al Regolamento, le do la facoltà di illustrare il suo emendamento.
MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, richiedo l’attenzione del senatore Pedrizzi e del rappresentante del Sottosegretario, perché il mio emendamento 5.0.2 delega il Governo ad intraprendere iniziative anche a livello di organismi internazionali per l’introduzione di questa imposta, che potrebbe dare dei grandi risultati in termini economici per far fronte a quelle esigenze che domani risuoneranno nelle Aule parlamentari. Non si parlerà certamente soltanto di atti di clemenza, ma di pace, di giustizia sociale e di povertà nel mondo.

Ora, signor Presidente, il mio non è un emendamento che rende quella imposta di immediata applicazione, né essa certamente può essere introdotta in un solo Paese. Ecco perché mi raccomando affinché questo emendamento venga accolto, in quanto si tratta di delegare l’attuale Governo ad intraprendere iniziative a livello di organismi internazionali per promuovere l’introduzione di questa imposta solamente quando si tratti di transazioni di mero carattere speculativo.
Questa proposta comprende anche alcuni criteri, che possono anche essere ampliati, se il relatore lo ritiene. Tra l’altro, l’introito derivante dall’introduzione di questa imposta serve anche per cancellare questo debito. Io rilevo che all’articolo 42 della legge finanziaria addirittura è stata modificata la normativa sulla cancellazione del debito che faceva del nostro un Paese all’avanguardia rispetto a tutti gli altri. Non riesco a comprendere questo atteggiamento di chiusura.
Intendiamoci, colleghi, anche l’eventuale introduzione di questa imposta rientra nel quadro di quel capitalismo compassionevole per far fronte alle gravi contraddizioni esistenti tra Paesi ricchi e Paesi poveri. Il vero problema è quello di abbattere le barriere di carattere protezionistico che impediscono l’accesso ai nostri mercati delle merci provenienti dai Paesi poveri: è questa la misura fondamentale da adottare. Ma come si fa a non accogliere un emendamento che – ripeto – non è immediatamente precettivo, ma che sollecita questo Governo a livello di organismi internazionali, a partire dall’Unione europea, ad introdurre una tassazione che renda meno acuto il contrasto tra Paesi ricchi e Paesi poveri?