Intervento sulla devolution

SENATO DELLA REPUBBLICA
———— XIV LEGISLATURA ————
280a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 20 NOVEMBRE 2002

(Antimeridiana)

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Presidenza del vice presidente CALDEROLI

PROPOSTA DI VARIAZIONE DEL CALENDARIO DEI LAVORI DEL SENATO

– Seguito disegno di legge costituzionale. n. 1187 – Modifica articolo 117 della Costituzione (Prima deliberazione del Senato – voto finale con la presenza del numero legale)

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, mi consenta di motivare, anche perché sono membro della Commissione bilancio, il voto favorevole sulla proposta di calendario prospettata dal senatore Morando, autorevole esponente della 5ª Commissione permanente. Mi rivolgo in particolare al senatore Nania, che conosco sin dai tempi della Camera dei deputati: capisco i sacrifici che si fanno nel restare in una coalizione, ma mi aspettavo dal senatore Nania un intervento imbarazzato, non di esaltazione, di fronte ad un disegno di legge composto di un solo articolo che dichiara la competenza legislativa esclusiva delle Regioni in materia di sanità, di scuola, di polizia locale e di sicurezza.

Sono molto meravigliato dal tono dell’intervento del senatore Nania. La delicatezza dell’argomento è fuori discussione e non sfugge neppure a lui: per l’approvazione di questo disegno di legge, composto – lo ripeto – di un solo articolo, ci sarà ben poca dialettica parlamentare.

O scatta un meccanismo di coalizione per cui lo si fa proprio, oppure non vale la pena portarlo avanti.

Per quanto riguarda la delicatezza dell’argomento, ove questo provvedimento dovesse essere approvato nell’attuale formulazione, ciò comporterà conseguenze gravissime sul piano istituzionale, su quello sociale e anche su quello finanziario, ecco perché poi alla fine del mio intervento motiverò i motivi per i quali sono a favore della proposta avanzata dal senatore Morando.

Signor Presidente, ove questo disegno di legge dovesse essere approvato così com’è, si andrebbe nella direzione di una disgregazione dell’unità nazionale, non certo verso una maggiore coesione della stessa, non certo verso quelle forme di federalismo solidale che debbono vedere più coesione sociale, meno differenze tra Regione e Regione, soprattutto in materie quali la sanità e l’istruzione, giacché era impegno comune di anni fa garantire prestazioni sociali uniformi su tutto il territorio. Come può essere realizzato tutto ciò se non partendo dal diritto alla salute e all’istruzione in modo che da Pordenone sino a Siracusa si abbia uguaglianza di diritti e non differenze in una visione europea dei problemi, cioè di un modello sociale che accorcia le distanze e non le aumenta?

Questo disegno di legge, di fatto, comporterà diritti alla salute e alla scuola diversamente tutelati nelle varie aree regionali del Paese in relazione alle risorse disponibili. La scuola pubblica unica (ecco perché, senatore Nania, mi rivolgo direttamente a lei), da Pordenone a Siracusa, ha consentito la mobilità sociale, l’emancipazione sociale e culturale di tutti i cittadini una volta fatta l’unità d’Italia. Con il Servizio sanitario nazionale abbiamo abbandonato un sistema corporativo, che faceva sì che la malattia venisse tutelata a seconda della professione che svolgeva il soggetto ammalato, le varie casse (quella degli edili, quella dei marittimi, dei professionisti, degli impiegati statali, eccetera).

L’emancipazione, il progresso sociale, culturale e politico di una nazione lo si ha quando la solidarietà non viene sbandierata in astratto, bensì quando la si realizza in concreto su tutto il territorio nazionale a partire dalla sanità e dall’istruzione.

Signor Presidente, mi avvio rapidamente alla conclusione del mio intervento. Mi rivolgo soprattutto ad una parte della coalizione, quella a cui stanno a cuore i temi del Mezzogiorno; quando vi presenterete nel Mezzogiorno d’Italia, al di là di tutti i provvedimenti che fanno scempio della questione meridionale, come potrete farlo con un disegno di legge costituzionale che farà arretrare il Mezzogiorno ancor di più rispetto alle aree più ricche del Paese? Come non avere imbarazzo? Come si può svolgere un intervento che addirittura esalta il contenuto di questo disegno di legge?

I provvedimenti già approvati in materia fiscale, i disegni di legge in itinere (come il collegato fiscale) produrranno minori entrate; ecco perché la finanziaria che andremmo a discutere e il collegato fiscale ci diranno fino a che punto, come e in che misura finanzieremo i famosi fondi di perequazione che dovrebbero ridurre le distanze fra Regione e Regione, fra cittadini e cittadini, fra famiglie e famiglie.

Ecco perché non condivido l’esaltazione, l’enfatizzazione di questo provvedimento, al di là di un contenuto facilmente leggibile poiché composto di un solo articolo, inequivocabile.

La verità è che questo provvedimento, per ragioni di tenuta della coalizione di Governo, finisce per essere merce di scambio: avere il sì di una parte della coalizione per la finanziaria in base a quel patto Tremonti-Bossi (vedi il fisco e gli altri provvedimenti connessi per cui la Lega ha dovuto ingoiare i rospi delle rogatorie, del conflitto di interesse, del legittimo sospetto e così pure – mi si consenta di dirlo con modestia e umiltà ad Alleanza Nazionale – di ingoiare i rospi per ottenere qualche posto in RAI oppure una maggiore presenza nel Ministero dell’interno).

Capisco i sacrifici di stare in una coalizione, ma non capisco l’enfatizzazione: in fondo, si tratta di un provvedimento che riguarda la responsabilità di ognuno di voi in particolare.

L’economia reale del nostro Paese è in profonda difficoltà: non c’è solo la crisi della FIAT (anche se la FIAT significa sistema industriale nazionale complessivo del nostro Paese), ma anche della Pirelli, della Cirio e gli altri problemi ricordati dai colleghi.

Ecco perché, signor Presidente, esaminiamo pure la finanziaria, esaminiamo pure il collegato fiscale, vediamo dove si arriva e così tutta la demagogia sul federalismo fiscale cadrà! Vorrei anche comprendere in base a quali risorse il nostro Paese riuscirà ad assicurare tutela eguale a tutti i cittadini, almeno per quanto riguarda le grandi conquiste sociali del nostro Paese, come la scuola pubblica e la sanità pubblica, che sono costate decenni e decenni di lotta al movimento dei lavoratori nel suo complesso. (Applausi dai Gruppi DS-U, Verdi-U e Mar-DL-U).