Dichiarazione di voto sulla devolution

SENATO DELLA REPUBBLICA

XIV LEGISLATURA

294ª SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 5 Dicembre 2002

(Pomeridiana)

DISEGNI DI LEGGE

Seguito della discussione e approvazione, con modificazioni, in prima deliberazione, del disegno di legge costituzionale:

(1187) Modifiche dell’articolo 117 della Costituzione

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, sarà il presidente Mancino, anche a nome dei Comunisti Italiani, ad esprimere la nostra ferma opposizione a questo disegno di legge costituzionale.

Noi Comunisti Italiani ci siamo sempre dichiarati a favore di un regionalismo, anche forte, che è cosa diversa dal federalismo, al di là dell’uso improprio del termine che se ne fa, in quanto riteniamo che il federalismo sia contro il sentire della nostra popolazione e contro la cultura e i sentimenti del nostro Paese.

Questo disegno di legge costituzionale, cosiddetto Bossi, che ora si vuole contrabbandare per federalismo, costituisce un attentato, a nostro avviso, all’unità nazionale, un attentato al sistema solidale che è il cemento dell’unità nazionale.

È contro i princìpi fondamentali dell’uguaglianza e della solidarietà, contro il principio dell’articolo 5 della Costituzione che proclama che la Repubblica è una e indivisibile.

Di fatto, noi avremo tante scuole, tante sanità e tante polizie.

La verità è che questo disegno di legge Bossi si inserisce anch’esso in un processo di demolizione progressiva di parti fondamentali della nostra Costituzione. In questi 18 mesi sono state approvate e definite riforme, che sottendono attacchi ai diritti sociali, a partire dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e dai provvedimenti in materia di giustizia e in materia fiscale, con i regali fatti attraverso questi ultimi ai più ricchi in violazione del principio della capacità contributiva indicato nella Costituzione.

Questo disegno di legge costituzionale vìola il principio secondo cui la scuola è competenza primaria dello Stato e rappresenta un attacco al sistema unitario della pubblica istruzione. Eppure la scelta europea, nel rispetto delle identità culturali nazionali – e non si può pensare all’Europa senza la cultura italiana, senza Galilei, Giotto, Michelangelo, Dante, Fermi o Marconi – e delle culture nazionali, spinge ad un’organizzazione scolastica con parametri per quanto più possibile omogenei, anche in relazione al riconoscimento reciproco dei titoli di studio, soprattutto delle nuove generazioni.

La dimensione europea dovrebbe spingere ancora di più ad assicurare i livelli essenziali di prestazioni sanitarie, dovrebbe far pervenire ad un maggiore coordinamento nell’organizzazione della stessa polizia locale.

Il disegno di legge Bossi marcia in una direzione assolutamente contraria e opposta alla scelta europea; va verso lo smantellamento del Servizio sanitario nazionale, del sistema unitario dell’istruzione e della stessa polizia locale.

È il ministro Pisanu a dire che l’unitarietà del sistema sicurezza è un bene da salvaguardare in ogni caso e ad ogni costo. Decenni di sforzi ci sono voluti per assicurare il diritto allo studio a tutti i cittadini.

È l’emerito presidente della Corte costituzionale Elia a lanciare l’allarme: la legislazione esclusiva delle Regioni in materia scolastica finirà inevitabilmente per stabilire deroghe alle norme generali sull’istruzione di competenza esclusiva statale; e ciò potrebbe accadere anche per l’organizzazione sanitaria.

Sono occorsi decenni per passare da un sistema corporativo (INAIL, ENPAS, Cassa Marittima) al Servizio sanitario nazionale improntato ai princìpi dell’universalità e della solidarietà. Con questo disegno di legge Bossi c’è il reale pericolo di avere una diversa tutela della salute in funzione della Regione di appartenenza.

L’articolo unico recita: «Le Regioni attivano la legislazione esclusiva». C’è chi potrà farlo e chi no perché non c’è chiarezza sulle risorse da trasferire, sul federalismo fiscale e sui fondi di perequazione che servono ad accorciare le distanze tra Regione e Regione. Le reali intenzioni si leggono già nei contenuti della finanziaria, con il taglio dei trasferimenti agli enti locali e al Sud.

Se dovessero prevalere le teorie leghiste di collegare il gettito delle entrate tributarie al territorio in cui si sono realizzate, altro che federalismo solidale: avremmo un federalismo egoistico con discriminazioni tra aree e aree. Le Regioni ricche saranno più ricche e quelle meno sviluppate più povere. Avremmo una diversa tutela della salute, un diverso diritto all’istruzione e una diversa tutela del cittadino per la sicurezza.

Questo disegno di legge porta alla disgregazione mentre occorre più coesione nazionale e meno divisione. Questo è il pedaggio da pagare per la tenuta della maggioranza e per il sì della Lega alla finanziaria. In ogni caso, il referendum – perché ad esso si arriverà – sarà la parola finale e farà giustizia di questa imposizione e renderà giustizia anche ad una parte degli elettori del centro-destra. (Applausi dai Gruppi Misto-Com, Misto-RC, DS-U e Verdi-U).