Intervento sull’accordo Fiat-governo

INTERVENTO DEL SEN. GIANFRANCO PAGLIARULO

SULL’ACCORDO GOVERNO-FIAT DOPO

LA RELAZIONE DEL MINISTRO MARZANO

6 DICEMBRE 2002

O la ricostruzione che fanno oggi i quotidiani della trattativa FIAT è arbitraria e inventata, oppure le cose che lei ha detto poco fa, signor Ministro, a proposito della responsabilità della Cgil nella rottura, sono del tutto infondate, tant’è vero che persino il leader della Cisl Savino Pezzotta, ha affermato che siamo davanti ad un nuovo tipo di accordo separato, quello fra Governo e azienda.

Ciò che è avvenuto ieri rappresenta una novità sul piano delle relazioni industriali perché prefigura una relazione fra il Governo e l’impresa che cancella una delle due parti sociali che danno vita al negoziato, alla trattativa, all’eventuale accordo.

Non è solo, e sarebbe gravissimo comunque, un problema di metodo. E’ un dramma sociale di proporzioni che dovremo ancora calcolare per la messa in cassa integrazione di 5.600 dipendenti e l’avvio di un piano industriale che vanamente noi Comunisti Italiani, tante altre forze politiche e il movimento sindacale avevamo chiesto di ritirare. Oggi, signor Ministro, ci ha detto che il giudizio sul piano FIAT è stato demandato ad un consulente tecnico. Dunque il destino dell’auto in Italia è stato delegato alla sua opinione. In realtà, signor Ministro, lei ci ha confermato che il piano della FIAT non è cambiato.

Il comportamento del Governo è gravemente censurabile.

Fino all’altro ieri sera, parlo delle ore 20.30, qui in Aula abbiamo chiesto al Governo di essere presente in Senato ad un dibattito sul caso FIAT, non in generale ma in stretto rapporto con l’incontro di ieri. Questo dibattito non c’è stato. Né si può confondere la discussione che si è avuta in Aula sulle ragioni della necessità ed urgenza di tale dibattito col merito del dibattito stesso.

Quella che è avvenuta ieri è stata una sorta di trattativa privata successiva alle esternazioni del Presidente del Consiglio in merito alle prospettive del gruppo. Tali esternazioni, mi riferisco alle polemiche sui manager e all’ipotizzato ruolo del marchio Ferrari, indipendentemente dalla validità o meno della proposta, si configurano non come l’intervento del capo del Governo, ma come l’opinione di un imprenditore sulla crisi di un gruppo. Tutto ciò è intollerabile e rinvia non solo alle responsabilità gravissime del Presidente del Consiglio e dell’intero Governo in tutta la vicenda FIAT, ma anche al progressivo svuotamento del ruolo e della finzione del Parlamento che ha appreso dai quotidiani le opinioni del Presidente del Consiglio.

La crisi del gruppo ha le sue radici in scelte datate da molto tempo che rinviano a quello che è stato definito lo "shopping finanziario" del gruppo, la diversificazione dei suoi interessi, a scapito della costruzione di una prospettiva seria dell’industria dell’auto in Italia.

Trovo sconcertanti le dichiarazioni del vice premier che ha cercato, fallendo, di scaricare su una presunta rottura da parte della Cgil, in realtà mai esistita, il fallimento del Governo.

In realtà è fallito il tentativo di rompere l’unità sindacale che davanti alla crisi FIAT si è in questo caso ricostituita costituendo le premesse per un rafforzamento dell’intero movimento.

Questa soluzione porterà inevitabilmente ad un ulteriore caduta dei consumi, ad un inasprimento forte del conflitto, ad un peggioramento del quadro nazionale che già nella nota aggiuntiva del Dpef era dipinto in termini gravi: incremento del Pil prossimo allo zero, stagnazione delle esportazioni e delle importazioni, crollo della produzione industriale, aumento dell’inflazione senza alcun controllo. Altro che "grazie!" per l’aumento dei consumi, come afferma una pubblicità televisiva! E’ con la politica, ed in specie con la politica finanziaria, economica e industriale che si definisce il presente ed il futuro del Paese, non con gli spot.

Oggi è più probabile di ieri l’alienazione o lo smembramento dell’Auto a vantaggio di un gruppo straniero e dunque la retrocessione dell’Italia che perderebbe l’Auto, dopo aver perso la chimica, la farmaceutica, l’informatica.

Altro che "primum vivere" come lei ha affermato! Oggi è certa la crisi di decine di migliaia di famiglia del sud, del centro, del nord, che in una certa quantità di tempo non avranno più il lavoro nel grippo o nell’indotto.

Per queste ragioni chiedo formalmente al Governo di revocare l’intesa raggiunta con la FIAT, di intervenire per bloccare la procedura avviata, di richiedere a FIAT di ritirare il piano presentato e su questa base di riavviare una trattativa che non c’è mai stata, di porsi finalmente il problema di un rinnovamento dell’assetto proprietario, di assumere l’iniziativa sul tema della ricerca, anche su scala europea, accelerando così un processo di produzione a basso impatto ambientale, anche alla luce del progressivo esaurimento su scala mondiale della risorsa petrolio.