TESSERAMENTO 2003

TESSERAMENTO 2003

LA DIVERSITA’ DEI COMUNISTI

Rosalba Cesini *

Roma, 11 dicembre 2002

Il PdCI ha aperto in questi giorni la campagna di tesseramento per il 2003. Per il nostro partito il tesseramento non è, non può mai essere, un fatto rituale o, peggio, burocratico. Si tratta invece di un impegno tutto politico: momento di vitale importanza in cui tutti, dirigenti e militanti, ci rivolgiamo al nostro popolo e a quello più ampio della sinistra per chiedere conferma e nuova adesione ai nostri ideali ed al nostro progetto.
Lo facciamo in controtendenza. Sapendo che negli ultimi quindici anni, anche da sinistra, si è fatto di tutto per demonizzare la politica ed i partiti, facendo passare nel senso comune che in fondo questi sono tutti uguali e quella è comunque "sporca".

Lo facciamo con grande orgoglio. Quello che viene dalla consapevolezza della nostra diversità e di stare dalla parte giusta.
Forti e non pentiti della storia e della cultura del grande PCI. Grati e non disconoscenti delle lotte e delle conquiste del movimento ormai secolare dei lavoratori.
Antifascisti ieri e oggi, per ieri e per oggi, dato che mai ha fatto breccia in noi il canto pacificatorio della sirena revisionista.
Convinti che il capitalismo, straccione nostrano o tecnologico globale che sia, va combattuto e superato, non edulcorato o regolato.
Difensori strenui dei valori, sostanziali e non solo formali, della Costituzione, nata dalla vittoria delle forze democratiche sul nazifascismo, grazie all’apporto determinato e determinante dei comunisti nella lotta partigiana.
Non possiamo, dunque, essere bipartisan, con una destra pericolosa, populista, razzista, xenofoba e fascista, con la quale non andremmo neanche a prendere un caffè.
Aborriamo la devolution, appena approvata al Senato, giacché pensiamo e lottiamo perché i cittadini italiani abbiano uguali diritti a prescindere dal colore della pelle, religione, fede politica e, ora, anche dal luogo di nascita.
Condanniamo a morte la guerra, umanitaria o preventiva che sia. Ogni volta mascherata con la veste proba di chi porta la democrazia e i diritti, ma dichiarata, e fatta, in nome delle più classiche ragioni imperialiste, e appoggiata per non perdere il posto alla spartizione del bottino o sulla foto dei "Grandi" della terra.
Siamo d’accordo con l’Europa monetaria, ma sappiamo bene che è quella dei popoli che vogliamo. Che bisogna sostenere una politica europea fondata sui principi di solidarietà e cooperazione con il terzo e quarto mondo. Che per poterlo fare davvero è necessario avere anche un sistema di difesa autonomo. Che proprio per questo motivo la NATO non ha più ragion d’essere e, dunque, la scelta del suo allargamento ad est è scelta sbagliata ed intimidatoria nei confronti dell’oriente euroasiatico.
Siamo al fianco dei lavoratori, delle loro lotte per il salario e la dignità. Dentro lo scontro con la famiglia Agnelli, tanto beneficiata da tutti i governi, così avara e ingiusta nei confronti di quella classe, lavoratrice, che le ha permesso di giocare e vincere al Monopoli altre importanti e intoccabili Vie. Siamo a Torino, a Cassino, a Termini Imerese e ovunque in Italia, a sostenere, con la nostra presenza e la nostra proposta, la battaglia dei lavoratori e delle lavoratrici della FIAT e dell’enorme indotto.
Siamo accanto e nella CGIL, quella che si è rifiutata di siglare l’inverecondo patto italiota, che in marzo ha sommerso le vie e le piazze di Roma e poi di tutto il Paese, per difendere i diritti intangibili della nostra classe.
Siamo, autonomi e con le nostre bandiere, accanto e dentro il movimento dalle molte anime che si batte contro le politiche del capitale internazionalizzato ed i suoi strascichi polizieschi italiani. Timidamente a Genova, l’anno scorso, poi, con sempre maggiore determinazione, impegno e capacità propositiva, a Porto Alegre, a Firenze, a Cosenza.
Siamo sempre presenti alle manifestazioni del popolo variegato che chiede legalità e giustizia, principi pressoché rivoluzionari in tempi di autoassoluzione di chi ci governa ed autolegiferazione a favore di pochi, poco raccomandabili, amici.
Ci fidiamo solo della scuola pubblica, pluralista e laica. Pur non condividendone il segno ed il senso, pensiamo che possano esistere anche scuole dove si insegni sulla base della Bibbia o del Corano, fors’anche quelle che sfornino operai e manager su richiesta nominativa. Addirittura quelle che vogliano gingillarsi con i celti e il dio Po. Ma per cortesia, lor signori, se le paghino e le facciano pagare a chi vi si rivolge.
Siamo anche molto altro, ovviamente. E comunque, decisamente, comunisti e comuniste.
Proprio per questo non crediamo alla fine della storia. E sebbene con l’ultimo muro siano crollati modelli avallati o avallabili, non per questo ci rifugiamo nel sogno e nel massimalismo o nel cinico pragmatismo. Il socialismo non è un orizzonte, ma un processo, fatto anche di piccole modificazioni della realtà, quelle consentite dai rapporti di forza. Questa consapevolezza ci rende forti e diversi, pur nella nostra esiguità numerica, nel panorama italiano della sinistra. Siamo necessari, non a noi stessi, ma alla classe lavoratrice ed al Paese. E siamo, contemporaneamente, ancora inadeguati, organizzativamente, al compito che ci siamo dati.
In questa lunga fase di transizione che, anche a sinistra, ha visto e vede una continua scomposizione e ricomposizione delle forze politiche, il Partito dei Comunisti Italiani intende essere un punto fermo. Non transitorio.
Si tratta di lavorare instancabilmente e quotidianamente alla costruzione della nostra casa, affinché sulle solide fondamenta delle nostre ragioni, seppur lentamente quanto faticosamente, si rafforzino le strutture ancora fragili della nostra organizzazione.
Dobbiamo crescere nel numero del corpo attivo e nella qualità dei nostri gruppi dirigenti. Perché sia possibile è necessario moltiplicare l’iniziativa politica, cercando di conoscere approfonditamente la realtà che ci circonda per poterla modificare.
Lo studio è, quindi, fondamentale. Un comunista, una comunista ha come primo dovere quello di studiare, guardando indietro e proiettandosi verso il futuro. Non c’è nulla di più effimero dell’azione isolata nello spazio e nel tempo, perché anzi la "coscienza della durata, presuppone che ogni atto sia il momento di un processo complesso".
Tanto più importante formare le nuove generazioni, cui spetta il compito vero della costruzione di un grande Partito comunista. A noi spetta la trasmissione di valori, conoscenze e di un’organizzazione la più salda possibile.
Anche in questa prospettiva va, da subito, espunto dalla nostra pratica il germe del personalismo esasperato che, ogniqualvolta emerge, produce effetti devastanti. Tanto più è arduo, impegnativo il compito che ci siamo assunti, quanto più forte deve essere la coesione, la volontà collettiva che si manifesta in un’azione politica esterna coerente. La denuncia dell’individualismo e dell’opportunismo, non è, pertanto, solo questione morale, ma in primo luogo politica. Per questo va combattuta, con tenacia e rigore.
La nostra diversità, anche in questo ambito, deve essere riconoscibile in primo luogo a noi stessi e poi a chi ci guarda con attenzione e simpatia.
La conversione dell’attenzione in consenso ed impegno sempre più ampio, non può che essere strettamente collegata con l’affermazione, non solo teorica ma anche pratica, della diversità – berlingueriana – cui ci riferiamo. Cioè sintesi tra il progetto di trasformazione, progressiva, istituzionale, sociale e strutturale della realtà e le modalità attraverso cui affermare quel progetto.
Abbiamo davanti un campo quasi sterminato, in cui i tragici errori di una sinistra frammentata e plurilingue hanno provocato lacerazioni profonde, prodotto spinte tanto estremistiche quanto ininfluenti ed inefficaci, così come derive ideali e ideologiche di cui non si riesce mai a vedere il punto d’arresto. Ma ha causato anche un disincantato distacco, se non vera e propria diffidenza, da parte di grandi masse, abbandoni di campo di una generazione di intellettuali, quando non addirittura salti a piè pari del fossato.
In questo campo, che per certi versi appare un campo di battaglia, qualcosa si muove.
Noi dobbiamo fare la nostra parte, affinché anche il più tenero dei fili d’erba possa avere diritto a crescere per ridare la speranza di un futuro diverso alle nuove generazioni.
Ogni nuova adesione al Partito dei Comunisti Italiani è un piccolo mattone nella costruzione di quella speranza. Con questo intento, coscienti della responsabilità, spinti dalla volontà, forti del nostro entusiasmo, ci rivolgiamo al popolo della sinistra, affinché riconosca in noi quel nocciolo duro, il lievito fine, l’irriducibile essenza, l’ostinazione e l’orgoglio, per l’affermarsi di un nuovo e sempre più grande partito comunista. Perché torni a prevalere quella cultura egemonica capace di far rinascere una forte sinistra. Perché solo una sinistra vera, seria, unita, combattiva può sperare che, alleata con le forze democratiche, possa battere le destre, tornando al governo del Paese.

* coordinatrice della segreteria nazionale Pdci