L’UNITA’ INTERVISTA DILIBERTO

L’UNITA’ INTERVISTA DILIBERTO

"Una confederazione della sinistra allargata ai movimenti"

Luana Benini

Roma, 13 dicembre 2002

"Un anno fa il Pdci lanciò ai partiti della sinistra, Ds, Sdi, Rifondazione, la proposta di una confederazione saldamente all’interno dell’Ulivo che tenesse insieme tre elementi: l’unità delle forze di centro sinistra, l’unico bene prezioso, l’unica chance per sconfiggere Berlusconi, una maggiore unità delle forze di sinistra all’interno dell’Ulivo, l’autonomia dei singoli soggetti politici dentro la confederazione. In questo anno è accaduto di tutto. Sono nati associazioni, movimenti, gruppi di volontariato, pezzi di autorganizzazione e di organizzazione operaia che hanno ridato linfa alla sinistra, che però chiedono alla sinistra tradizionale, ai partiti, un nuovo protagonismo, non una delega. Credo che la confederazione che oggi può concretamente nascere dovrebbe vedere la partecipazione, in piena autonomia, anche di queste nuove soggettività…".
Oggi Oliviero Diliberto rilancia la proposta di una confederazione della sinistra, allargata ai movimenti, sulle pagine di "Rinascita".

A quali organizzazioni pensa in particolare?

"Girotondi, organizzazioni sindacali, organizzazioni pacifiste, Tavola della pace, organizzazioni cattoliche, Emergency…".

Quale dovrebbe essere il rapporto della confederazione con l’Ulivo?

"Una volta che questo nuovo agglomerato potesse nascere, in forme del tutto inedite di organizzazione, si collocherebbe all’interno del centro sinistra, concorrerebbe alla costruzione dell’Ulivo".

Come si concilia questa proposta con il fatto che adesso si stanno stringendo le fila dell’Ulivo strutturandolo sulla base di un regolamento vincolante che prevede anche il voto a maggioranza?

"Le regole riguardano la gestione dell’opposizione in Parlamento (fra parentesi la discussione non mi appassiona e credo che non appassioni neppure gli italiani). Ma l’opposizione oggi non è semplicemente quella tradizionale. Se non ci fossero stati la Cgil (la manifestazione del 23 marzo, lo sciopero generale…), i girotondi, il Palavobis, le marce Perugina-Assisi, la grandiosa manifestazione di Firenze contro la globalizzazione capitalistica… oggi saremmo debolissimi. La sinistra è più forte perché fuori dal Parlamento c’è stato questo movimento".

Non le sembra di sparigliare le carte proprio a ridosso dell’assemblea dell’Ulivo, la prossima settimana, in cui si va ad una accelerazione anche sulla leadership e si apre il dibattito sulle primarie? Insomma proprio mentre l’Ulivo si appresta a diventare qualcosa di più di un coordinamento parlamentare.

"Niente affatto. La vicenda è e resta parlamentare. Che la leadership dell’Ulivo venga decisa solo dai parlamentari, per giunta quelli del 2001, distanti anni luce, molto più di quell’anno e mezzo cronologico trascorso, mi sembra francamente privo di senso. Ci dobbiamo dare delle regole di funzionamento parlamentare e mi pare che le proposte di mediazione avanzate dai comunisti italiani siano state accolte. Al momento non si sa neppure se l’assemblea si farà in quella data: proprio in quei giorni ci troveremo in piena battaglia contro l’orribile finanziaria del dottor Tremonti. Se si farà, naturalmente ci saremo con la posizione che abbiamo già espresso: si fissano alcune regole per il coordinamento del lavoro parlamentare e anche per l’assunzione delle decisioni con l’assoluta garanzia per ciascun soggetto politico di manifestare anche con il voto il proprio dissenso? Va bene, si può fare. Un coordinatore del lavoro parlamentare? Va bene. L’idea dello speaker unico non esiste".

Che ruolo dovrebbe avere una confederazione della sinistra allargata?

"Dare voce alle mille proteste che oggi non hanno immediato sbocco politico. Il vero nodo, e su questo si valuterà anche la leadership, è chi riuscirà a fare l’unificazione politica delle variegate forme in cui si è manifestata l’opposizione in questo ultimo anno…".

Sta pensando a Cofferati?

"Eviterei di parlare di nomi. Ma va da sé che Cofferati sarebbe un candidato naturale alla guida di un processo di questo genere".

Un anno fa Sdi, Ds, e anche il Prc, fecero cadere la proposta. Perché oggi dovrebbero rispondere in modo diverso?

"Perché si avverte l’esigenza di forme inedite per l’aggregazione politica. Tanto è vero che la proposta non si rivolge solo ai partiti tradizionali. Inoltre, si è aperta nei Ds una dinamica con divaricazioni sui contenuti (penso al tema della pace) che può essere oggettivamente di buon auspicio per la nostra proposta".

Allora lei si rivolge ad una parte dei Ds?

"La mia proposta è rivolta a tutto il partito dei Ds, ma siccome sono abituato alla politica del possibile, vedremo chi ci starà in concreto".