THE WARRIOR

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LA PERSUASIONE OCCULTA DI RUMSFELD

Manuela Palermi

Roma, 17 dicembre 2002

Prima Bush e poi, ovviamente, Blair. Entrambi hanno considerato "assolutamente deludente" il rapporto sulle armi inviato da Bagdad (dodicimila pagine). Blair ci ha addirittura scritto un articolo sul Financial Times. Il ritornello è quello dell’ultimo mese: la guerra non è inevitabile, ma il "dittatore di Bagdad" deve finirla con la sua sfida. Che la guerra sia ancora "inevitabile" più che consolarci suona sinistramente falso. Al Jazeera e la tv turca Ntv danno per certa la presenza di almeno cinquecento militari statunitensi. Si sono piazzati nella parte nord dell’Irak che sembra già diventato territorio di guerra. E’ lì infatti che sono in corso addestramenti per la "guerra non inevitabile", è lì che sono stanziati i campi dei miliziani curdi, mentre tutti quelli che stanno organizzando o si preparano alla guerra sono in impaziente fibrillazione.

Gli Usa, intanto, non si smentiscono. Assieme all’intervento dei missili da crociera, dei caccia e dei carri armati, il Pentagono si sta dando un gran da fare per ottenere il consenso dei civili. Donald Rumsfeld, ministro della Difesa, lo chiama "piano di persuasione occulta". Quelli da convincere sono parecchi. Non solo gli americani, non solo gli inglesi con i quali si è già a buon punto, ma anche gli altri paesi alleati, che sono parecchi, con la Francia e la Germania che continuano a non essere troppo convinte. E poi c’è l’Italia: quella di Berlusconi, impaziente di ubbidire agli ordini di Bush; e quella dei pacifisti, tanti, migliaia di migliaia, quelli che hanno riempito le piazze di tutto il Paese, quelli che hanno pacificamente invaso Firenze, tanta gente che non ha neanche un po’ di voglia di vedere spargere il sangue per controllare le fonti del maledetto petrolio e per accontentare l’industria bellica.
Ma Rumsfeld è un tipo tenace. Si era inventato un ufficio ad hoc che amava come un figlio, un gioiellino: l’Ufficio per l’Influenza Strategica del Pentagono (scritto così, tutto maiuscolo). Il suo compito era quello di diffondere in tutto il mondo (e convincere tutto il mondo, anche e soprattutto ricorrendo a storielle false) le buone ragioni di Bush e le necessità della guerra contro l’Irak. Rumsfeld ha dovuto chiudere l’Ufficio, visto che con le storielle false s’era un bel po’ sputtanato. Ma il progettino di persuasione occulta è ancora tutto in piedi. Un piano preparato accuratamente, cercando e pagando profumatamente simpatizzanti e complici in ogni parte del mondo. Un vero e proprio arruolamento che comprende per esempio giornalisti disponibili, impegnati a dare un taglio fortemente filo americano ai loro scritti. Che comprende una serie di sostanziosi fondi per finanziare campagne propagandistiche da condurre nei paesi arabi, così da gettare fango sulle moschee e sulle scuole religiose che, essendo di fede islamica, sono automaticamente considerate "fondamentaliste". Rumsfeld ha a sua disposizione anche un bel po’ di "fondi neri": per non lasciare nulla di intentato, vuole costruire, scegliendo naturalmente il personale adeguato, scuole ed istituzioni religiose che siano moderate, e cioè ragionevolmente filo americane.
La guerra è vicina. E’ così tanto vicina che non passa giorno che i caccia angloamericani non bombardino. Una sorta di programma di formazione anticipato perché gli irakeni si preparino a ciò che li aspetta.