SICILIA: IL MONOPOLIO DELL’INFORMAZIONE

SICILIA: IL MONOPOLIO DELL’INFORMAZIONE

Patrizia Maltese

Roma, 15 gennaio 2003

Chi lavora da giornalista in Sicilia, ma anche chi è utente dei giornali, sa da decenni a cosa ci si riferisce quando si parla di monopolio dell’informazione, di mancanza di pluralismo, di concentrazioni editoriali, epurazioni, censure e autocensure, mancanza di democrazia. Perché quello che da qualche anno accade in Italia – con il quarto potere nelle mani di Silvio Berlusconi, che nel frattempo ha fatti suoi anche i primi tre, riducendo il Paese al livello di una dittatura sudamericana in Sicilia è ormai uno stato di fatto consolidato, cui nessuno fa quasi più caso.

La condizione dell’informazione nell’Isola, analizzata in un convegno a Catania organizzato a dicembre dal Partito dei Comunisti Italiani e intitolato "Informazione e democrazia, l’Italia a rischio di regime", vive infatti in una condizione di assoluto monopolio con tre soli quotidiani: Il Giornale di Sicilia a ovest, La Sicilia a est e La Gazzetta del Sud in provincia di Messina.
Una condizione tanto più grave in quanto in realtà in ognuno dei tre giornali ha una parte con quote azionarie più o meno consistenti l’editore Mario Ciancio Sanfilippo, proprietario del quotidiano La Sicilia di cui è anche direttore, azionista del gruppo Editoriale Espresso-La Repubblica (cui ha posto il veto per la creazione di una redazione catanese del giornale di Scalfari, peraltro stampato proprio nel centro-stampa di Ciancio), titolare della Gazzetta del Mezzogiorno, venduta in Puglia e Basilicata. A questo bisogna aggiungere la proprietà
delle principali televisioni siciliane e di tutta una serie di piccole emittenti radiofoniche e televisive: contenitori di pubblicità in cui l’informazione trova uno spazio irrisorio e mortificante per chi la fa.
Uno stato di monopolio assoluto, determinante ai fini degli equilibri politici siciliani, che non dà voce al dissenso, né interno né esterno. Quasi impossibile, per chi lavora alle dipendenze di Ciancio, esercitare la libertà d’espressione, altrettanto difficile per chi non è organico al sistema trovare spazio nelle pagine del suo quotidiano o nei servizi delle sue televisioni: la gran parte dei comunicati o delle iniziative del centrosinistra viene ignorata volutamente, negando ai lettori la possibilità di essere informati in maniera corretta e completa sulla vita politica regionale.
Drammatica la condizione dei lavoratori dell’informazione, in questo momento fra due fuochi: da una parte il governo regionale che tende a mettere il bavaglio alle poche voci fuori dal coro (ne sanno qualcosa i redattori palermitani di Repubblica, estromessi dalle conferenze-stampa del governatore Cuffaro), dall’altra una condizione lavorativa senza tutele, con pochi privilegiati legati alla proprietà che possono e ottengono tutto, mentre decine di professionisti sono costrette a lavorare in redazioni sottodimensionate, senza contratto o con assunzioni a termine o inquadramenti da fotoreporter o metalmeccanico, in un clima di assoluta mancanza di qualità da cui è bandito qualunque approfondimento della notizia o ricerca della verità e al cronista vengono riservati spazi sempre più ristretti per fare posto a una massa sempre maggiore di pubblicità che fa apparire sempre di più giornali e televisioni come grandi magazzini.
A tenere sveglie le menti ci pensano una serie di piccole realtà giornalistiche, su carta e on-line, nate in quantità negli ultimi mesi in Sicilia, che vivono sull’entusiasmo di giovani cronisti volontari non disposti a fermarsi alla superficie delle cose, ma che hanno il limite di essere destinati a restare in semiclandestinità: strumenti per un’élite intellettuale costretti a fare i conti con la mancanza di mezzi finanziari che impedisce la distribuzione e quindi, nei fatti, la circolazione delle idee.