FASCISMI DI IERI E DI OGGI – Vauro Senesi


Atti del Convegno "Fascismi di ieri e di oggi" tenuto a Roma il 17 gennaio 2003

Vauro *

Voi sapete che non amo molto la cultura "quizzarola" della nostra televisione, la cultura dei quiz e dei concorsi a premi. Utilizzarla mi imbarazza un po’, ma mi serve cominciare proponendovi un quiz. Non stiamo in uno studio televisivo e non vi chiederò di rispondere, anche perché non si vince nulla, non ci sono gettoni d’oro né altro in palio. Il quiz che vi propongo è quello di cercare di capire chi è l’autore della frase che vi propongo: "Colui che di propria iniziativa si distacca dalle regole di condotta di questa guerra umanitaria non può aspettarsi da noi null’altro che un ugual trattamento. Condurrò questa battaglia contro chiunque, fino a quando i diritti non saranno garantiti".
Sono sicuro che molti di voi stanno pensando a Bush, a Blair, qualcuno più malizioso al D’Alema del Kosovo, e invece questa frase è del signor Adolf Hitler ed è stata pronunciata il 1° settembre 1939 alle ore 10, poche ore dopo l’invasione dei Sudeti.
Ho iniziato con un gioco po’ macabro e non voglio fare facili analogismi. Ci mancherebbe! Siamo già troppo accusati di antiamericanismo per paragonare in modo strumentale e meccanico il signor Bush o il signor Blair al signor Hitler.

Il nome di Berlusconi non è venuto in mente a nessuno perché la frase è troppo corta per essere stata pronunciata da lui.
Si tratta di Adolf Hitler. Il parallelo con Bush e Blair potrebbe risultare antistorico, però se è vero, come è vero, che le parole sono veicolo di contenuti e di idee, di un’idea del mondo e di un’idea dei rapporti sociali e civili che dovrebbero guidare il mondo, allora è anche vero che ci sono analogie veramente inquietanti.
Quando ho trovato questa frase non sapevo, per esempio, che la parola "guerra umanitaria" che sembra – ed oggi purtroppo è – una parola di stringente attualità, fosse stata usata in un tragico passato. La "guerra umanitaria" è entrata nel dibattito politico del mondo nella quale viviamo, mentre nella parte del mondo dove le "guerre umanitarie" si svolgono essa si mostra in tutta la sua menzognera realtà: è grottesco pensare che una guerra, che è la negazione dell’umanità e dell’essere umano, possa essere "umanitaria". L’altra inquietante analogia è il collegare la guerra alla difesa dei diritti. La guerra come strumento di difesa dei diritti.
Vorrei collocare il problema dei fascismi – giustamente il titolo di questo convegno non recita "fascismo di ieri e fascismo di oggi" ma "fascismi", perché ci sono diverse forme di fascismi e diversi elementi fascistizzanti – nel panorama mondiale e parlerei di fascismi globali, visto che questa parola, globali, oggi ha un senso. Vorrei collocarla in questo contesto anche per arrivare ai nostri fascismi – le due cose sono strettamente connesse, strettamente collegate – perché viviamo in un panorama mondiale dove la guerra è ideologizzata, la guerra diviene ideologia, questo e nient’altro può significare la teorizzazione di Bush sulla guerra "preventiva".
Viene data alla guerra una forte connotazione ideologica, una forte connotazione di modernità – non dimentichiamo che i nostri alpini sono arrivati oggi in Afghanistan sotto comando americano – fino ad arrivare ad una vera e propria "cultura" della guerra rappresentata benissimo dalla didascalia "guerra preventiva".
Che cosa significa "guerra preventiva"? Significa innanzitutto la morte, la negazione del diritto. Sia dei diritti umani, come è ovvio, sia di quella costruzione difficile, articolata – che trova il suo fondamento e le sue radici in esperienze storiche drammatiche come la 2a Guerra Mondiale – che ha dato frutti come, ad esempio, la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Un altro di questi frutti fu la creazione delle Nazioni Unite, poi trasformate nell’Onu.
L’umanità intera, all’indomani di una guerra tremenda, ebbe un impatto spaventoso con l’orrore dell’arma nucleare, sto pensando a Hiroshima, a Nagasaki. La guerra già aveva il potenziale tremendo per mettere in discussione l’esistenza dell’umanità globalmente. Modernissima, in quel senso, perché è la stessa modernità che viviamo noi oggi.
All’indomani di quegli olocausti, quello nazista e quello nucleare, l’umanità sentì la necessità, l’urgenza di dotarsi di strumenti sovranazionali come le Nazioni Unite, perché la guerra scomparisse dal futuro. Come sappiamo, questo non è avvenuto, ma la teorizzazione della guerra preventiva nega alla base le ragioni fondanti e fondative di qualsiasi etica morale e politica del diritto internazionale, e qui si possono vedere forti analogie con il fascismo: un unico diritto, il diritto del più forte. Il diritto del più forte militarmente, il diritto del più forte economicamente e finanziariamente. In nome di che cosa? In nome di che cosa si vuol far diventare questa forza, di cui usufruisce soltanto una piccola parte dell’umanità, un diritto universale? In nome di un modello economico che vede il 20% della popolazione di questo pianeta consumare e sprecare le risorse globali condannando il resto dell’umanità al sottosviluppo e alla fame. Allora si capisce perché qualcuno ha il coraggio di chiamare "civiltà" questo modello.
Ricordo bene che alcuni giorni dopo la tragedia dell’11 settembre Berlusconi parlò di una guerra nel nome di una civiltà superiore, la nostra: una caricatura grottesca.
Eccoli gli elementi di fascismo, ecco la cultura fascista che permea le parole, i contenuti, gli atti di chi governa a livello nazionale ed internazionale. Questo modello esprime un pensiero unico. Le guerre servono a reprimere e cancellare ogni possibile obiezione, ogni possibile contraddizione rispetto al pensiero unico dell’imperatore, dell’impero, che difende, che non vuole esportare, non vuole allargare, perché il modello si basa su un trend di vita, quello statunitense, che non va toccato. E allora si difende con le armi, con le guerre, con i golpe. Anche con uno sforzo militare fortissimo per avere il controllo totale delle fonti energetiche. Siamo purtroppo alle soglie della prossima guerra con l’Iraq ed è evidente ad ogni persona di buon senso, al di là della collocazione politica, la ridicola escalation dei ritrovamenti strani degli ispettori dell’Onu, che pure in qualche modo cercano almeno di rallentare la macchina americana. E’ notizia di ieri il ritrovamento di testate vuote. Pensate un po’ che arma di distruzione di massa sono le testate quando sono vuote. E’ difficile da capire. Se mi puntassero qualcosa contro, vorrei che si trattasse di una testata vuota. Sono altre le testate belle piene.
Qui va sottolineato un collegamento forte con il Venezuela. Non a caso prima ho parlato di golpe. Il Venezuela è il paese serbatoio del petrolio degli Stati Uniti, il maggior fornitore, e un Venezuela che con Chavez tenta la via democratica, la costruzione di un minimo di stato sociale, visto che l’80% della popolazione è al di sotto della soglia di povertà, diventa "comunista", diventa il nemico. E allora l’impero si organizza collegandosi alle forze più retrive del latifondo e della confindustria venezuelana: un golpe di stampo cileno.
A tutti viene in mente l’analogia drammatica fra quello che oggi sta accadendo in Venezuela e quello che ieri è accaduto in Cile. Qui siamo già entrati nel campo dei fascismi propriamente detti, perché Pinochet è stato un fascista così come lo era Videla.
Poi ci sono altri fascismi o elementi forti di fascismo a livello internazionale. Permettetemi di dirvi il disagio tremendo che provo quando vedo, quelle poche volte che lo fanno vedere in televisione, il muro che Israele sta costruendo intorno a quelli che suppone o che pretende siano i propri confini. E’ il disagio di un europeo che conserva la memoria storica di ebrei che hanno subito uno spaventoso martirio e vede che quel muro viene costruito da quegli stessi ebrei: un carcere che sarà una prigione per i palestinesi, ma sarà soprattutto la fine della memoria storica di una componente importante del popolo ebraico rispetto alla propria stessa storia. Non si spiegherebbe come è potuto avvenire che siano cadute tutte le preclusioni verso gli eredi del fascismo, verso gli eredi di quelli che in Italia hanno fatto le leggi razziali. Non si spiegherebbe l’apertura, l’accoglienza addirittura festosa che Sharon ha tributato a Gianfranco Fini che non è andato a scusarsi per il fascismo, si è invece scusato vergognosamente "per il popolo italiano". Qui ci sono molti combattenti partigiani, incluso Armando Cossutta. Questo è il popolo italiano, quello che ha battuto il fascismo. Come può Fini chiedere scusa a nome del popolo italiano riconoscendolo quindi responsabile del fascismo?
Io credo che in questo quadro anche le cosiddette "anomalie nazionali", di cui gli interventi che mi hanno preceduto hanno approfonditamente parlato, si capiscono forse più a fondo. C’è un esempio che mi sembra abbastanza rappresentativo di come le pulsioni globali di fascismo poi si traducono nelle varie realtà nazionali in elementi di vero e proprio fascismo, ovviamente collocandosi e sviluppandosi a seconda del contesto. Uno degli esempi più eclatanti è la libertà di informazione, che non significa soltanto la presenza di alcuni giornalisti o la garanzia ad alcuni giornalisti di esprimere liberamente la propria opinione. Significa garantire ai cittadini la libertà di essere informati. Negare il diritto fondamentale di ciascuno di noi ad essere informato, significa negare il diritto di sviluppare una propria idea e una propria capacità critica rispetto agli avvenimenti così gravi che si susseguono nel mondo. La proprietà unica dei mezzi di informazione da parte di Berlusconi, il loro uso privato, è un elemento aggravante di un processo già molto avanzato di monopolizzazione dell’informazione a livello mondiale.
Non ho niente contro le nuove tecnologie, ma qualcosa contro i proprietari di queste nuove costosissime tecnologie sì. Enfatizzano il fatto che con le nuove tecnologie informatiche le notizie arrivino in tempo reale. Dietro l’enfatizzazione del tempo reale, c’è un’omissione di informazione perché vengono totalmente nascoste verità importanti che possono determinare e spostare il consenso a livello mondiale. L’informazione diventa un’arma da guerra. Io uso fare un esempio molto semplice e quindi coglietelo come tale: quando si sente parlare di innovazione tecnologica e delle meraviglie che ha portato, si pensa subito e solo a due cose: all’informazione e, guarda caso, alle armi. C’è un’immagine che fra la sintesi fra le due cose, l’avrete vista nei telegiornali e purtroppo la vedrete ancora: è quella telecamera montata sulla testata del missile intelligente che ci dà l’informazione in tempo così reale da farci seguire il missile in tutta la sua traiettoria fino a che non esplode sull’obiettivo. Con lui esplode anche la telecamera e finisce anche l’informazione in tempo reale. Quello che quel missile ha provocato nella carne delle persone non lo saprete mai. Quanti feriti, quanti morti, quanto dolore. Anche questi sono elementi forti di fascismo che permeano l’informazione e vengono resi più forti dal contesto, dal panorama di guerra in cui viviamo e servono a determinare il consenso o quantomeno ad avere un consenso passivo.
Vorrei concludere con un piccolo passo indietro della memoria.
Come tutti sapete, la nostra Costituzione recita all’articolo 11: "L’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie fra i popoli".
Non mi stanco mai di sottolineare il valore morale ed etico di chi ha scritto quella Costituzione. Gli uomini e le donne che uscivano da quell’esperienza eroica, ma anche tragica e terrificante, che è stata la Resistenza italiana, hanno sentito l’urgenza di una carta fondativa che utilizzasse il termine "ripudia" in uno stretto collegamento etico e politico. Quella Costituzione si permea, si fonda, si connota sull’antifascismo. Fa dell’antifascismo un valore etico oltre che politico. E allora io credo che oggi la questione importante sia collegare molto strettamente, perché sono due aspetti della stessa questione, il ripudio della guerra con il ripudio del fascismo.

* giornalista e vignettista