Annamaria Rodari, la mia difficile amica

Annamaria Rodari, la mia difficile amica

Manuela Palermi

Roma, 21 gennaio 2003

Annamaria Rodari, la mia amica Annamaria, se n’è andata. Ci siamo volute bene, io e lei. Molto. Ci siamo anche state antipatiche. Molto. Su alcune vicende ci siamo scontrate, abbiamo discusso, persino litigato. Eppure ci legava una complicità incrollabile. Quella che le femministe chiamano "tra donne" e che io, prima di conoscere lei, non avevo mai compreso, anzi ci avevo ironizzato su.

Annamaria aveva fatto un percorso politico simile al mio. Nel Pci fin da ragazza ed un’emancipazione femminile dura, segnata dalla militanza nella Resistenza, che solo negli anni settanta era diventata femminismo. Lei me la raccontò così: "Stavo male, malissimo. E’ stato allora che ho incontrato le donne, loro non mi hanno mai abbandonata".

Abbiamo diviso per anni la stessa stanza. Scrivevamo per Liberazione. Lei mi raccontava dei lunghi anni all’Unità, di che scuola straordinaria fosse stata: arrivavano la mattina presto per un esame puntiglioso del giornale fresco di stampa, nulla veniva ignorato: l’errore più piccolo, la notizia bucata, il commento fatto male, la linea del partito non esplicitata bene, i titoli sbagliati. Erano implacabili con se stessi. Poi a lavorare fino a sera, a volte fino a notte se c’era da ribattere qualche notizia o da rifare la "prima". La mattina dopo si ricominciava di buon’ora, sette giorni su sette.

Annamaria scriveva benissimo. Noi ne approfittavamo per chiederle i commenti più rognosi, gli elzeviri più difficili. Aveva una scrittura leggera e raffinata, con qualche antipatia per le virgole considerate un po’ inutili. "Si capisce lo stesso – diceva – anche se manca la virgola", ed io, per imitazione, cominciai a giocare con la punteggiatura. Le mostravo i pezzi e lei diceva sempre che andava bene.

Era tollerante e dura, comunista fin nella ossa e femminista radicale, indipendente e compagnona, ribelle e disciplinata. Una donna difficile e complicata. Una che aveva molto amato e molto sofferto. Negli ultimi anni ci siamo perse: lei a Milano, io a Roma. Avevo polemicamente lasciato Liberazione mentre lei era rimasta e m’ero sentita un po’ tradita. Ci siamo ritrovate nel Pdci, e non poteva essere altrimenti. Ora ho deciso di far finta che non se ne sia andata.

Semplicemente sta a Milano mentre io vivo a Roma.
E’ per questo che non possiamo incontrarci.