Da Porto Alegre una hola de esperancia

Da Porto Alegre una hola de esperancia

Gianfranco Pagliarulo

23 gennaio 2003

PORTO ALEGRE – Piove da dodici ore. La città è coperta da una morbida coltre d’acqua, mentre stanno per riprendere i lavori dei Forum. I Forum, perché sono molti. Il social forum mondiale. Il forum mondiale dei parlamentari. Il forum dell’educazione. Il forum dei giovani. Il forum dei sindacalisti. Ed altri ancora.
Qui sta la percezione concreta della rete e dei suoi nodi. Non esiste una periferia. Ne è umanamente possibile seguire ogni aspetto dei lavori che si stanno contemporaneamente svolgendo nella calda città brasiliana.
La rete e i suoi nodi: è una nuova modalità, prima sociale che organizzativa, attraverso cui decine e decine di migliaia di persone provenienti da tutto il mondo entrano in contatto reciproco, partecipano a una o più discussioni tematiche, restituiscono un senso rinnovato a quelle due parole – democrazia e partecipazione – che il liberismo sta conculcando. E’ un fatto che il felice matrimonio fra democrazia e mercato, celebrato all’inizio degli anni Novanta in un mondo caratterizzato dalla presunta fine della storia, sia naufragato nel più violento dei divorzi: tanto più il neoliberismo ha avviluppato il pianeta, tanto più le forme politiche e sociali della democrazia sono state compresse o negate.

Porto Alegre 2003 è perciò una tappa nella riconquista della democrazia umiliata. Siamo nel Paese di Lula e la hola de esperancia attraversa ogni anfratto della vita del forum. Ma siamo anche prossimi al Paese di Chavez, il Venezuela, dove è in corso un tentativo di delegittimazione degli organismi di governo democraticamente eletti, come sottolinea Jhannett Madriz, primo presidente della Confederazione parlamentare delle Americhe e deputata del Venezuela. Siamo inoltre prossimi a quel grande Paese latino-americano che per migliaia e migliaia di chilometri guarda il Pacifico, dove trent’anni fa i sogni di riscatto popolare furono stroncati nel sangue e nelle galere di Pinochet. Siamo infine vicini all’Argentina, stroncata da un’incredibile crisi finanziaria, la cui ragione di fondo è nello scambio ineguale con gli Stati Uniti d’America.
Al centro dell’interesse del forum è la imminente prospettiva di guerra, come una forza centripeta che attira l’attenzione dei centomila delegati: come fare per impedirla, come fare per rinviarla, come opporsi alla teoria della guerra preventiva, cioè alla dottrina militare dell’impero unico. Eppure rinasce la speranza: per questo da tutto il mondo guardano a Porto Alegre.