Il popolo di Lula

Il popolo di Lula

Andrea Genovali

26 gennaio 2003

Porto Alegre. Nell’anfiteatro naturale di Por do Sol, lambito dalle acque del lago Guaiba di Porto Alegre, la capitale del Mercosul, Ignacio Lula da Silva, il primo presidente operaio (lui si, lo è veramente!) del Brasile incontra una moltitudine di partecipanti, oltre centomila.
Nell’immenso anfiteatro sventolano le bandiere del PT, il partito di Lula, del Pc do Brasil, ma anche di Cuba, della Palestina e di altre decine e decine di organizzazioni politiche e sociali presenti al forum.
Lula parla per circa un’ora. Il suo è un discorso pacato nelle forme, deciso e preciso nella sostanza. Sull’immenso palco, la piccola figura di quest’operaio, diventato presidente della decima potenza mondiale, giganteggia. La sua non è un’oratoria, per cosi dire, propriamente latinoamericana, ma il suo popolo e il popolo della sinistra mondiale lo seguono con attenzione e si esaltano di fronte alle sue affermazioni.

Il presidente sa che il Brasile dei poveri, degli emarginati, dei lavoratori, guarda a lui con enorme speranza. Ma Lula sa che la partita che si sta giocando in Brasile riguarda tutta la sinistra mondiale. Brasile, Cuba, Venezuela ed Ecuador sono il quadrilatero di una alternativa possibile al neoliberismo.
I prossimi quattro anni di governo saranno decisivi. Il punto fondamentale sarà la riforma agraria. Una riforma seria, serena, giusta ed equa per tutti. Una riforma che verrà posta in essere senza fretta nei prossimi anni di governo, afferma Lula.
Il popolo di Porto Alegre esplode in un tripudio di bandiere, in un coro ritmato che solo i latinoamericani sanno fare.
Il presidente prosegue nel suo ragionamento, ribadendo uno per uno i temi che lo hanno portato alla presidenza, grazie al voto popolare ed a una politica di alleanze assolutamente strategica che ha consentito alla sinistra di vincere anche in Brasile.
La lotta alla fame, alla disoccupazione, una istruzione per tutti garantita e gratuita, ma soprattutto un ordine economico e sociale più giusto che soppianti i fallimenti drammatici del neoliberismo.
Lula condanna fermamente la guerra all’Iraq come guerra per il petrolio e lo sfruttamento imperialistico e lo fa di fronte alla platea di quel Social Forum che viene definito come l’evento mondiale più importante, che può aiutare concretamente a cambiare la storia del mondo.
"Terraviva", il giornale del Social Forum, augura al presidente Lula un buon viaggio per Davos, dove si tiene il Forum economico mondiale e dove un operaio, oggi presidente del Brasile, porterà gli ideali, le passioni e le speranze del suo popolo e dell’intera sinistra mondiale. Perché un altro mondo è possibile, e, per dirla con padre Zanotelli, un altro mondo è necessario.
Buon viaggio, compagno presidente.