Intervento su politica estera

SENATO DELLA REPUBBLICA
XIV LEGISLATURA

319ª SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 29 Gennaio 2003

(Pomeridiana)

Presidenza del presidente PERA,
indi del vice presidente CALDEROLI

GOVERNO
Comunicazioni del Ministro degli affari esteri sulle linee della politica estera italiana e conseguente discussione:

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marino. Ne ha facoltà.
* MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, noi senatori del Partito dei Comunisti Italiani riteniamo la costruzione dell’Europa politica un’opzione fondamentale e strategica. Dopo i sacrifici fatti per l’Europa monetaria, a nostro avviso va costruita l’Europa politica, che abbia una sua politica estera e una sua politica di difesa affinché l’Europa abbia un incisivo e forte ruolo a livello internazionale. È questo il nostro auspicio.

Ma – per ripetere le stesse parole del Ministro – per far sì che l’Europa abbia una credibile presenza internazionale è necessario, a nostro avviso, che l’Italia agisca in sintonia e quindi non comprometta con scelte proprie quegli sforzi che si stavano compiendo a livello europeo da parte di molti Paesi, a partire dalla Francia e dalla Germania, per evitare la guerra ad ogni costo. Occorre quindi non compromettere questi sforzi per salvare la pace e – mi permetto di dire – per salvare la stessa Europa, la costruzione europea.

È necessario evitare assolutamente un coinvolgimento dell’Italia anche nei preliminari di una guerra, perché la vicenda bellica è di fatto già iniziata; quindi, non assecondare gli Stati Uniti, che agiscono da soli, non indossare l’elmetto, anzi prendere le distanze da posizioni USA che non vanno in direzione di una soluzione politica. Se l’Europa riuscirà ad essere unita, se tutti i Paesi agiranno in sintonia, essa darà un forte contributo per evitare la guerra. Occorre quindi, anzitutto, unità d’azione.
Da questo punto di vista, il Ministro ha minimizzato il significato delle iniziative del Governo: ha parlato di «mantenere la pressione», ma soprattutto ha parlato di «presa d’atto, di attività tecniche di vario tipo». Qui non bisogna usare eufemismi, qui non ci sono prese d’atto automatiche. Quando l’Italia ha voluto segnalare la propria posizione non ha esitato a farlo; ci sono tanti precedenti. Addirittura, nel 1986 il nostro Governo ritenne non conveniente politicamente offrire il permesso per il sorvolo, e così per le basi.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI
(Segue MARINO). Noi riteniamo assolutamente non condivisibile, anzi errata, la scelta di offrire basi militari di appoggio situate sul territorio italiano e lo stesso sorvolo dello spazio aereo, perché a nostro avviso, di fatto, ciò implica un coinvolgimento, una partecipazione del nostro Paese ad una guerra i cui reali obiettivi sono ben diversi da quelli sostenuti dall’Amministrazione americana, ben diversi dalla lotta al terrorismo. La prima cosa da fare, quindi, è revocare l’autorizzazione all’utilizzo di basi militari e al sorvolo per azioni collegate ad una probabile guerra contro l’Iraq e rivedere gli stessi patti che regolano la presenza delle basi NATO e USA sul territorio italiano.

Lotta al terrorismo? Il Congresso USA ha da lungo tempo autorizzato il presidente Bush ad un intervento militare anche senza l’ONU. Il segretario di Stato Colin Powell ha detto che gli Stati Uniti sono pronti ad agire anche da soli. Noi non possiamo accettare e teorizzare, come invece fanno gli Stati Uniti, la guerra preventiva, che è priva di ogni legittimità politica e morale.
Al presidente Pera sta molto a cuore il filosofo Kant. Ebbene, dove sono i segnali inequivocabili di un’aggressione imminente da parte dell’Iraq? Dov’è la lotta contro il terrorismo? Dove sono i legami dell’Iraq con Al Qaeda, dove sono gli arsenali? La verità è che si tratta di una vera e propria guerra coloniale. Non posso non ricordare come gli Stati Uniti siano consumatori di un quarto del petrolio mondiale e come lo stesso Iraq detenga il secondo posto per le riserve petrolifere.
Quale scenario si aprirà? Quali prove? Il Ministro ha addirittura teorizzato l’inversione dell’onere della prova per quanto riguarda il possesso di armi di distruzione di massa. (Il Presidente segnala al senatore Marino che il suo tempo sta per esaurirsi). Sto finendo, signor Presidente. Addirittura, il Ministro ha detto «forniremo ulteriori prove». Ma dove sono le prove? Qui non c’è uno straccio di prova. Ritter, uno degli ispettori dell’ONU, ha parlato di un esercito ridicolo, di una minaccia inesistente: undici testate con una gittata di dodici chilometri, peraltro vuote.
La verità è che una guerra all’Iraq non solo rompe la vasta alleanza costituita l’11 settembre, ma finirà per espandere lo stesso terrorismo…(Il Presidente segnala nuovamente al senatore Marino che il suo tempo sta per esaurirsi). Ho finito, signor Presidente. Ove non dovessi terminare il mio intervento, mi rifaccio alle tre interrogazioni presentate in queste settimane. C’è il rischio di destabilizzazione di tutta l’area mediorientale. (Il microfono si disattiva automaticamente).