La guerra. Uno strumento della politica

La guerra. Uno strumento della politica

Andrea Genovali

26 gennaio 2003

Porto Alegre. "Neoliberismo e globalizzazione della miseria, in difesa dei diritti e del lavoro", questo è il titolo del seminario organizzato dalla Federazione Sindacale Mondiale, che analizza come la grave situazione di crisi economica e sociale nel mondo, l’aumento dei disoccupati e del lavoro nero, la povertà e l’indigenza che colpiscono centinaia e centinaia di milioni di persone siano gli effetti diretti e perversi del neoliberismo.
Contemporaneamente a questi drammatici fenomeni emerge di nuovo la guerra come strumento di politica e modello di risoluzione delle controversie internazionali. La pace e la sicurezza internazionale sono oggi di nuovo pesantemente posti in pericolo dalla volontà imperialistica statunitense di dichiarare guerra all’Iraq. Una guerra per il petrolio e per il controllo geostrategico di quell’area.

Dal seminario emerge con forza la condanna della violazione dei diritti sindacali in vaste aree del mondo a iniziare dalla Colombia. La denuncia dell’Alca, l’area di libero scambio delle Americhe, è forte e precisa. La lotta contro l’Alca è una delle priorità dell’America Latina per cercare di mantenere una indipendenza dagli Stati Uniti e per non svendere i propri paesi alle multinazionali, che derubano le loro ricchezze e riducono i lavoratori in stato di estrema indigenza e povertà.
I processi di privatizzazione, denuncia il leader della CUT brasiliana Antonio Neto, stanno causando da un lato una forte ripresa del lavoro nero e sottopagato e, dall’altra, una crescente e drammatica disoccupazione. Si sta cercando, in ampia zone dell’America Latina e non solo, di annullare tutte le conquiste sociali dei lavoratori e delle loro organizzazioni sindacali. Si cerca di distruggere anche quel poco di stato sociale che esiste e la violazione sistematica dei diritti umani e dei principi della democrazia.
Dal forum emergono alcune linee di indirizzo politico che sono state condivise da svariati sindacalisti presenti, quasi tutti latinoamericani. Fra di esse: la condanna della guerra preventiva all’Iraq da parte degli Usa, la fine dell’embargo a Cuba e la richiesta ad Israele di ritirare le truppe armate dai territori palestinesi, al fine di far nascere lo Stato di Palestina con capitale in Gerusalemme.
In campo economico, la richiesta alle Nazioni Unite di dare vita a un Consiglio di Sicurezza economico per la regolamentazione dei flussi finanziari del commercio internazionale. Esso dovrebbe, fra l’altro, promuovere un coordinamento a livello internazionale per il controllo dei movimenti di capitale speculativi e imporre loro una tassa conosciuta internazionalmente come "Tobin tax".