Pace e democrazia in Kurdistan e nel Medio Oriente

Pace e democrazia in Kurdistan e nel Medio Oriente

Andrea Genovali

28 gennaio 2003

Porto Alegre. Non c’è pace senza giustizia e democrazia. Alle ragioni delle armi, alla spirale fra guerra e terrorismo, va contrapposta l’arma della ragione, della democrazia e del dialogo. La lotta armata non serve, non aiuta la causa del popolo curdo. La lotta armata ha solo enormemente rafforzato quei settori della politica che si volevano, al contrario, sconfiggere. La soluzione dei problemi per i curdi non passa dalle armi, che hanno prodotto ancor più povertà e miseria sul loro territorio, ma dalla politica e dal dialogo.
Questi sono i concetti espressi dal rappresentante dell’Ufficio informazioni del Kurdistan in Italia nel seminario tenutosi all’università cattolica di Porto Alegre. Gli stessi punti di vista sono stati espressi anche da Nazmi Gur del partito curdo in Turchia Hadep.

I Comunisti Italiani, unico partito della sinistra italiana presente ai lavori, ha evidenziato l’importanza della piattaforma italiana, recentemente costituitasi, per il Kurdistan. Una piattaforma, sulla scia di quella "Action for Peace" per la Palestina alla quale, oltre al Pdci, hanno aderito la Cgil, l’Arci, le Donne in nero, l’Associazione per la pace ed altri ancora.
E’ stato evidenziato come la democrazia debba diffondersi realmente in Medio Oriente superando i gravissimi limiti rappresentati, fra l’altro, dal mancato riconoscimento dell’identità e dei diritti civili e umani del popolo curdo in Iraq, Siria, Iran e Turchia, dove i curdi sono rispettivamente 5 milioni, 2 milioni, 8 milioni e ben 25 milioni.
Rilievo è stato dato all’abbandono, ormai da tempo, della lotta armata da parte del Pkk, il partito del presidente Ocalan, e il suo trasformarsi in una nuova organizzazione politica, il Kadek.
Da parte del Pdci è stata espressa con forza la convinzione che la Turchia non possa entrare a far parte dell’Unione Europea fintanto che non rispetti completamente i più elementari diritti umani e civili nei confronti della consistente minoranza curda e abbia abolito la pena di morte.
I curdi da tempo rivendicano non più la costituzione di uno stato curdo, ma il riconoscimento pieno dei loro diritti culturali, politici, democratici e il diritto a vivere pacificamente nei paesi in cui abitano. Una scelta questa forte e di grande rilevanza.
La sempre più imminente guerra per il petrolio degli Usa all’Iraq, condannata con energia dai rappresentanti curdi, rappresenta un gravissimo pericolo per le popolazioni curde. Sia per una probabile, gravissima destabilizzazione di tutta l’area, sia per le possibili aggressioni da parte, ad esempio, dei turchi.
L’appuntamento in Italia con la Piattaforma dopo questo incontro brasiliano è a febbraio per organizzare le manifestazioni del Newroz del prossimo marzo e altri appuntamenti di sensibilizzazione e di concreta e solidale lotta per i diritti di questo popolo martoriato.