Intervento in merito della delega sul mercato del lavoro

SENATO DELLA REPUBBLICA
XIV LEGISLATURA

325ª SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 5 Febbraio 2003

(Pomeridiana)

Presidenza del vice presidente CALDEROLI,
indi del vice presidente FISICHELLA

(848-B) Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Collegato alla manovra finanziaria) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell’articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale):

Intervento di Gianfranco Pagliarulo

Signor Presidente, vorrei rivolgermi, nei pochi minuti a mia disposizione, specificamente al governo e al suo rappresentante. Con questo disegno di legge voi operate un sovvertimento profondo di diritti e regole definiti in questi anni e vi illudete che ciò rappresenti la modernizzazione del mercato del lavoro oppure, per dirla con un collega di maggioranza, l’ottimizzazione dei costi di produzione, per rendere più competitivo il sistema Paese.

Per questo promuovete la precarietà, fate tornare il caporalato, riducete le tutele del part time, penalizzate il socio lavoratore, istituite enti bilaterali di funzioni pubbliche. Con questa legge riprendete l’attacco all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e lo preannunciate con il disegno di legge n. 848-bis. Questo ha detto ieri il sottosegretario Sacconi. Dunque, ciò che aveva detto Berlusconi in TV a fine anno non era vero.
Incassate la rottura dell’unità sindacale; eppure, da un anno l’Italia è scossa da scioperi e manifestazioni inimmaginabili. Vi consolate dicendo «ma è solo la CGIL», mentre si estende un fronte vastissimo di forze sociali, di donne e di uomini, trasversale alle opinioni e alle generazioni, di sinistra, di centro e anche di destra, tutti uniti dalla preoccupazione di perdere garanzie e diritti.
Parlate di centralità dell’impresa e per questo volete ridurre il costo del lavoro, mentre dal Nord al Sud le imprese stanno scivolando sulla china dell’aumento dell’insicurezza e della diminuzione della domanda.
Avevate promesso l’albero della cuccagna e vi ritrovate con un incremento del PIL per il 2002 che rasenta la stagnazione e per il 2003 siete i soli al mondo a sostenere un incremento del 2,3 per cento.
Dite Bruxelles, ma pensate a Dallas. Siete per il dialogo sociale, cioè per un decisionismo spavaldo, o per la concertazione, come sembra rimpiangere in qualche occasione l’ala sociale di AN? Operate per distruggere l’eredità del centro-sinistra, ma qui dite che rappresentate su questi temi l’evoluzione della sua politica.
Noi governeremo la modernità in modo opposto, perché siamo una coalizione plurale che interpreta una complessità di esigenze, che voi riducete all’equazione: taglio del costo del lavoro uguale taglio delle garanzie e dei diritti. Noi abbiamo un’altra bussola per l’Italia: si chiama ricerca, sperimentazione, formazione, occupazione. Voi, fate altro.
Con questo disegno di legge sottraete regole e garanzie perché credete che sia questa la modernizzazione. Invece, così tutelate i privilegi di nicchia, di casta, di classe. E così non va avanti nessuno: né i lavoratori, né i ceti intermedi (a proposito, avete letto l’indagine Eurispes sullo schiacciamento in basso dei ceti medi?), né la piccola e media impresa.
Voi siete i cappellani del declino dell’Italia e promettete un paradiso sempre più lontano nel tempo: una colossale fiction. Questa legge è il paradigma di tutto ciò. Non c’era il buco del centro-sinistra denunciato da un vostro telepredicatore. Era un alibi. In compenso, state aprendo una voragine. Lì dentro, signori del governo, prima o poi cadrete e toccherà a noi uniti, di nuovo come nel 1996, lavorare per la rinascita del Paese.