Testo dell’introduzione alla manifestazione nazionale dell’Ulivo sulla scuola

Testo dell’introduzione alla manifestazione nazionale dell’Ulivo sulla scuola

Piergiorgio Bergonzi

Napoli, 12 febbraio 2003

Carissimi compagni e amici,
vi ringrazio per avere organizzato questa importante iniziativa dell’Ulivo sulla scuola qui a Napoli, è la più importante fra quelle numerose che si stanno svolgendo in tutta Italia all’indomani della manifestazione nazionale tenutasi a Bologna nel gennaio scorso che ha visto la partecipazione, fra gli altri, dei Segretari nazionali dei partiti dell’Ulivo. Un ringraziamento sentito al vostro Sindaco, la sua presenza ed il suo saluto onorano la nostra assemblea. Per quanto mi riguarda vi sono molto grato della possibilità che mi date di poter svolgere l’ intervento introduttivo di questo nostro incontro.
E’ molto importante ribadire con grande forza l’impegno prioritario dell’Ulivo sul tema della scuola, insieme all’esigenza prioritaria di unire tutte le forze dell’opposizione, dai partiti alle forze politiche e sociali, ai movimenti sempre più presenti e diffusi nella società civile nella battaglia per la scuola.

La controriforma Moratti

E’ ancora più importante oggi, perché proprio oggi, in queste ore, la maggioranza di centrodestra si sta accingendo ad approvare la legge cosiddetta di "riforma Moratti" della scuola italiana, molto probabilmente l’approvazione non sarà quella definitiva in quanto la legge dovrà tornare al Senato per un errore "tecnico" contenuto nel testo, e tuttavia i tempi per l’approvazione definitiva di questo provvedimento sciagurato per la scuola italiana sembrano ormai essere strettissimi.
Un provvedimento che io definisco di "controriforma", che rischia di riportare indietro l’orologio della storia del nostro Paese con un’azione restauratrice della scuola di cinquanta anni fa quando alla grande maggioranza dei bambini e dei giovani veniva preclusa la possibilità di accedere ad una istruzione qualificata dopo il quinto anno di scuola elementare, quando solo i più ricchi riuscivano a proseguire nel corso degli studi. Bontà sua, il Ministro non ha voluto cancellare la riforma della scuola media unica del 1962 e quindi la discriminazione sugli indirizzi futuri avverrà a poco più di tredici anni.

Un’idea di scuola iniqua e classista

Si tratta di una legge che esprime un’idea di scuola iniqua e classista. Sono convinto che se questa legge e il progetto complessivo del centrodestra sulla scuola dovessero riuscire a dispiegare completamente i loro effetti nefasti (e noi dobbiamo, possiamo, siamo in grado di impedirlo), si produrrebbe un fenomeno che potremmo definire di "dispersione di massa" che vedrebbe accrescersi in modo esponenziale l’evasione dall’obbligo in situazioni come Napoli dove essa è già elevata, e rischierebbe di produrre nel nostro Paese una situazione in cui la maggioranza dei ragazzi sopra i tredici anni non avrebbe accesso a quella che è oggi l’istruzione secondaria superiore.
Cerco di spiegare le ragioni di questa mia affermazione tanto grave.
Già oggi in situazioni come Napoli ed altre città italiane l’evasione all’obbligo si avvicina al 15%; già oggi oltre il 30% dei ragazzi che si iscrivono al primo anno della secondaria superiore non raggiungono il diploma (questa percentuale è molto più elevata nelle regioni più ricche d’Italia come Veneto e Lombardia); già oggi il 46% dei ragazzini che escono dalla terza media riportano la qualifica di sufficiente, ovvero una preparazione generalmente ritenuta inadeguata al proseguimento degli studi. Una scuola già oggi fortemente marcata dai fenomeni della dispersione e della selezione.Cancellato l’obbligo scolastico – Canalizzazione precoce a tredici anni

A fronte di questa situazione la legge Moratti e le iniziative del Governo anziché promuovere un’azione riformatrice che vi porti rimedio, si muovono nella direzione esattamente opposta con scelte e provvedimenti destinati a peggiorare pesantemente la situazione esistente.
Ecco, infatti, che la legge Moratti riduce l’obbligo scolastico dagli attuali quindici a tredici anni e mezzo. E’ proprio così, mentre in tutta Europa l’età dell’obbligo viene elevata tra i 16 e i 18 anni, il governo italiano fa una riforma per abbassarla costringendo preadolescenti poco più che tredicenni a scegliere tra scuola e formazione professionale. Una canalizzazione precoce che precludendo a tantissimi, alla maggioranza, dei ragazzini sopra i tredici anni di accedere al canale dell’istruzione cosiddetta liceale (tecnica, umanistica o artistica che sia), li priva del futuro negando loro la possibilità di acquisire nella scuola le capacità, le conoscenze, le competenze, i saperi minimi indispensabili per essere cittadini a pieno titolo, per poter comprendere la società in cui vivono, per poter essere protagonisti della sua trasformazione, molto semplicemente e banalmente per essere in grado di avere un’occupazione, di emanciparsi e progredire nella vita e nel lavoro. Una scelta irresponsabile destinata ad incrementare in modo esponenziale la percentuale di quel 30% di ragazzi che oggi non raggiungono il diploma della secondaria superiore, anzi essi saranno addirittura incoraggiati a non accedervi.
Di più. In questa legge viene letteralmente cancellata la definizione di "obbligo scolastico", alla faccia della Costituzione italiana. Anche in questo caso un incoraggiamento all’evasione scolastica a cominciare dalle situazioni in cui essa è più elevata.
Più avanti mi soffermerò brevemente su alcune altre scelte gravissime operate da questa legge. Ora voglio subito sottolineare come sia tutta l’azione politica di questo governo che, affiancandosi alla legge di controriforma, rischia di produrre un esito di gravità straordinaria per la scuola e la democrazia nel nostro Paese: meno scuola per tutti, una istruzione di qualità solo per chi può pagarsela.2003-2005: meno 40.000 insegnanti; meno 27.000 non docenti; meno 3000 milioni di euro

Anche qui basta citare alcuni dati.
Nella legge finanziaria 2003 si tagliano 3000 milioni di euro in tre anni di risorse per la scuola, si riducono, sempre in tre anni, di circa 40.000 unità gli insegnanti e di 27.000 il personale non docente.
Più nel dettaglio. Autoaggiornamento: 105 milioni di euro in meno in tre anni; fondo dell’offerta formativa;164 milioni di euro in meno in tre anni; tecnologie didattiche: cancellati gli stanziamenti; edilizia scolastica: a fronte dei 3000 miliardi di lire finanziati dal centrosinistra in 5 anni, le risorse previste per il 2002-’03 è praticamente zero.
Oltre a ciò nel progetto governativo si prevede la riduzione del tempo scuola obbligatorio e l’introduzione di attività facoltative a pagamento. C’è da aggiungere un dato spesso sottovalutato, i tagli agli Enti locali che avranno una influenza decisiva sulla scuola e sulla sua qualità.
Provo ad elencare sinteticamente alcune possibili conseguenze di tutto ciò.Alcune inevitabili conseguenze

Prima conseguenza: classi più numerose dove sicuramente più scadente sarà la qualità dell’in segnavento.
Seconda conseguenza: crescenti difficoltà (se non impossibilità per mancanza di fondi) di realizzare, da parte delle scuole, progetti e programmi per il recupero e per il sostegno, contro il disagio sociale, per l’integrazione scolastica dei portatori di handicap e dei ragazzi stranieri; gli effetti devastanti di tutto ciò sulla evasione all’obbligo e sulla dispersione sono facilmente immaginabili.
Terza conseguenza: costi aggiuntivi per le famiglie dovuti alla riduzione del tempo scuola, alla introduzione di attività facoltative a pagamento, alla limitazione di attività quali il tempo pieno, all’aumento dei costi di servizi quali mensa e trasporti; rischia di prodursi una situazione in cui anche nella scuola pubblica, fin dalla scuola elementare, chi vorrà avere un’istruzione qualificata dovrà acquistarla pagandosi insegnanti, attività aggiuntive, il tempo pieno: scuole per ricchi e scuole per poveri, la scuola pubblica piegata ad una sorta di sistema privatistico.
Quarta conseguenza: la bossiana legge sulla devolution che vuole disintegrare il sistema nazionale dell’istruzione, questa proposta leghista finalizzata a spaccare il Paese, trova alcune anticipazioni nei provvedimenti del Governo, un esempio per tutti: annullare i fondi per l’edilizia scolastica, la cui competenza è oggi interamente di comuni e province, significa condannare le scuole delle zone meno ricche del Paese ad essere collocate in strutture sempre più fatiscenti e precarie non disponendo gli enti locali di risorse per intervenire, significa approfondire drammaticamente un divario già tragico tra zone ricche e zone povere.
Quinta conseguenza: rischio di dequalificazione del personale docente dovuta ai tagli drastici ai fondi per l’autoaggiornamento, alla situazione di precarietà lavorativa in cui vengono mantenuti decina di migliaia di insegnanti precari, alla adozione di forme di reclutamento che prescindono dal merito e dalla professionalità.
Mi fermo qui anche se l’elenco potrebbe continuare.Finanziamenti alle scuole private

Non posso non aggiungere, tuttavia, che contemporaneamente a questi tagli pesantissimi alla scuola, il governo di centrodestra stanziava 90 milioni di euro in tre anni per coloro che frequentano la scuola privata e condivideva ed avallava il "buono scuola" della Regione Lombardia di Formigoni. Consentitemi, sono lombardo, di spendere due parole su quest’ultimo punto.
Mi riferisco all’anno 2001. Per il "buono scuola" allora la Regione Lombardia ha stanziato 60 miliardi di vecchie lire, essi sono andati tutti a circa 45.000 famiglie i cui figli frequentavano la scuola privata, il limite di reddito per avere diritto al "buono" era di 240 milioni annui. Nulla è andato ai 900.000 studenti lombardi che frequentano la scuola pubblica per i quali Formigoni nello stesso anno ha stanziato 12 miliardi per il diritto allo studio. In Lombardia il centrosinistra compatto si è schierato contro questa legge che sull’altare di una concezione privatistica della scuola sacrifica i più elementari principi di giustizia ed equità sociale costituizionalmente sanciti. Anche l’allora governo di centrosinistra avanzò ricorso alla Corte costituzionale avverso il provvedimento lombardo: La Moratti ritirò subito quel ricorso, avallando e condividendo la scelta del "buono scuola" lombardo che fu seguito subito da quello veneto e da quello ligure.Destrutturazione della scuola pubblica – meno scuola a tutti

La legge Moratti che sta per essere approvata dalla maggioranza di centrodestra, i provvedimenti assunti sino ad oggi in tema di politica scolastica,sembrano dunque convergere verso un unico obiettivo: quello di destrutturate la scuola pubblica, quella scuola che in occasione della inaugurazione dell’anno scolastico il Presidente Ciampi ebbe a definire come istituzione insostituibile, nel passato, nel presente e nel futuro, per il progresso, lo sviluppo, la democrazia nel nostro Paese. E destrutturare questa scuola, indirizzarla a forme privatistiche, contribuire alla sua dequalificazione anziché alla sua riforma, significa un esito ben preciso: dare meno scuola a tutti.
L’esatto opposto dell’obiettivo su cui hanno sempre concordato le forze del centrosinistra: dare più scuola e più qualificata a tutti. Un obiettivo che il centrosinistra ha cercato di perseguire con un progetto riformatore non esente da incertezze, contraddizioni, difetti ed anche seri errori (che tutti vanno indagati ed analizzati con grande attenzione ai fini della elaborazione di un nuovo progetto complessivo) e che comunque ha consentito di realizzare scelte chiaramente indirizzate a quell’obiettivo. Ne cito solo alcune. Il centrosinistra ha elevato l’obbligo scolastico, il centrodestra l’ha addirittura cancellato; il centrosinistra si è opposto a scelte privatistiche come quella del "buono scuola", il centrodestra l’ha avallato, incentivato, e condiviso fino a farlo proprio; il centrosinistra ha riformato l’esame di maturità, la destra l’ha subito controriformato; il centrosinistra ha reso disponibili 3000 miliardi di vecchie lire in cinque anni per l’edilizia scolastica, il centrodestra ha praticamente azzerato i fondi; il centrosinistra, negli ultimi due anni, ha incrementato la percentuale di spesa per la scuola sul totale della spesa pubblica e sul Pil, il centrodestra ha operato tagli pesantissimi.
Concezioni contrapposte sul ruolo della scuola, concezioni contrapposte sul ruolo della persona che nella società non può essere considerata un suddito, bensì un cittadino consapevole dei propri diritti, protagonista della vita sociale, fattore determinante e insostituibile di democrazia.
E su questioni di principio tanto dirimenti non possono esistere accordi cosiddetti "bipartisan".
Ma quali accordi va proponendo il Ministro? In oltre un anno di discussione del suo progetto di legge al Senato prima alla Camera poi, non ha accettato un solo emendamento, una sola correzione proposta dalle opposizioni. Di più: tramite la "delega" esclude il Parlamento, il Paese dalle modalità di realizzazione della legge stessa attribuendo al Governo potere esclusivo su questioni decisive per il futuro della scuola pubblica e del diritto all’istruzione nel nostro Paese. E allora l’appello a collaborare è demagogico e bugiardo come demagogiche e menzognere sono risultate le promesse di un Ministro che un anno fa si impegnava a stanziare 20.000 miliardi di lire per la scuola ed ora ne taglia 6000; che un anno fa proclamava l’immissione in ruolo di decine di migliaia di persone che ora vengono vergognosamente mantenute nella precarietà.

Con la scuola è in gioco il futuro di progresso e democrazia della società

Carissimi compagni e amici,
la posta in gioco è altissima, è il futuro della scuola italiana e, con essa, il futuro del progresso economico, sociale e civile del nostro Paese, della stessa democrazia.
Su di noi, sull’Ulivo, sull’intero centrosinistra, su tutte le forze di progresso, sulle forze sociali, sui movimenti presenti nella società civile, incombe la responsabilità immensa di salvare e nel contempo riqualificare questa nostra scuola pubblica. Non è un compito facile soprattutto in presenza di un governo che si pone l’obiettivo esattamente opposto e in presenza della imminente approvazione di una legge oscurantista e restauratrice. Si può, bisogna provare ed è possibile vincere.
Lo dobbiamo fare con la piena consapevolezza che nella scuola, come nel Paese, quello del diritto all’istruzione non è ancora percepito come tema centrale di battaglia politica. Lo dobbiamo fare con la disincantata consapevolezza che nello stesso mondo della scuola il livello di conoscenza e di coscienza della gravità della situazione è troppo poco diffuso mentre sono presenti fenomeni sicuramente non marginali di indifferenza, scoraggiamento, rassegnazione. Lo dobbiamo fare consapevoli di dover colmare anche un vuoto di fiducia che negli anni passati abbiamo lasciato nel mondo della scuola.

Costruire un forte movimento di opposizione e proposta

Con tutte queste realistiche consapevolezze è necessario lavorare per creare un movimento forte, esteso, di opposizione e di proposta che, partendo dalle scuole, si allarghi all’intera società.
Per quanto riguarda il livello parlamentare abbiamo condotto fino ad oggi, e da parecchi mesi a questa parte, una forte battaglia di opposizione, scontrandoci con la realtà delle maggioranze numeriche schiaccianti del centrodestra.
Avverso a questa legge esistono anche due ricorsi di costituzionalità avanzati dalla CGIL scuola la quale, inoltre, insieme ad associazioni e movimenti, sta organizzando una grande manifestazione nazionale sulla scuola per il prossimo 12 aprile. Si tratta di una scadenza straordinariamente importante al fine di riproporre la centralità della scuola nella lotta politica e sociale.
Un compito, quest’ultimo, di cui l’Ulivo e le forze politiche di opposizione devono farsi carico con la massima urgenza.Obbligo all’istruzione a 16 anni

Dobbiamo farlo riproponendo con forza alcuni grandi obiettivi di cambiamento.
L’obiettivo dell’obbligo all’istruzione fino a 16 anni perché nella società attuale chi "non va a scuola" almeno fino a quell’età ben difficilmente può acquisire conoscenze, capacità, il livello culturale minimo indispensabile per esercitare i fondamentali diritti di cittadinanza. Un obbligo fino a 16 anni che deve collocarsi nel contesto dell’obbligo formativo fino a 18-19 anni, dell’unicità e unitarietà del ciclo di base, nel contesto di una riforma dei saperi e dei curricoli che miri in primo luogo alla formazione delle capacità critiche, nel contesto di un rapporto continuo e di un interscambio costante tra scuola, mondo della cultura, mondo del lavoro, fra scuola e società.Formazione e istruzione per tutto l’arco della vita

Dobbiamo condurre e vincere questa battaglia riproponendo l’altro grande obiettivo che determina la realizzazione del diritto all’istruzione per tutti: quello della formazione continua e dell’istruzione per tutto l’arco della vita. Sappiamo che oggi in Italia ben quindici milioni di persone hanno la sola licenza elementare, sedici milioni e mezzo quella media mentre sei milioni e mezzo sono considerati analfabeti o semianalfabeti. La somma fa trentotto milioni di persone. A ciò si aggiungono i fenomeni di analfabetismo di ritorno che, in una società in continua e rapidissima evoluzione come la nostra, tendono a manifestarsi sempre più diffusamente.
Ebbene, di fronte a questa vera e propria situazione di emergenza sociale la controriforma della Moratti quasi dimentica l’istruzione per tutto l’arco della vita.
Dobbiamo condurre e vincere questa battaglia riproponendo alcuni obiettivi concreti "vecchi" ma più che mai nuovi quali la gratuità completa ed effettiva della scuola dell’obbligo (ad iniziare dai libri di testo) il tempo pieno generalizzato nella scuola elementare, un grande piano nazionale per l’edilizia scolastica… Durante la discussione della legge Moratti in Senato abbiamo avanzato proposte concrete per il reperimento delle risorse finalizzate a questi interventi. Fra le altre abbiamo proposto di cancella re la famigerata legge berlusconiana che ha abolito la tassa sulle eredità dei ricchissimi. Quella legge regala tra cinquecento e mille miliardi di vecchie lire ogni anno ai redditi miliardari. Si abolisca quella legge vergognosa, si ripristini quella tassa, quel denaro sarebbe sufficiente ad assicurare la gratuità dei libri di testo nella scuola dell’obbligo a tutte le famiglie con redditi inferiori a venti milioni di euro. Poche briciole tolte ai ricchissimi per assicurare il diritto allo studio.

Ripartire dalle scuole

Dobbiamo ripartire dalle scuole che, nella loro autonomia, devono rivendicare il diritto ad essere messe pienamente in grado di dare un’istruzione qualificata a tutti, in nome della Costituzione italiana. Da ogni scuola, dai genitori, dagli insegnanti, dagli studenti deve venire la richiesta di avere strutture adeguate, di rendere continuo ed operante il rapporto nei diversi ordini di scuola iniziando dagli istituti comprensivi, di avere spazi, tempi, strumenti adeguati per instaurare un rapporto con il modo della cultura, del lavoro, con l’intera società.

Gli enti locali e le regioni

Partiamo dagli enti locali, dalla province, dai comuni, dalle regioni, dalle nuove attribuzioni ad esse assegnate. Già oggi enti locali e regioni svolgono un ruolo essenziale ed insostituibile nel determinare la qualità della scuola italiana, un ruolo che in molte situazioni si traduce in stanziamenti equivalenti ad oltre un terzo della spesa totale dello Stato per alunno. Ci sono regioni italiane in cui le Province ed i Comuni spendono mediamente fino a millecinquecento euro annui per studente a fronte dei tremilacinquecento spesi dallo Stato che sono comprensivi del personale. L’intervento degli Enti locali è dunque fattore decisivo per garantire a tutti il diritto di accedere e di restare nella scuola (col finanziamento dei servizi di mensa, trasporti, dei libri di testo) è fattore decisivo nel determinare la qualità della scuola finanziando progetti, rendendo disponibile personale, assicurando la qualità delle strutture edilizie. Le stesse Regioni, con le nuove competenze ad esse attribuite potrebbero svolgere un ruolo molto importante sul tema essenziale della canalizzazione precoce operando scelte che incentivino al proseguimento nel canale dell’istruzione dopo i tredici anni.
Abbiamo un patrimonio, una ricchezza di idee, di progetti, di realizzazioni nella storia e nel presente di tante realtà regionali, comunali e provinciali (a partire dall’Emilia e dalla Toscana ma non solo) che, in un contesto unitario nazionale, hanno saputo e sanno realizzare esempi diffusi e generalizzati di scuole di altissima qualità. E’ anche da questo patrimonio, da questa ricchezza che si deve partire per riaffermare nella concretezza dell’agire e delle realizzazioni politiche concrete il diritto all’istruzione per tutti così come scritto nella Costituzione repubblicana. In questo modo daremo un contributo fondamentale affinchè la generalità della popolazione del nostro Paese si riappropri pienamente e consapevolmente del principio costituzionale del diritto all’istruzione per tutti.
E’ anche partendo da qui che riusciremo a far capire al genitore, al milione di genitori i cui figli escono dalla scuola media con la qualifica di sufficiente che la Moratti, consentendo al loro figlio di indirizzarsi subito alla formazione professionale non gli fa un favore ma lo condanna ad un futuro di subalternità, ad un lavoro dequalificato, peggio, al non lavoro, perché nega a quei ragazzi il livello di istruzione e competenze generali oggi indispensabile in una società mille volte più complessa di ieri, in continua evoluzione,dove lavori e professioni mutano continuamente.
E’ partendo da qui che riusciremo a far capire ai genitori cui la Moratti concede la possibilità di iscr
ivere i propri figli in anticipo alla scuola elementare che questo non avvantaggia bensì danneggia i loro figli collocando bambini di età diverse (con oltre un anno di differenza di età) nelle stesse classi, o, peggio, differenziando le classi producendo così situazioni di disadattamento o discriminazione estremamente dannose per uno sviluppo equilibrato dei bambini; che li danneggia costringendoli prematuramente ad apprendimenti per i quali, nella generalità dei casi, non possiedono ancora le abilità necessarie.

La scuola come luogo di pratica concreta di grandi idealità e valori democratici, sociali, civili

E infine dobbiamo fare della scuola un luogo di pratica concreta di grandi idealità democratiche, sociali, civili.
Quella della socialità, della solidarietà, della multiculturalità.
Quella della libertà di insegnamento che si vuole annullare anzitutto in una delle espressioni che la caratterizzano: la scelta dei libri di testo. Ripetutamente, a diversi livelli, da quello regionale con la famigerata delibera Storace, a livello parlamentare col recente ordine del giorno approvato dalla maggioranza di centrodestra con cui si vorrebbero mettere sotto controllo i libri di testo scolastici da parote di apposite commissioni di nomina politica.
Voglio ricordare che anche nel ventennio il fascismo nominò una commissione composta da fior di intellettuali per la redazione del testo unico di stato nella scuola elementare. Il testo unico fu redatto e adottato in tutte le scuole del Regno, era un inno al Duce e al fascismo, un testo fascista di regime. E’ davvero impressionante vedere quei testi con le copertine che raffigurano baionette e cannoni e inneggiano alla guerra. Certo oggi il fascismo è stato sconfitto, dalla Resistenza, messo al bando dalla Carta costituzionale.
E l’altra grande idea forte che noi oggi dobbiamo portare nella scuola impugnando l’articolo 11 della Costituzione è quella della Pace, una pace che oggi è vitale come l’aria che respiriamo, per noi, per il mondo intero, una pace che mai come oggi è stata minacciata, mai come oggi è stata difesa da popoli e stati di tutto il mondo. La scuola luogo di cultura di pace, luogo di socialità e multiculturalità, luogo di libertà di insegnamento e di diritto di apprendimento, la scuola luogo dove a tutti è riconosciuto il fondamentale diritto ad una istruzione, ad una formazione qualificata.
La scuola di tutti e di ciascuno deve essere questa pratica di democrazia e civiltà, deve essere fucina di questi altissimi valori ed idealità costituzionali ed universali.
E’ così che riusciremo a vincere la battaglia per la scuola di tutti, per il diritto di tutti ad una istruzione qualificata, che riuscire a vincere anche dopo e nonostante l’approvazione della controriforma Moratti, che riusciremo nonostante il governo di centrodetsra, nella consapevolezza che questa battaglia per la scuola è una battaglia che coinvolge l’intera società, è una battaglia per la democrazia, perché senza istruzione per tutti non c’è futuro né di sviluppo né di democrazia.