I comunisti contro Saddam

I comunisti contro Saddam

Ma gli Usa spieghino il loro rapporto con il dittatore

Iacopo Venier

Roma, 13 febbraio 2003

C’è chi in questi giorni ha chiesto di gridare nelle piazze contro Saddam. Nessuna voce potrà essere più decisa di quella dei comunisti. Saddam Hussein è un criminale ed un assassino. Noi lo sappiamo da sempre.
Esisteva in Iraq uno dei più grandi partiti comunisti del mondo arabo e non solo. Questo partito aveva partecipato alla rivoluzione nazionale contro il colonialismo e la monarchia. Era una grande forza che dava voce all’Iraq democratico e laico. Questa forza è stata annientata da Saddam. I comunisti iracheni oggi o sono morti, o sono scomparsi o vivono in esilio. Saddam li ha sterminati con metodo e costanza come ha fatto uccidere tutti coloro che gli si opponevano. Ha usato le armi chimiche contro i curdi e per colpirli meglio si è alleato con la Turchia e l’Iran.

Nessuno più dei comunisti griderà quindi nelle piazze il disprezzo per Saddam.
Alcune di queste drammatiche vicende vengono oggi utilizzate dagli USA per giustificare la guerra preventiva contro l’Iraq.
Non una parola però per spiegare perché per decenni gli americani avevano fornito a Saddam (che come Bin Laden è stato al soldo della CIA quando stava esule in Egitto) armi di distruzione di massa e non, del perché lo hanno dipinto come paladino dell’occidente contro l’Islam, non una autocritica per la vergogna di aver sempre approvando le sue stragi.
La realtà è che Saddam allora come oggi è sempre stato funzionale al disegno di dominio americano. Saddam ha condotto l’Iraq alla rovina con la complicità degli USA. Ha aggredito l’Iran su mandato degli USA provocando un milione di morti e, vista l’abilità di questi apprendisti stregoni, ha rafforzato la teocrazia di Komehini consentendole di ammazzare tutti gli oppositori (tra cui ovviamente i comunisti che non fa mai male).
Ha attaccato il Kuwait quale risarcimento di quella guerra ed ha così fornito il pretesto agli USA di piazzare le loro basi nel Golfo ed in Arabia Saudita.
Oggi, grazie a questa immensa mistificazione, gli USA utilizzano ancora una volta il loro amico Saddam per stabilire il loro definitivo dominio sul petrolio e così colpiscono non solo il mondo arabo ma tutti i loro competitori globali a partire dall’Europa, dalla Russia e dalla Cina.
Se davvero si volesse colpire questo dittatore bisognerebbe immediatamente abolire l’embargo che affama la popolazione e rafforza il regime, bisognerebbe sostenere l’opposizione democratica (e non gli affaristi lacchè) bisognerebbe impedire che egli si possa presentare al proprio popolo come il simbolo dell’indipendenza nazionale ed al mondo arabo come argine allo strapotere occidentale.
Ma ancora una volta questo non è il problema.
Ed aspettiamo ora il turno dei vecchi amici in Arabia Saudita.